Pino Caruso, Appartengo a una generazione che deve ancora nascere

Su Pino Caruso (popolarissimo attore, capace di passare con estrema disinvoltura, e pari efficacia, dal comico al drammatico, considerato dalla critica teatrale tra i più grandi della scena europea) avevo scritto un articolo a proposito del suo libro di aforismi Ho dei pensieri che non condivido edito nel 2009. In questi giorni, nelle edizioni Rai Eri, è uscito un nuovo libro di aforismi dell’autore che si intitola Appartengo a una generazione che deve ancora nascere che, ancora una volta, conferma la brillantezza di contenuti e l’umorismo dell’autore.

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Per Pino Caruso l’umorismo è il sesto dei cinque sensi (“I cinque sensi sono sei. Il sesto è quello dell’umorismo”) ed è l’espressione più alta della conoscenza perché è lo “strumento più serio” per approndire l’essenza delle cose. Ma in Pino Caruso non c’è solo umorismo (un umorismo di cui il genere aforistico italiano è povero, portato più verso l’ironia e il sarcasmo). In lui c’è anche una vena di malinconia e disincanto. Una malinconia e un disincanto che nessun calembour riesce a dissipare, nessun sorriso a incrinare perché c’è nell’autore l’amarezza di far parte di una generazione che “deve ancora nascere” in un mondo – di cui l’Italia è l’emblema – privo di qualsivoglia etica, intelligenza e cultura.

Per Pino Caruso “un libro di aforismi è un saggio che procede per sintesi” ed è anche una delle forme per raccontare la vita i suoi insegnamenti che altrimenti si perderebbero nell’oblio: “La vita si cancella mentre avviene e se nessuno la racconta è come se fosse mai avvenuta”. Come nel precedente libro, anche questo è diviso in due parti: la prima, divisa in 15 capitoli contiene aforismi sui temi più vari con una particolare attenzione per la politica italiana, i libri, la cultura (il tema del taglio dei fondi per la cultura risuona come un grido in tutto il libro), il teatro, l’amata Sicilia, il tempo che scorre. Addirittura c’è un capitoletto particolarissimo (un unicum nella storia dell’aforisma) contro i cosiddetti “divoratori” di carne. La seconda parte del libro contiene invece micro-racconti, riflessioni, ricordi, divagazioni su persone e temi dell’attualità.

Lo stile dell’aforisma di Caruso è breve (raramente supera una riga), tagliente, incline alla verità ma anche al dubbio (“Per amore della verità coltivo il dubbio”) con uno uso molto mirato dell’antitesi e del paradosso che hanno come bersaglio la banalità e i luoghi comuni della nostra epoca. Presento una breve selezione dei migliori aforismi (sono più di 500) tratti da Appartengo a una generazione che deve ancora nascere:

Pino Caruso, Appartengo a una generazione che deve ancora nascere

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In Italia quando qualcosa non funziona, gli cambiamo nome.

La felicità mi fa paura: è come se avesse un secondo fine.

Gli uomini trascorrono la prima metà della loro esistenza sognando il futuro e la seconda rimpiangendo il passato.

Abuso degli amici, perché con i nemici non mi riesce.

Con me ho solo me stesso: a volte, mi sembra poco, a volte troppo.

L’Italia è la culla del diritto. Ecco perché spesso la legge vi si addormenta.

In Italia, stiamo facendo di tutto per distruggere il nostro Paese; ma, essendo maldestri, forse non ci riusciremo.

Ci sembra niente, il silenzio, invece è tutto: c’era prima del mondo e ci sarà anche dopo.

In Italia, abbiamo inventato i socialisti di destra. Presto inventeremo i cattolici atei.

Il ministro dell’economia Tremonti dice: “La cultura non si mangia”. Nemmeno l’aria! Purtroppo senza, si muore.

Il Paese è peggiore dei suoi politici; altrimenti avrebbe altri politici.

In Italia tutti scrivono libri, ma molti non leggono nemmeno il libro che hanno scritto.

Se continua la crisi, il teatro, in Italia, rischia di diventare un luogo dove quattro gatti vanno a sentire quattro cani.

La cultura, in tv, è come la pornografia: trova spazio solo di notte.

Prima dei siciliani, in Sicilia, sono arrivati i fenici, i greci, i romani, gli arabi, i normanni, i francesi, gli spagnoli, persino gli americani… si spera che, alla fine, arrivino anche i siciliani.

Gli spagnoli scrivono Fabricado en España; i francesi Fabriquè en France; i tedeschi Hergestellt in Deutschland; i portoghesi Fabricado em Portugal; gli italiani Made in Italy.

Gli italiani non conoscono la pronuncia dell’inglese, ma compensano il difetto ignorando anche quella dell’italiano.

