Intervista ad Anna Antolisei, Presidente del Premio Internazionale per l’aforisma “Torino in Sintesi”

Anna Antolisei vive e lavora a Torino. Esordisce nel giornalismo. Pubblica nel ’94 il libro di narrativa Per troppo amore, per troppo odio (Ed. Teknos). Cura per Fògola Editore la raccolta di sentenze inedite Aforismi URLati (1998) e Aforismi URLati 2 (2001), per LietoColle Libri la terza antologia di massime contemporanee L’Albero degli Aforismi (2005).Nel 2003 esce sulla Grande Rete la sua opera ipertestuale Voce del Verbo Vivere. Nel 2004 il poemetto dal titolo Il Muro (LietoColle Libri) e, poco più tardi, le sillogi poetiche “Sono solo impressioni” (Genesi Editore) e “Dialoghi dell’Es” (Wunderkammer). Pubblica poi con Fògola Editore i romanzi gialli “L’altra faccia della luna (2004), “A mani nude” (2006) e “Madre indomita” nel 2008.

E’ Curatrice dal 2006 della collana di narrativa “Et Nunc Imprimatur” per LietoColle Libri.

E’ presidente del Premio Internazionale per l’Aforisma “Torino in Sintesi”, nonché vice-presidente del Premio Internazionale di Poesia “Rodolfo Valentino – Sogni ad occhi aperti“.

 Anna Antolisei ha gentilmente risposto ad alcune mie domande sul Premio internazionale per l’Aforisma Torino in Sintesi (tra pochi giorni, qui a Torino, è prevista la cerimonia di premiazione), parlando altresì della sua passione per la scrittura aforistica.  Ecco il testo completo dell’intervista:

 

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Come è nata l’idea di istituire il Premio internazionale per l’aforisma Torino in Sintesi?

L’idea è balzata fuori parlando tra amici scrittori, paradossalmente, dell’eccesso di premi letterari che vanta l’Italia. Ne mancava uno solo, quello dedicato alla ‘scrittura breve’: l’aforisma italiano, in sostanza, non aveva alcuna risonanza a livello nazionale e internazionale, salvo che in subordine alla poesia in concorsi per lo più dilettanteschi. Essendo tutti estimatori del genere, abbiamo ritenuto che occorresse ovviare ad una lacuna davvero grave sotto il profilo della valorizzazione e della diffusione di un antico, grande stile letterario. Così è partita una sorta di “joint venture” culturale, nella quale molti aforisti e appassionati della massimazione si sono uniti per dare vita al comitato fondatore del premio. E’ un comitato eterogeneo quanto lo è l’aforisma stesso: tra noi ci sono poeti, narratori, saggisti, critici, accademici: tutti uniti nello stesso sforzo di ridare spazio e dignità alla massimazione.

Passione, attivismo e buona volontà non bastano: abbiamo anche avuto fortuna nel trovare due forti “istituzioni” che hanno avuto fiducia nel programma e nella nostra capacità di realizzarlo. Cito per primo il Ministero della Cultura, allora retto dall’onorevole Rutelli, che accolse immediatamente e con entusiasmo di patrocinare un così nuovo e specialistico premio. In sede locale, invece, fu ed è a tutt’oggi determinante l’associazione culturale “Il Mondo delle idee”, senza il cui appoggio non esisterebbe il premio stesso. Ci occorreva una casa in cui abitare che fosse aperta, libera, intraprendente, slegata dagli interessi lobbistici del “sistema” cultural-letterario vigente: l’abbiamo trovata grazie alla presidente Chicca Morone, e vi alloggiamo a meraviglia.

Possiamo fare un bilancio alla chiusura della seconda edizione?

Certamente. Relazionerò in dettaglio, assieme a Sandro Montalto il 23 di ottobre, ma delle considerazioni più generiche e non meno interessanti si possono già fare. Intanto noi membri della Giuria siamo rimasti sorpresi dell’innalzamento qualitativo del materiale in concorso, sia per ciò che concerne gli editi, sia per gl’inediti. Poi abbiamo constatato un interesse crescente nella fascia degli autori “under 30”, a dimostrazione che è del tutto falso il luogo comune secondo cui ai giovani non interessa affatto l’aforisma. In ultimo, c’è stato un riscontro mediatico attorno a questa seconda edizione 2010 assai al di sopra delle aspettative.

Tutto, insomma, è andato nella direzione di una vistosa e positiva conferma: un premio come il “Torino in Sintesi” occorreva davvero.

Nella valutazione della Giuria quali sono le caratteristiche che rendono “eccellente” un testo aforistico?

