Scrittori di aforismi su Twitter, Guido Fruscoloni

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a Guido Fruscoloni. Guido è nato a Grosseto nel 1980 e vive attualmente nella quiete di un paesino sul Chianti . Programmatore e grafico web autodidatta sin da giovanissimo, per un periodo sembra essere la sua strada, poi fonda e gestisce una ditta di abbigliamento di cui è al contempo amministratore e direttore artistico. In seguito abbandona il settore della moda per intraprendere la carriera sanitaria. Nel 2011 viene pubblicato il suo primo romanzo, Potenziali Evocati. Nel frattempo dipinge e scolpisce, ma tutto con estrema riservatezza. Solo la scrittura, forse anche per merito di Twitter, ha trovato una via di fuga verso la condivisione.

Guido è iscritto dal 2010 con l’ account @guidofruscoloni, ma inizia a scrivere solo un anno e mezzo dopo. A proposito della sua “twitgenesi” l’autore scrive: “Quando ancora non conoscevo Twitter, odiavo gli aforismi, non avevo mai letto una poesia e avevo provato a scriverne soltanto una. Ho invece sempre letto molti romanzi e scritto pensieri , piu o meno lunghi, ma senza l’ angoscia del limite dei caratteri. Twitter è bell’esercizio di stile. Frustrante a volte fare le capriole su un sinonimo, che però non rende abbastanza, che toglie il senso, che artefà troppo un pensiero nato per essere espresso cosi come pensato, senza strategia. Però una volta qualcuno ha scritto: ‘Se esiste un modo più breve per dire la stessa cosa, quello è anche il più giusto’. E mi sono subito trovato d’accordo con quell’aforisma. . .
Forse perché l’ ho scritto io .
E guardate che non è affatto scontato trovarsi d’ accordo con se stessi . ;)”.

Guido_fruscoloni_a.jpg

Nei suoi tweet @guidofruscoloni pratica con grande padronanza e talento i modelli classici dell’aforisma: la massima in primis, poi il calembour (“E’ relativamente semplice scrivere una cosa breve, sensata. Ma una cosa breve, che magari abbia un’eco sillabica, che riporti a un doppio senso, comunque logico, senza scadere nel ridicolo, è più complicato di quanto non sembri”), l’aforisma poetico, la micronarrazione e ovviamente la battuta satirica. Con i suoi tweet l’autore illumina il rovescio delle cose, il loro volto solo in apparenza nascosto mostrandone i paradossi e anche le ipocrisie. Tra gli argomenti in primo piano c’è l’amore per la sua donna, la relazione tra le parole e le cose, i vizi e le virtù delle persone con un senso diffuso di stupore e di sorpresa che rende i suoi tweet particolarmente freschi ed efficaci. Davvero originali sono anche i tweet sul hashtag #parolecheamo, dove da una etimologia, con le sue preziose e rivelatorie ambiguità, l’autore riesce a trarre delle riflessioni filosofiche molto particolari.

Presento una selezione di tweet di @guidofruscoloni apparsi nell’ultimo anno:

**

@guidofruscoloni, tweet scelti

Quei momenti in cui non ti va di parlare, di leggere, di scrivere. Ti va di non esserci. Perché forse l’errore è provare ad esserci sempre.

E poi ci sono persone che anche se ritornano, per me, restano quelle che se ne sono andate.

Per te il coraggio è sorridere mentre mi dici: ho paura. Per me la paura è sorriderti mentre penso: anch’io.

E per avere in pugno la mia vita a me basta stringere la tua mano

Vorrei l’ego della sfera. Se la guardi di fronte sembra un cerchio, non noti il suo spessore. Ma ce l’ha, e non lo millanta. Come i saggi.

Da piccolo fissavo il soffitto. Poi un giorno ci ho incollato alcune stelle fosforescenti. Perché un limite abbellito, è già mezzo superato.

Le questioni di principio, sono il principio della fine.

Le lacrime contengono encefaline, ormoni antidolorifici naturali. Estremo tentativo del corpo, di curare un dolore che spesso non è fisico.

I muscoli più piccoli del corpo umano, sono nelle orecchie. Per questo dobbiamo allenarci molto per imparare ad ascoltare.

La lingua è l’unico organo sul quale le cicatrici scompaiono. Le cicatrici inferte dalla lingua al contrario, lasciano segni indelebili.

BRamarti, è amarti, col BRivido.

Menti a contatto. Per vedersi meglio.

e la meta da raggiungere,
è la metà da aggiungere.

È impossibile farsi il solletico da soli. La scienza ci dà l’ennesima conferma che per ridere si deve essere almeno in due.

Mi piace strapparti sorrisi, perché in quegli strappi ci rimane sempre attaccato un po’ d’amore.