Festeggiare, a Pasqua, la Resurrezione della Carne con una strage di agnelli è un tragico controsenso!

Mi sono distratto ed eccomi vecchio; un’altra distrazione e sarò morto.

I giovani non si accorgono d’essere giovani e non si godono la gioventù. I vecchi si accorgono di essere vecchi e si rovinano la vecchiaia.

 

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Scrittori di aforismi su Twitter, Alemarsia

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @alemarsia (permalosame). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice che si definisce “di poche parole e di poche persone” scrive: “Abito in Calabria, nella provincia di Reggio Calabria. Ed amo il mare”. E in uno dei suoi tweet più famosi scrive: “Dovremmo avere tutti una vita vista mare”.

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@alemarsia è iscritta su Twitter dal marzo del 2011, “Il mio nick è solo la crasi del mio nome e cognome, e permalosa lo sono davvero. Ho iniziato per curiosità non avendo altro fine che quello di divertirmi” mi scrive l’autrice che in un tweet commenta ironicamente: “Twitter è il social per asociali egocentrici, proprio come me”.

Nei suoi tweet spesso @alemarsia scrive delle massime improntate alla semplicità: sono verità che ci recano una conferma, cose che sentiamo anche noi nello stesso modo, che abbiamo pensato spesso, che sono in contrasto con l’opinione tradizionale dei superficiali e dei qualunquisti che popolano il mondo. Ma @alemarsia sa coniare anche tweet fatti di paradossi, incroci rivelatori, giochi di parole sorprendenti. In questi capitomboli del senso si compie l’iniziazione del lettore alla vera natura delle cose, al di fuori dei logori e consueti schemi mentali: “Nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa. Tranne tuo figlio nel tentativo di toccare le stelle” oppure “Occhi bellissimi in cui perdersi ed occhi bellissimi in cui ritrovarsi. Se coincidono è amore” o “Ho cercato la felicità ma era impegnata a giocare con un bambino a palla. Ho preferito guardarla da lontano”.

Come in molti altri autori al centro delle riflessioni di @alemarsia c’è il rapporto con le persone. Con grande lucidità e con uno stile tagliente come una lama, l’autrice descrive l’incomunicabilità, l’egoismo e il logoramento delle relazioni interpersonali: “Se dici alle persone quello che pensi passi per polemico, quello che senti per sdolcinato, quello che fai per egocentrico. Meglio soli.” o “Ci sono persone che entrano nella tua vita solo per ricordarti di chiudere la porta a chiave più spesso” o “Le persone ti feriscono e lo fanno come se niente fosse. Come se tu fossi niente” o o infine: “C’è chi è la brutta copia di una bella persona”. In un gioco di smascheramento della maschera ipocrita dietro la quale le persone si nascondono, @alemarsia scrive tweet senza ironici e senza pietà come questi: “Scendi dal piedistallo, ti si vedono le mutande”.

In questa visione disincantata, si salvano solo poche persone tra cui i bambini (“Le uniche persone che vale la pena di rincorrere sono i figli, mentre si gioca con loro ad acchiapparella”) e il “tu” della persona amata (“Non voglio darti del ‘tu’, voglio darti del ‘mio'”).

Presento una selezione di tweet di @alemarsia:

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@alemarsia, Tweet scelti

La vera gelosia scatta quando qualcuno fa ridere la persona amata meglio di quanto ci riesca tu.

Nessuno ha il diritto di metterti i piedi in testa.
Tranne tuo figlio nel tentativo di toccare le stelle.

Dovremmo avere tutti una vita vista mare.

Se dici alle persone quello che pensi passi per polemico, quello che senti per sdolcinato, quello che fai per egocentrico.
Meglio soli.

C’è chi spreca parole.
C’è chi spreca persone.

Indossare la vita e tuffarsi nel mare delle possibilità.

Ho cercato la felicità ma era impegnata a giocare con un bambino a palla.
Ho preferito guardarla da lontano.

Occhi bellissimi in cui perdersi ed occhi bellissimi in cui ritrovarsi.
Se coincidono è amore.

Se non sai cogliere l’ironia, piantala.

Non ho paura del tuono.
Ho paura del tuo no.

Non abituare mai le persone alla tua presenza e spera che non si abituino mai alla tua mancanza.

A far viaggi mentali siamo bravi tutti. A disfare i bagagli emozionali non so.

Non voglio darti del ‘tu’, voglio darti del ‘mio’.

Il vero sta bene con tutto.

Inutile imporre la propria presenza a chi non nota la tua assenza. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Emagua

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @emagua_ (l’incompiuto). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Una volta credo di aver scritto: non parlo di me, parlo con me. Senza nessuna arroganza, la mia vita è sovrapponibile a milioni di professionisti laureati, ma ciò che mi sta a cuore è riuscire a parlarmi attraverso quello che scrivo ed imparare a conoscermi attraverso quello che leggo”.

