Intervista a Mario Postizzi, vincitore nella sezione “Italiani all’estero” del Premio Torino in Sintesi

Mario Postizzi è il vincitore del Premio Torino in Sintesi 2010, nella sezione “italiani all’estero” con la raccolta di aforismi “Hommelettes” (Nino Aragno Editore, 2007) che ha ottenuto altresì il maggior punteggio assoluto del premio.

Mario Postizzi, titolare di un importante studio legale a Lugano, è stato uno dei primi autori italiani di aforismi su cui ho scritto nel mio blog. Nell’articolo che si intitolava Les Hommelettes di Mario Postizzi scrivevo che in Postizzi l’arroganza della massima è sempre temperata dal senso di precarietà e fragilità del mondo. Postizzi non ha la pretesa di rivelare chissà quale verità, semmai accenni di piccole verità. “La verità non è mai originale: anzi cambia la pelle come un serpente'” avverte Postizzi che si definisce “scrittore brevilineo”. Così il tono della massima si abbassa, diventa “minimo”, tocca altri tasti tra cui quello della malinconia, mette la “sordina”.

Molto gentilmente Mario Postizzi ha risposto alle mie domande, parlando della sua raccolta Hommelettes, della relazione tra mestiere forense e  scrittura aforistica e di altro ancora. Presento qui di seguito il testo dell’intervista, ringraziando Mario Postizzi per la sua disponibilità.

 
Testo dell’intervista
 
Complimenti per aver vinto il “Premio Torino in sintesi” nella sezione italiani all’estero con l’opera Hommelettes e per aver altresì ottenuto il punteggio più alto tra tutti i concorrenti in gara. Se lo aspettava?

Ho saputo per caso di aver vinto il “Premio Torino in sintesi”. Non me l’aspettavo. Non avevo mai partecipato ad alcun concorso nemmeno nell’ambito professionale. Ho deciso di inviare Hommelettes principalmente per due ragioni. In primo luogo, mi sta simpatica Torino per tutta una serie di ragioni. Secondariamente, sono consapevole della difficoltà in cui si dibatte lo scrittore di aforismi. È zona marginale, per non dire dispersa nell’ampio orizzonte letterario. Attraverso “Torino in sintesi”, aumenta la prospettiva di attirare l’attenzione verso il genere aforistico e si rende possibile una fuga degli inediti dal cassetto.

Hommelettes è un titolo curioso. Ci può dire che cosa significa?

Un libro di aforismi deve catturare l’occhio e lo spirito del lettore. La scelta del titolo è importante. Con il termine Hommelettes, come d’altronde ricordo nel primo aforisma del libro, ho prodotto un gioco di parole, un calembour. Volevo manifestare qualche frittata dell’uomo “cucinata” con la lama del coltello. Alternativamente, avevo pensato all’inglese Homeless, che significa senza casa o senza tetto.

Lei è titolare di un importante studio legale a Lugano. Come è arrivato all’aforisma e qual è il suo rapporto con la scrittura aforistica?

Volendo andare alle origini, potrei dire che ho sempre avuto un po’ nel sangue la battuta o le descrizione ironiche. La professione è stata importante per riuscire a cogliere i punti centrali di vari problemi o drammi esistenziali. Inoltre, l’attività di avvocato richiede particolare rigore verso i concetti e verso le rappresentazioni. A prima vista, per un dilettante è più facile pensare all’aforisma rispetto ad altre forme letterarie, anche se molti hanno nel cassetto larve di poesie o abbozzi di racconto.

Una sua definizione di aforisma?