Pupilla
dal latino [pupìlla] che significa bambina, bambino. Infatti, gli occhi sono l’unico organo che non cresce. È lo spazio attraverso il quale è possibile vedere il bambino, dentro l’adulto.

Troppa libertà rende cattivi.
Troppo spazio rende esigenti.
È l’agorafobia dei sentimenti.
Perché la bellezza ha bisogno dei limiti.

Corrompere
parola composta che deriva dal latino [cor] cuore e [rúptum] rotto. Letteralmente, cuore rotto. È guastare per sempre qualcosa d’importante. Come un cuore. Come la fiducia.

Dovete avere più selfie-control.

Finché non rientri a casa non riesco ad addormentarmi. Perché immaginarti mentre dormo è un sogno, ma saperti accanto a me è magia.

E ora vorrei che i tuoi occhi potessero vedersi mentre mi guardano.

Le emozioni sono mie, ma i diritti d’autore ce l’hai tu.

Che poi mica è un pregio essere coerenti rimanendo sempre uguali al fatto di non essere mai se stessi.

Mi piace che sei disordinata. Lasci luci accese. Le chiavi in frigo. E quando non ci sei è tutto troppo ordinato. Ordinato come un deserto.

La cosa incredibile non è il fatto che tu sia uno spettacolo, ma che sia io ad avere l’unico biglietto

Siamo molto più indifesi ai complimenti che agli attacchi.

Perché ciò che fa paura non è il silenzio, ma la sensazione che stia durando troppo a lungo.

Certe persone sono come un libro brutto. Tante parole che non fanno testo.

Le vie del s’ignora sono infinite.
(aulica versione di sticazzi)

Il fatto è che certi motivi che avrei per odiarti a volte mi sembrano solo altri motivi per amarti.

Più sali, più ti schiaccia il cielo.

La forma d’amore più alta è quella che sopprime se stessa per paura di disturbare.

Chiedere scusa cancella l’errore ma lascia un alone, e fogli cancellati troppe volte, perdono la capacità di essere scritti ancora.

E gli errori più difficili da perdonarsi sono quelli per i quali sta pagando qualcun altro al posto nostro.

Le delusioni sono il contrario, eppure uguali alla stima. Poche persone se le meritano davvero.

Piacersi è appetito, ma innamorarsi è la fame di volersi. E di fame si muore. Di appetito no.

I gesti d’amore più belli non sono quelli perfetti dei film. Sono quelli impacciati, asincroni, che sembrano sbagliati. Ma sembrano solo.

E il brutto non è se tocchi il fondo, ma se galleggi

C’è chi da peso a chi non merita. Chi ne da poco a chi meriterebbe. E poi c’è chi da peso solo alle persone di cui ha bisogno. I peggiori.

Dire a voce alta una verità talmente sconvolgente che non verrà creduta da nessuno. Quello è potere.

A una donna puoi dare cuori. Comprarle quadri e fiori. Ma se poi non gioca a scopa, vuol dire che ti ha dato picche.

Il paradosso quando divido le cose con te è che ottengo sempre un risultato maggiore.

La playlist del mio iPod ha messo una canzone della Pausini a mia insaputa. Scajola mi leggi? Ti capisco, ora.

Quando fai la complicata io lavoro sui tuoi angoli peggiori. Perché amo i rompicapo, e un puzzle si comincia sempre dagli angoli.

A L’Aquila una scuola ricostruita coi fondi del terremoto non ha metà delle fondamenta. Come l’etica e la morale di chi l’ha costruita.

I pettegolezzi fanno diventare grandi le cose piccole e piccole le persone grandi.

Decidere
dal lat. [de-cídere] tagliare via.
Perché a volte sono così le decisioni che rinforzano. Una pulizia di rami secchi. #parolecheamo

Le cicatrici sono i segni che ci descrivono meglio. D’altronde senza quella che abbiamo sulla pancia non saremmo neanche qui.

Le cose importanti sono come le chiavi. Pensi di averle in tasca, ma poi non le trovi. Così rimani chiuso dentro, per non lasciarti aperto.

Quando siamo distanti, ti vivo d’istanti.

Sei una frana. Per questo sei travolgente.

Alcune canzoni le sento talmente mie che quando le ascolta qualcun altro riesco ad esserne addirittura geloso.

Parlare soltanto del più e del meno, moltiplica le possibilità di una divisione.

I complimenti sono la bigiotteria dell’autostima.

Il paradosso dei legami è che in genere sciolgono dei nodi.

Vorrei dirtelo in parole povere. Ma se parlo di te anche le parole si arricchiscono.

I ricordi sono maschere di c’era.

Le parole senza i fatti sono come questo tramonto d’inverno. Colore, senza calore.

Le parole si lasciano usare da tutti, ed hanno un prezzo. Potresti dirle puttane, ma in realtà solo se sai amarle riesci a farci l’amore.