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A proposito di Twitter @emagua_ mi scrive: “Twitter per me è il luogo più vicino a ciò che mi sento di essere. Qui sono esistito due volte. La prima che ho interrotto nel dicembre 2012 con la sensazione di aver concluso in percorso, in serenità; con la voglia di iniziarne un altro sono tornato nel settembre 2013. Il mio account è scarno, asciutto, perché voglio essere un’essenza, senza sovrastrutture, un lusso che nella vita a tre dimensioni difficilmente ci si può concedere” E sulla scelta del suo nick, spiega: “Da neofita privo di ogni velleità creativa all’epoca feci una semplice crasi delle iniziali del mio nome e cognome. Avrei potuto cambiarlo, renderlo più accattivante, ma mi ci sono affezionato, come una piccola cicatrice che impari ad amare perché fa parte di te”.

Come molti scrittori di aforismi, @emagua_ gioca con la lingua e usa capovolgere delle frasi o dei modi di dire per far nascere una verità nuova. Quando le prime parole di un tweet sembrano fare il verso a una normalissima frase fatta che crea attese scontate, ecco che subito dopo si afferma qualcosa di assolutamente imprevedibile: la verità si rivela nell’improvviso impatto di una abitudine mentale con una visione diversa. Così dal modo di dire sui “numeri per farcela” nasce: “Avere tutti i numeri per farcela e scoprire che sono tutti occupati”, dall’espressione “farsi le ossa” si genera: “Ora che mi sono fatto le ossa dove le metto?”, così come dal clichè “urtare i sentimenti” si genera un accostamento imprevedibile: “Chi urta i sentimenti e chi si china per raccoglierli”. Gli esempi sono molti e testimoniano la grande facilità con cui emagua_ conia frasi acute e ironiche con questo procedimento. Degno di menzione è anche l’uso dei calembour (“Congiunture disastrali”, “E così via, di successo insuccesso”, “Sporgo regolare rinuncia”, etc) così come della immagine metaforica (“Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te”, “Ho scordato di nuovo la combinazione per aprire le palpebre”, “Mai posizionarsi nella traiettoria balistica di due incomprensioni). Se è vero che i tweet di emagua sono “una posizione privilegiata per godersi lo spettacolo della logica che si schianta contro l’imprevedibilità di un’emozione”, da questa stessa posizione si può assistere anche allo schianto della logica contro l’imprevedibilità di una immagine o di un pensiero. L’autore ama capovolgere la realtà e gli schemi delle cose, e come scrive in un tweet “Ogni tanto, solo leggendovi al contrario, mi rendo conto che è esattamente quello che avrei scritto io”.

Il divertissement raffinato e paradossale dei tweet di emagua_ non è comunque mai fine a se stesso. Tra i tanti temi toccati risalta il tentativo di esplorazione del tema dell’identità della persona. In emagua_ l’identità non è qualcosa di monolitico, ma il punto di raccordo di innumerevoli contraddizioni, una unità fatta di tante sfaccettature, una forma che cambia continuamente, un qualcosa di “incompiuto” (per ricollegarsi al nickname dell’autore). “Ancora non ho capito chi ero oggi che devo già inventarmi chi essere domani” scrive in un tweet. In questo lavoro di scavo e di esplorazione della propria identità il rischio è di trovare personalità multiple, “Sono convinto che continuando a scavarmi dentro finirò per sbucare dentro qualcun altro”. Dentro questa voragine che è la nostra identità interiore possono nascere conflitti interiori: “Dentro di noi Il problema non sono i conflitti interiori, è capire a quale fazione appartieni” o al contrario improvvise alleanze tra parti apparentemente opposte: “Pensavo di tradire la mia parte sensata assecondando la parte folle, poi ho scoperto che si frequentavano già senza che lo sapessi”. In questo crogiolo che è l’io è molto facile perdersi ” Non riesco più a ritrovare me stesso. – Fatti squillare” ovvero rimanere incastrati tra multipli frammenti di se stesso: “Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te”.

Presento una selezione di tweet di @emagua_ apparsi negli ultimi mesi:

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@emagua_, Tweet scelti

Se non ci capiamo è solo selezione naturale.

Non è prudente usare la solitudine come rifugio se non si conoscono a fondo i suoi labirinti.

Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te.

L’irrazionalità è vedere il mondo capovolto, l’idiozia è mettersi a testa in giù per tornare a vederlo come prima.

Ancora non ho capito chi ero oggi che devo già inventarmi chi essere domani.

E poi c’è invano, per il quale continuo a fare di tutto.