Le giurie sono pluricomposite proprio perché devono guardare da diverse angolazioni al materiale aforistico che viene proposto. Dei criteri di valutazione uguali per tutti, però, ci sono e noi abbiamo badato in primo luogo a che le sillogi fossero valide nella loro completezza, privilegiando la qualità d’insieme al singolo o raro guizzo di genio. Si sono tenute in gran conto anche la purezza e la proprietà dello stile espressivo, l’originalità dei temi e la profondità dei contenuti. Regole eterne dalle quali non si può prescindere

Quali difetti, invece, non deve avere un testo aforistico?

Oh, neppure qui gli argomenti mancano. A prescindere dall’ovvia inammissibilità degli errori/orrori sintattici e ortografici che – ahinoi – abbiamo visto abbondare nel materiale del Premio persino in certi editi, sono accolte con scarsa simpatia le sillogi troppo ridondanti ed enfatiche, quelle che mostrano un orientamento di fondo più poetico che prettamente massimatorio, quelle che sconfinano nella pura e semplice “battuta” e via dicendo. In sostanza: l’aforisma in quanto genere letterario a sé stante, per quanto eclettico possa essere, ha delle regole che è d’obbligo rispettare, almeno da parte di chi vuole definirsi un vero aforista.

Quali sono le iniziative previste per il Premio Torino in
Sintesi 2012?

Domanda insidiosa, questa. Il punto è che, grazie allo stimolo offerto da un successo in evidente crescita, anche i nostri traguardi si fanno più ambiziosi. Tutto lascia pensare, quindi, che l’edizione 2012 del “Torino in Sintesi” compirà il grande salto verso un’internazionalità onnicomprensiva. Non credo per presunzione, ci riteniamo pronti ad aprire il premio a tutti gli autori stranieri che vorranno partecipare traducendo in lingua italiana le loro opere. In questo caso, il “Torino in Sintesi” diventerebbe il concorso letterario specialistico più importante d’Europa, e forse non solo del nostro Continente. Immagina quali straordinarie opportunità di dialogo tra diverse culture, di scambio tra diverse esperienze letterarie verrebbe a verificarsi; e quale innalzamento dell’interesse collettivo per il genere della massimazione porterebbe in Italia.

Noi viviamo, in fondo, in un Paese ad alto tasso di provincialismo: se qualcosa di nostro piace all’estero, per una sorta di ‘effetto boomerang’ ha un successo di ritorno anche qui; altrimenti no, o comunque meno. Se immagino quindi le conseguenze positive di una ‘esportazione’ del premio, mi entusiasmo tanto da coltivare addirittura il sogno di una Torino che sia un giorno “capitale europea dell’aforisma”, ma per arrivare così lontano è indispensabile il supporto delle Istituzioni locali. Speriamo non siano sempre affette dalla medesima, di nuovo provinciale miopia che ha portato la Regione Piemonte, nel 2008, a negarci il patrocinio, per giunta gratuito. Motivazione? Non c’interessano i concorsi letterari. Affermavano questo mentre elargivano milioni di euro (nostri!) al Premio Grinzane-Cavour, che si è notoriamente rivelato la peggiore vergogna dell’intero ambiente culturale piemontese. Ma non demordo: il mio sogno sogno, in concreto, è perfettamente realizzabile.

L’aforisma è un generale marginale, l’attenzione dei media e della critica è pressochè inesistente, e anche le grandi case editrici sono poco orientate a pubblicare testi aforistici. Secondo te, oltre al Premio Torino in Sintesi, quali altre iniziative potrebbero essere messe in atto per promuovere questo genere?

In primis, bisogna smetterla con i colti ma sterili bla bla e rimboccarci le maniche. A mio parere deve farlo, nel suo settore, chiunque tenga davvero alla forma concisa, a qualsiasi livello possa operare. Parliamoci chiaro: chi non spende qualcosa di sé, non può pretendere poi di raccogliere grandi risultati. Ciò premesso, occorre catturare l’attenzione dei lettori attraverso più dibattiti, discussioni, presentazioni di sillogi aforistiche; manifestazioni pubbliche, in sostanza, che diano vita e movimento al genere. E’ il solo modo perché il mondo dell’editoria sia più invogliato a pubblicare. Ma se ciascuno, in eterno, demanda ad altri il compito di “fare”, non si caverà mai un ragno dal buco.

Nel 2005 hai pubblicato la raccolta di massime contemporanee dal titolo “L’albero degli aforismi”, la terza in ordine cronologico dopo la raccolta di sentenze inedite “Aforismi URLati” (1998) e “Aforismi URLati 2” (2001). Hai curato presso LietoColle la pubblicazione di alcuni testi aforistici e hai scritto diversi articoli sul genere. Tra l’altro hai anche pubblicato dei romanzi gialli, un poemetto e delle sillogi poetiche. Hai mai pensato di scrivere degli aforismi?