L’attività di giurista è costantemente confrontata con il tema della definizione. Le grandi parole, ad esempio la giustizia, la dignità, la libertà e la nozione stessa di diritto sono indefinibili e non si riesce a trovare, fortunatamente, una completa convergenza semantica. Per rispondere alla sua domanda in modo semplice, potrei trovare un aggancio nell’etimologia. Aphorismus vuol dire definizione. Rispondere correttamente alla sua domanda vorrebbe dire fornire una definizione del termine definizione, ciò che non mi sembra il caso. Mi piace semplicemente sottolineare che la definizione è delimitazione. Chi scrive aforismi deve asciugare, assorbire la realtà, trovare l’essenza delle cose. Sempre giocando un po’ con i termini, questa volta con la finale “isma”, se mancasse questa tensione verso la concentrazione e la contrazione, l’aforisma diventerebbe un aneurisma, vale a dire una pericolosa dilatazione, e persino un cataclisma, ossia una spaventosa inondazione di parole.

C’è un aforisma di Hommelettes a cui è particolarmente legato? Uno di quelli che tiene sempre sulla punta della lingua.

Hommelettes rappresenta una scelta rigorosa e raccolta di pensieri che ho portato sulla carta. Non ho un pensiero che possa prevalere sugli altri. Vorrei soltanto ricordare l’aforisma “La pointe deve colpire, non fare colpo. Sono le battute a cadere nel vuoto con i pantaloni da clown”. In materia aforistica, è centrale la figura della pointe, che dà al pensiero forza, tensione e potenzialità espressive maggiori.

Ci sono aforismi di altri autori a cui è particolarmente legato?

Di getto direi Kafka, Nietzsche, Junger. Ho citato tre autori di lingua tedesca perché quell’idioma permette la costruzione delle parole. Inoltre, negli scrittori tedeschi rilevo ben presente un retroscena o un orizzonte filosofico. Se penso agli scrittori francesi, mi piace Joubert. La mia prima lettura aforistica, nel periodo liceale, mi riconduce a Flaiano.

La grande editoria snobba il genere aforistico, i mass media e gli eventi letterari gli dedicano poco o nessuno spazio. Qual è secondo lei la ragione?

Come ho ricordato l’aforisma sta ai margini della dimensione letteraria, a meno che si stia parlando di grandi scrittori. In un mondo votato alla velocità, almeno a prima vista, questo genere letterario dovrebbe imporsi. Nella realtà, bisognerebbe essere capaci di leggere lentamente il breve testo, dando seguito ad una riflessione ad ampio respiro. L’aforisma non è frammento sconnesso. Nel mio piccolo, con Hommelettes, ho cercato di seguire una linea capace di mettere a fuoco, a volte in modo tragico, a volte con tonalità più scanzonate, elementi essenziali della nostra esistenza.

Quali sono i suoi progetti letterari futuri?

Dopo Hommelettes ho momentaneamente accantonato qualsiasi velleità letteraria. Mi sono impegnato nel campo giuridico. La mia ricerca è orientata principalmente alla relazione tra esperienza giuridica e dimensione filosofica. Come ho accennato, con il richiamo alla giustizia, alla dignità e alla libertà, gli attrezzi del mestiere del giurista sono spesso comuni a quelli del filosofo. La filosofia è una chiave di lettura profonda. Essa favorisce un migliore accesso verso una realtà giuridica, che non si accontenta semplicemente di funzionare. Sono certo che la mia attuale ricerca farà scattare la voglia di nuovi aforismi

Una domanda forse fuori tema, ma neanche tanto visto che Lei ha vinto nella sezione italiani all’estero. Come appare l’Italia vista dal piccolo Canton Ticino?

Se ragiono in termini professionali, dal profilo formale, il premio presenta un vizio. In effetti, ho vinto nella sezione italiani all’estero. La mia nazionalità non è italiana ma svizzera. Spero che nessuno si attiverà per togliermi il riconoscimento di “Premio Torino in sintesi”! Per tornare alla Sua domanda, é una fortuna vivere in una zona di confine. Vi è una particolare possibilità di apertura verso gli altri. Anche sul piano professionale ho contatti diffusi con l’Italia, nazione che non ho trattato molto bene in un aforisma pubblicato su Hommelettes. Se evitiamo un giudizio sul mondo politico, per certi versi incomprensibile, mi piace respirare la vostra cultura, la vostra bellezza, la vostra capacità immediata di creare empatia.

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