Sono convinto che continuando a scavarmi dentro finirò per sbucare dentro qualcun altro.

– Desidera?
– Una nuova giornata.
– La prende con o senza filosofia?

Confido nella divina coincidenza.

Pensavo di tradire la mia parte sensata assecondando la parte folle, poi ho scoperto che si frequentavano già senza che lo sapessi. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Istintomaximo

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @istintomaximo (istintomaximo). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Voglio confidarvi un segreto: in realtà mi chiamo Massimiliano Conteddu, sono nato a Nuoro nel 1981 e sono cresciuto a Capo Comino, una piccola frazione del comune di Siniscola che si affaccia sulle acque cristalline della costa orientale della Sardegna. Complice anche la lontananza dal paese, ho sviluppato un carattere introverso e una grande passione per la scrittura. Dopo essermi diplomato, sono andato a vivere a Sassari per studiare all’università, dove ho conseguito una per ora inutile laurea in scienze della comunicazione. Adesso mi occupo di un bar insieme a mio fratello e mia sorella, ma il mio amore per la scrittura non si è mai spento e Twitter non ha fatto altro che tenere accesa questa mia grande passione. Conservo alcune bozze nel mio cassetto e il desiderio di pubblicare un romanzo tutto mio, di emozionare con le mie emozioni, si fa sempre più grande”.

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@istintomaximo scrive su Twitter dal ottobre 2011, e a proposito di questo “medium” riflette: “Per me Twitter è l’argine di un fiume in cui stare seduti a guardare l’acqua che scorre; ogni tanto si getta un sassolino, per poi vedere le piccole onde propagarsi senza destabilizzarne il flusso”. E ancora: “Definiscono Twitter in tanti modi: una vetrina, un quaderno per gli appunti, un delizioso piatto per l’ego, un modo come un altro per sentirsi meno soli. Diciamocelo francamente: è tutto questo. Dipende da come uno lo vive, da cosa scrive, da cosa legge e da cosa cerca. C’è chi cerca l’occasione, chi cerca se stesso, chi cerca qualcuno e chi cerca nessuno. E io? Io cerco me. Insieme a voi. Perché non smettiamo mai di trovare, grazie al cielo”. Secondo istintomaximo “Twitter non è tanto una scrittura, ma un ascolto, un “sentire” la sensibilità dell’altro: “Non è che si ha voglia di scrivere. Altrimenti lo si farebbe su un foglio di carta e non qui. Si ha bisogno di essere ascoltati. E sentiti”.

Una delle chiavi di lettura dei tweet di @istintomaximo è proprio il “sentire”, quella sensibilità, che unita all’istinto (“do il meglio di me quando lascio fare all’istinto…”) crea dei tweet inconfondibili. Im questo spazio talora impercettibile tra il pensiero e la parola che è il tweet, nascono delle illuminazioni sorprendenti che fanno luce sulle relazioni tra le persone, con le loro emozioni e le loro paure (e anche “timidezze”, termine che l’autore usa frequentemente), le loro affinità invisibili (“Certe affinità portano all’inferno. Ma il viaggio è paradisiaco”), la loro solitudine (“Le persone molto esigenti le riconosci perché sono quasi sempre sole”), le loro maschere e ciò che esse sono realmente (“La persona giusta non è quella che ti strappa via la maschera, ma quella che ti convince che toglierla sia la cosa più bella del mondo”).

I tweet di @istintomaximo non sono mai scettici e aridi, ma sono un invito ad alleggerire la sofferenza e i mali del mondo (che pure esistono “Mentre noi imprecavamo contro la sveglia, venticinque bambini siriani si addormentavano per sempre”), a scoprire la persona (“Il più potente antidepressivo si trova sul viso e si chiama sorriso”), a ridimensionare certe proporzioni illusorie e certi falsi valori (“Un milione di iPhone 5 prenotati sul sito Vodafone in meno di 12 ore. La crisi c’è, ma dei valori”).

Presento una selezione dei migliori tweet di @istintomaximo apparsi negli ultimi anni:

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@istintomaximo, Tweet scelti

L’intesa mentale fa paura perché di un bel corpo puoi fare a meno, ma di una mente che si incastra con la tua no.

Macché solitudine. Si ha solo bisogno delle persone giuste, quelle che sanno quando lasciarti solo, senza farti sentire mai solo.

Ferire chi ci vuole bene è la più inquietante forma di autolesionismo.

È inutile che dici di aver chiuso un capitolo della tua vita, se poi lasci volontariamente un segnalibro.

Nessun’arma sarà mai più letale delle parole sbagliate pronunciate dalla persona giusta.

Chi è molto severo con se stesso tende a dare una terza possibilità a chi non si meritava neanche la prima.