Mai, assolutamente. Ne consumo a decine di migliaia, li colleziono, vado a stanarli ovunque si trovino, ma coniarli mai. Sarà che ho troppa stima del genere per rischiare di essere proprio io a banalizzarlo? Le “affabulatrici” letterarie come me, comunque, non hanno il dono della sintesi: mi limito a coltivare la mia passione andando a caccia di nuovi, geniali aforisti che siano in grado di nutrire il genere attraverso uno sguardo attuale delle problematiche di sempre; che sappiano descrivere in forma sintetica il tempo in cui vivono così come sanno forse farlo, in pari misura, soltanto i grandi maestri della fotografia.

Quali sono gli autori di aforismi che ami di più?

Mi rifiuto, seppure con il massimo garbo, di rispondere. Guardo all’aforisma come ad uno specchio che riflette ogni singolo momento della storia umana con un’immediatezza ed una precisione talvolta sconcertanti; e poiché ogni epoca ha avuto dei rappresentanti sublimi, farei torto a troppi di loro se ne indicassi solo qualcuno. Aggiungo una nota: mi accade sempre più spesso di apprezzare molto alcuni aforisti contemporanei, viventi ed in ottima salute. E’ una conferma, almeno a rigor di logica, che anche il nostro povero “qui ed ora” è assai ben compreso e raffigurato dall’aforisma.

Puoi citarmi degli aforismi che ricordi più di altri?

Certo, potrei, ma nuovamente non lo faccio. Ciascuno di noi si porta appresso il suo vissuto assieme alle sue cicatrici e ai suoi allori conquistati, che sono sempre differenti da quelli altrui. Di conseguenza, se ami particolarmente un aforisma, significa che fa vibrare più di un altro le tue corde interiori, e diventa quindi rivelatore di una tua cicatrice, o di un tuo alloro. Sono restia a citare le mie massime preferite, in sostanza, perché non sia di troppo facile intuizione la mia minima, intima storia. Uso quest’accortezza per lo più istintivamente, forse perché riesco a inquadrare meglio certi aspetti rivelatori di una personalità da qualche aforisma citato, piuttosto che da lunghissime conversazioni fatte, soi-disant, ‘a cuore aperto’.

Quando ti sei avvicinata per la prima volta all’aforisma?

Molto presto, non avevo più di 14 anni, e la passione è nata a seguito di un “trauma” difficile da scordare. Persi un prezioso, introvabile volume di massime che mi era stato prestato con mille raccomandazioni di averne cura: fu tale la mortificazione che girai per settimane, in motorino, tutte le librerie della città per trovarne un’altra copia, facendo così la conoscenza di mille differenti pubblicazioni, di altre sillogi, di altri autori. La figuraccia non riuscii a rimediarla, ma nacque da questo incidente un amore per la massimazione che si sta rivelando imperituro.

Qual è il rapporto tra l’aforisma e Internet? Secondo te Internet sta favorendo o sta danneggiando il genere aforistico?

Danneggiare la massimazione? Mi pare improbabile, anche se è un’ardua impresa far comprendere alle masse internettiane che la “citazione” non s’identifica necessariamente con l’aforisma. Pazienza, è più importante insistere anche sul web perché la cultura aforistica si cementi meglio nella coscienza collettiva e diventi una splendida, appagante abitudine come, e anche più, di qualsiasi altro genere letterario.

Quali consigli daresti a un giovane che volesse scrivere per la prima volta una raccolta di aforismi?

Prima di mettersi su questo cammino deve obbligatoriamente leggere, leggere, leggere. E quando è stanco di leggere, occorre che riprenda a leggere. Nel momento in cui si sente pronto per scrivere, poi, deve ancora leggere. L’aforisma, insomma, ha una storia millenaria che non può essere ignorata o presuntuosamente bypassata. Chiunque senta di avere un talento speciale per la forma breve, a maggior ragione deve coltivarlo, e non c’è modo migliore che studiare i grandi del passato o i grandi contemporanei per comprendere sino in fondo che cosa debba realmente contenere o escludere un aforisma. Non darei altri suggerimenti, ma se mi è consentito parlare da “giudice”, aggiungo che le sillogi dei giovani autori che sono privi dell’umiltà che richiede la lettura in ogni processo di apprendimento, s’identificano al volo: contengono pensierini della sera, frasi da biglietto nel cioccolatino, saccenti banalità ritrite… Sono, insomma, un assoluto disastro. Ergo… Leggete, ragazzi, leggete: accorato appello che rivolgo, un po’ più sommessamente, anche ai meno “ragazzi”.

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