E se vado in pezzi, almeno spero di non perdere te. Il pezzo centrale. Che dà ai frammenti sparsi, la possibilità di tornare un insieme.

“I parlamentari si facevano rimborsare anche i 50 centesimi dei bagni pubblici.” Pure quando li mandiamo a cagare ci vanno a spese nostre.

Ogni temporale è un piccolo evento. Lo guardo col naso alla finestra e l’alito disegna immagini di Rorschach sul vetro. Va bene così, forse.

E il modo più cattivo per andarsene è restare senza esserci più davvero.

Il mondo finirà per sovrannumero di spallucce.

Che poi una cosa intelligente la diciamo o la facciamo tutti. È mantenere un certo standard che fa la differenza.

Che un rapporto non è fatto solo di promesse e grandi parole. È fatto anche di tutto quell’inutile che quando manca, manca tutto.

Il bene è tenersi per mano.
Il male è non poterne più fare a meno.

È che le notti senza di te non passano. Neanche per sogno.

E non è che prendo tutto sul serio. Prendo sul serio chi ha l’abitudine di prendere tutto alla leggera.

Il posto giusto non è mai un luogo, ma sono le tue persone.

Un attimo còlto è come un fiore reciso. Bello, ma per poco. E forse non cogliere l’attimo permette al tempo di far crescere le continuità.

Preferisco le banalità all’originalità ad ogni costo. Verità cristallizzate che si sono guadagnate l’eterno. Sono sottovalutate le banalità.

Amo le persone profonde ma evito quelle pesanti. Perché una persona pesante affondando si aggrappa al primo che trova.
E lo tira sotto.

Turbolento
da [túrba]caos e [ulèntus]enorme. È il Turbo di un emozione a caldo e il Lento pentirsene. L’ossimoro di un errore. #parolecheamo

Calma. Dal lat. [càleo] ardere. I latini dicevano che il caldo calmo, preannuncia tempesta. Attenti ai calmi. Ardono dentro. #parolecheamo
E io magari non saprò essere sempre maturo, come i bambini, ma so essere sempre onesto. Come i bambini.

Auto due a due come scarpe spaiate. Lampioni inchinati irradiano nostalgie e mettono un filtro seppia alla strada. E la notte sembra antica.

La qualità non la fa il supporto. Se dentro sei a bassa definizione è inutile avere gli addominali in 3D.

I ricordi sono quello sport estremo che fai senza protezioni e ad occhi chiusi. Inutile stupirsi poi che ci si faccia male.

Penso a quelle parole dette tanto per dire. Dove il significato non conta più di tanto. Conta riempire un vuoto nel quale rischi di cadere.

Ho litigato con la malinconia perché è gelosa. Dice che da quando sto con te la trascuro.

Il numero perfetto non è tre. Non è due. È uno. Perché a noi basta un solo letto, un solo cuscino e un solo cucchiaino per il gelato.

Dormo a casa dei miei stanotte. Li vedo dormire con la serenità di chi ha fatto tutto bene, incastrando una lunga fila di errori sinceri.

Certe fratture a volte sono indispensabili a percepire che stavamo scorrendo la mano su una realtà piatta.

E io amo le parole. Le singole parole. Ma le parole sole sono come le persone sole. Sole.

Sentirsi troppo forti è un errore. Dobbiamo tutti qualcosa a qualcuno. Anche la bellezza della luna in fondo è schiava di un riflesso.

Walu.
Parola aborigena che descrive il rumore della corteccia staccata dal vento. Una parola col valore di una poesia. #parolecheamo

Alcuni difetti mi identificano così tanto che se mi dessero la possibilità di toglierli ci penserei molto a lungo. E poi forse direi di no.

Lenzuola, pelle nuda, tatuaggi. Un contatto col piede, tanto per dire “ci sei?”. Ci sono. E le palpebre calano a sipario sui problemi.

Presente.
dal lat.[præsum] mettere innanzi. Presentare un dono. Perché per fare un bel regalo a volte, basta essere presenti. #parolecheamo
Figlio
dalla radice greca [phy] che ha il senso di “far essere”. È ciò che fa ti fa diventare, finalmente credo, un uomo. #parolecheamo

A certe persone non puoi fargli augurio peggiore, che avere a che fare con persone come loro.

Alcune cose si guastano se le spieghi. È il fascino dell’intuizione. Una battuta spiegata che non fa più ridere. Un perché dopo un ti amo.

Innamorato: cioè, in amore.
Amore dal lat. [a-mors] senza morte. L’innamorato è colui che è senza morte. Un immortale. E fanculo ai Maya.

I rapporti sono contusioni. Alcuni ti segnano per sempre, come cicatrici. Altri sono solo lividi. E passano in fretta.

Il ricordo batte dove la mente vuole.

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