C’è più determinazione per disintegrare uno sportivo che ha rovinato la sua carriera, che per un politico che rovina la nostra vita.

Auguri alle donne che non possono avere figli, ma che li vorrebbero tanto. Sono splendide mamme anche loro.

La vera affinità se ne fotte dei litigi. Basta un attimo di tregua, ed è un delirio di sensi.

Il cinico è un ex romantico che non l’ha presa bene.

C’è una bella differenza tra un pensiero dolce e uno smielato: il primo esce dal cuore, il secondo dalla mente. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Iparchia

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @iparchia (Serena, forse).

Nella breve nota biografica che mi ha inviato, @iparchia scrive di sé regalandomi uno splendido tweet: “Non chiedere mai chi sono ma vieni a guardare il mare”. E poi aggiunge: “E’ difficile raccontarsi, c’è sempre qualcosa che rimane fluttuante, libero da ogni forma, qualcosa che sembra fatto solo per essere vissuto, dimenticato e poi rivissuto, e c’è sempre qualcosa che si è smarrito prima ancora di averlo incontrato: ‘Tra gli immutabili archetipi celesti. Devo averti perso lì, in una teoria‘. In una vita precedente sono stata un’onda del mare, di quelle che portano a riva sassolini colorati e li custodiscono come fossero smeraldi preziosi, tanto che alla fine tutti li credono realmente tali, compresi gli stessi sassolini. In questa non lo so ancora, aspetto la prossima per capirlo e per farmi regalare un po’ di nostalgia. Ho sempre amato Verona, la città della mia infanzia, dei primi baci rubati e dei mille ideali fatti scivolare sugli ampi marciapiedi di pietra rosa, i suoi ponti e le sue splendide piazze dove noi ragazzi con i pugni alzati fingevamo rabbia, per inventarci un futuro e nasconderne i sogni. Poi all’improvviso, il ritorno alla mia terra d’origine, la Puglia e il suo mare. Così ho visto l’anima bruciata dei muretti a secco che profumavano di mandorli, l’aria barocca e serena degli ulivi e ho visto distese di spiagge negate, ho visto il mio sud, ed è stato amore a prima vista, totale, fisico, da togliere il fiato”. A proposito del suo nome, l’autrice commenta: “Mi chiedono spesso perché “Iparchia”. Per l’amore per la filosofia, credo, o perché Ipparchia sapeva amare nell’unico modo possibile e assoluto, o semplicemente perché era una donna libera. Io ho una vita più semplice di Ipparchia e mi basta una sola P”.”

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@iparchia è su Twitter dal dicembre 2010. “Sono sbarcata su Twitter per curiosità, (ne avevo sentito parlare da un amico), ed ero convinta che mi sarei annoiata molto presto, invece mi sono fatta conquistare immediatamente dalle parole che lo popolavano e dalla vita che intravedevo nella loro costruzione, un ponte che sembrava coprire le distanze silenziose tra anonime biografie. Ma Twitter è anche divertimento, informazione, relazioni, sogni di sogni, metafore di vita, istantanee di un quotidiano sempre contemporaneo, e a me piace lasciarmi trasportare da questo ordinato disordine. E’ come aprire il mondo e leggerlo d’un fiato. Ma la cosa che più mi affascina è quel suono inconfondibile, quel linguaggio primitivo che c’è in ciascuno di noi, ed è questo che cerco e ascolto sempre con grande attenzione, al di là di qualsiasi comprensione. Questi credo siano i motivi per cui leggo, perché scrivo non lo so ancora. Forse per provare a dare un ordine a tutta questa moltitudine che mi abita e a tutti questi frammenti a cui appartengo, sempre un po’ sparsi, sempre più dispersi. Un modo faticoso per capire ciò che non sono.O forse perché le cose finiscono e se non si scrivono finiscono e basta. Non lo so, troppo complesso, l’unica cosa che so è che quando sento questa frantumazione affiorare in superficie come un’infinita conversazione, posso solo scrivere, e sorridere”.

Leggerezza, sensibilità, spiritualità, emozione, poesia, un po’ di follia, i colori del mare, la luce, il vento. C’è tutto questo nella scrittura di @iparchia e anche altro. In molti suoi tweet c’è questa gestualità dell’aprire la finestra (una finestra del sud), e guardare oltre (“Mi è sempre piaciuto sedermi a questa finestra, le ginocchia tra le braccia, a guardare…”). Ci sono tetti, terrazzi, balconi ingombri di sole “e limoni che il mare sai sempre dov’è”. C’è soprattutto l’amore (“Se rileggo ciò che scrivo, cosa che faccio quasi sempre d’istinto, mi stupisco ogni volta di quanto sia presente la parola amore, come se ce ne fosse troppo e mi traboccasse da ogni parte e nello stesso tempo come se non ne avessi mai abbastanza, come fosse una volenterosa impotenza che mi accompagna”). Ma oltre la finestra c’è anche l’anima delle cose e delle persone e ci sono persino gli dei (“Le lune, i principi e gli dei sono sempre oltre l’albero più lontano, quello che non riusciamo mai a mettere a fuoco”).

Davanti a questa finestra (reale e simbolica) si instaura un dialogo a due, tra @iparchia e la realtà (“Ed è così che inizia il mio dialogo a due, tra me e la realtà”) dove l’autrice riesce a mettere a fuoco, con una rara sensibilità pensieri, emozioni, sogni, vissuti, ricordi, ma anche assenze, nostalgie e mancanze (il tema dell’amore ne è il filo conduttore). Talora a questo fitto dialogo con la realtà si sostituisce l’indicibile (“Vorrei il dono della parola per mediare le mie emozioni, per tradurne i pensieri, e invece sorrido ai tetti e guardo il mare, là in fondo”).

Presento una selezione di tweet (come un’altra autrice di Twitter, @egyzia, anche @iparchia inframezza i suoi tweet con delle bellissime foto del mare e della sua terra. Sono assolutamente imperdibili):

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@iparchia, Tweet scelti

Tranquilli, le donne intelligenti sanno fare sesso come quelle stupide, e dopo non dovete nemmeno far finta di amarle.

In un mondo dove tutti hanno la verità in tasca, io trovo solo vecchi scontrini sgualciti a ricordarmi che i miei conti li ho sempre pagati.

Mi piacciono le donne che ridono anche quando vorrebbero piangere, e gli uomini che fingono di non capire mentre le amano un po’ di più.

L’insostenibile leggerezza del può essere.

Alcune persone ti riempiono la vita, altre lo sono.

È facile essere se stessi, il difficile è scegliere quale.

C’è un luogo della mia mente dove non oso andare, ti ho nascosto lì.

Avremmo potuto far finta di tutto.

Mi mancano sempre più spesso le parole.
Le tue.

Invece io preferisco gli uomini che fanno ridere prima. Dopo, meglio una sigaretta e un po’ di nostalgia. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, IlReQuieto

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @IlReQuieto (IlReQuieto). L’autore preferisce restare anonimo e nella breve nota biografica che mi ha inviato, scrive di sé: “Sono uno scappato dalle dinamiche e finito tra le braccia delle parole”.

@IlReQuieto si è iscritto da poco a Twitter, nel febbraio del 2014 (“scrivo su Twitter ciò che non direi mai a voce alta”), ma ha già raggiunto in pochi mesi 2000 follower, segno che il passaparola, quando un autore è bravo, funziona. Nonostante i pochi mesi di scrittura su Twitter, l’autore dimostra una grande consapevolezza di questo “medium” e fa diverse riflessioni su alcune sue funzionalità. Sui retweet scrive: “Accetterò il RT come unità di misura dei tweet solo quando si leggerà il pensiero, senza indicare foto e autore”. Mentre a proposito dei followers scrive: “Io non voglio sapere il numero di followers, ma di readers. Anche perché spesso ti legge di più chi non ti segue”.

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Leggere la Timeline di @IlReQuieto è come leggere un libro di aforismi. Un aforisma ironico, sottile, arguto (“Distese di campi seminati di ironia, e così poche persone in grado di coglierla”), ma non cinico (“Una volta ho fatto il cinico. Son stato di merda i tre giorni seguenti”). L’autore usa con perizia e scioltezza le figure retoriche che contraddistinguono il genere: chiasmi, ossimori, antitesi, compensazioni, paradossi. E lo fa con grande semplicità (ma dietro c’è ovviamente un duro lavoro di officina creativa). Se Gesualdo Bufalino scrive che “l’aforisma benfatto sta tutto in otto parole”, @IlReQuieto ne scrive diversi della lunghezza di 8 parole: “Per essere un peccato, non sei neanche originale” oppure “Quando cercarti e cercarmi sembra la stessa cosa” o “La persona innamorata promette, quella che ama mantiene”. Ma in genere molti dei tweet dell’autore si tengono vicini a questa misura aurea.

Nei suoi tweet @IlReQuieto lavora con la massima attenzione sulle possibilità offerte dalla lingua, perché sa che ogni minimo mutamento di vocale, di consonante, di punteggiatura, di posizione può provocare inattese aperture e nuove prospettive di senso: così dall’antitesi eccezionale/eccezioni nasce “La gente si sente eccezionale. A me piace essere eccezione” e dallo stacco di “peccato” da “originale” nasce “Per essere un peccato, non sei neanche originale”. Oppure si veda come l’anagramma della parola caso crea questo aforisma: “Non fare caos al disordine che ho in testa”. E gli esempi che potrei fare sono tanti.

A volte i tweet di @IlReQuieto sembrano delle constatazioni, ma sono delle constatazioni a cui nessuno ha mai pensato prima: “Il problema del nulla è che somiglia sempre a qualcosa” o “Il problema dei bambini è che alle loro domande rispondono gli adulti” o “Una volta ho creduto di essere perfetto. È stato il momento più noioso della mia vita”. In uno dei suoi tweet l’autore scrive: “Specchiarsi nei propri tweet, e trovarsi spettinato” e quelli di @Ilrequieto assomigliano molto a dei pensieri spettinati, cioè pensieri controcorrente, pensieri contro i luoghi comuni, per usare un termine del grande classico dell’aforisma Stanislaw Jerzy Lec, autore dei famosi Pensieri spettinati.

Presento una selezione di tweet di @IlReQuieto:

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@IlReQuieto, Tweet scelti

Il problema dei bambini è che alle loro domande rispondono gli adulti.

Il sorriso. L’unico taglio che non si deve mai rimarginare.

Non posso prometterti che andrà tutto bene. Ma puoi stare tranquilla, ci andremo assieme.

Il vero treno che passa una volta sola è quello che ti investe.

Se traccio confini è per farti venire voglia di invadere.

Se tutto quello che dico lo userai contro di me, una cosa te la dico: baciami.

La gente si sente eccezionale. A me piace essere eccezione.

Tu sei la soluzione. Ora devo trovare un problema.

I sogni non escono dal cassetto perché sanno che, una volta avverati, finiscono dritti dritti in soffitta.

Il film della mia vita non sarebbe poi così male. È che scelgono malissimo le comparse.

Ho molte cose da dire, e pochi stati d’animo adatti per farlo.

I miei gesti più plateali li faccio in completa assenza di pubblico.

Per essere un peccato, non sei neanche originale. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Manuela_reich

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @manuela_reich (FataZucchina). L’autrice preferisce restare anonima e nella breve nota biografica che mi ha inviato, scrive ironicamente di sé: “Sono una persona socievole finché mi lasciate da sola”.

@manuela_reich si è iscritta a Twitter nel luglio del 2013, “ma il personaggio di FataZucchina nasce ai primi di ottobre” mi scrive via email. A proposito di Twitter in uno dei suoi tweet l’autrice commenta: “Comunque twitter è il miglior gioco di ruolo che ho scaricato fino ad oggi sul cellulare” e in un altro aggiunge “Vi ricordate quando, prima di twitter, per parlare con dei psicopatici bisognava mandare le lettere in carcere?”.

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Chi scrive aforismi deve sbilanciarsi nei giudizi, rompere l’ovvietà del luogo comune lambendone i confini, esporsi in una confessione che si manifesta attraverso gli specchi altrui. L’aforisma parla spesso della vita in modo diretto, senza mediazioni e senza filtri. Ed è quello che fa molto bene @manuela_reich nei suoi tweet. La scrittura di @manuela_ reich è uno smascheramento dell’ipocrisia della realtà, delle verità troppo edulcorate, dei filtri (anche quelli di instagram) che non ci permettono di vedere la realtà delle cose (“Mi sono venduta troppe volte. Ho messo troppi filtri. Edulcorato troppe verità. Poi mi son o stancata. E sono diventata così. Libera” scrive l’autrice in uno dei suoi tweet).

In questo percorso di liberazione dai luoghi comuni, l’autrice sceglie una scrittura che usa immagini e metafore particolari. Il linguaggio è diretto, crudo, con poche parole riesce a definire un ritratto e una situazione (“Ma le vostre mogli lo sanno che siete single?”). Una delle forme più ricorrenti è il cosiddetto “momento porno” attraverso l’uso di metafore come i “pompini”, la “figa”, le “tette”, le “scopate”. Esso non è un gioco fine a stesso e neppure una facile ricerca dell’attenzione del lettore, ma al contrario uno strumento di denuncia della realtà ipocrita, una perentoria e anche inusuale illuminazione sul logoramento dell’amore moderno e dei rapporti di coppia (“Ci sono uomini che tu gli apri il cuore. E loro tentano lo stesso di infilarci il pisello” e anche “La gente farebbe di tutto pur di farsi una scopata. Perfino innamorarsi”). La metafora sessuale spesso si trasforma in una una forma ironica di capovolgimento del mondo (“C’è questa cosa che faccio con la bocca che piace tantissimo agli uomini. Sto zitta”) che fa sobbalzare di stupore il lettore e poi lo porta ad esclamare: “E’ vero, è proprio così”.

Presento una selezione dei migliori tweet di @manuela_reich. L’autrice si definisce allergica ai sentimenti “asociale (“Sono una persona molto socievole finchè mi lasciate da sola” e “Più che conoscere gente nuova vorrei disconoscere quella che già conosco”), ma la sua tl è davvero molto “social”, piena di interazioni, tormentoni ironici, foto, menzioni e retweet. Insomma, da leggere:

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@manuela_reich, Tweet scelti

C’è questa cosa che faccio con la bocca che piace tantissimo agli uomini.
Sto zitta.

Ma le vostre mogli lo sanno che siete single?

Ma il tempo che risparmiate per scrivere k al posto della ch, esattamente come lo impegnate?

Il mio futuro fidanzato si sta perdendo i migliori anni delle mie tette.
Qualcuno glielo fa sapere, grazie.

Guarda caso la gente perde interesse appena smetti di nutrirgli l’ego.

Che poi i selfie servono solo a far sapere agli altri quanto siamo soli.
Manco un amico che ci scatta la foto abbiamo. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Quello che non vedi

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Nonvedi (Quello che non vedi). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, @Nonvedi scrive di sé: “Imprenditrice prima e libera professionista, poi. Sono sempre stata il mio capo. Esigentissimo, insopportabile. Scrivere mi imbarazza a morte, ma non so farne a meno. Ho traslocato 6 volte ed è ufficiale: non so togliere. Forse per questo, ogni tanto, esplodo e mi sparpaglio in giro. Credo nella dialettica e nel potere dell’argomentazione, ma finisce che, spesso, mi viene da ridere. Ogni tanto bisogna perdonarsi”.

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@Nonvedi è su Twitter da dicembre 2010. “Ma ho cinguettato la prima volta nel 2012” mi scrive. “Come tutti gli sventurati di questo buffo carrozzone, non sapevo come usarlo e non ne capivo l’utilità. Mi consolo pensando che, almeno, le mie prime parole non sono state ‘Ciao a tutti! Sono qui! Mi aiutate?’, ed è già un grosso sollievo. Perchè twitter? Perché mi offre uno spazio concettuale ricchissimo, in cui si sviluppa contemporaneamente e dinamicamente quasi tutto quello che mi appassiona: posso scrivere, leggere, relazionarmi, informarmi, commuovermi, ‘sentire’, trovare corrispondenze che avrei impiegato anni a intercettare in qualsiasi altro contesto, semmai ci fossi riuscita – (nonostante mi piaccia poco servirmene come una chat, e ucciderei volentieri i creatori di trenini e gli organizzatori seriali di cene in pubblico). Qualcuno sostiene che lo utilizzo come un ‘diario di scuola’, in cui annotare felicità, sogni, sfoghi, cose che mi capitano in quel momento, esponendo il mio flusso di coscienza e le mie avventure personali, io credo che la genesi di un tweet sia molto più complessa e che, per quanto onesti, trasparenti e in tempo reale possiamo essere, ci muoviamo sul terreno del verosimile, più che del vero, con dei picchi di ‘romanzato’ molto alti. Però certe dediche, eh, in certe dediche c’era tutto quello che sono, lo ammetto”.

Tentare di descrivere, definire, limitare i tweet di @Nonvedi è molto difficile. In lei convivono gli opposti: è idealista e distruttiva, è sognatrice e scettica, è lirica e cinica, è dolce e aggressiva. Dì sè in un tweet scrive: “Mi riconoscerebbero ovunque. Sono troppo fuori contesto. In qualsiasi contesto” e in questo continuo essere altrove rispetto alle comode certezze della realtà, in questo continuo giocare con il linguaggio e con le idee per capovolgerne i falsi miti, risiede l’essenza della scrittura di @Nonvedi, la quale in un altro tweet scrive anche “sono qui per rigare il più storto possibile”.

In modi e con pretesti diversi il nucleo dei suoi tweet è – “per indole e per esperienza”- l’amore “Perché scrivere è comunque un atto d’amore. Anche se ci viene male” afferma l’autrice, che spesso si rivolge a un “tu” che sembra occupare ogni spazio della sua vita: “Ogni volta che ho chiuso gli occhi, contratto le spalle, alzato la voce, sussurrato, non ho fatto altro che cercare un posto per te”. Anche se – occorre dirlo – questo “tu” è più immaginario che reale: “Mi rivolgo a un ‘tu’, ma non è mai la stessa persona. Meno che mai è sempre un uomo, anche se a tutti (tutte) è sempre piaciuto pensarlo. A volte è un amore, certo, a volte un’amica, a volte un collega, a volte, molto più spesso, sono io, che mi guardo da fuori e studio reazioni e comportamenti”.

Intorno all’amore (amore vissuto e realizzato, amore idealizzato ma anche amore impossibile e talvolta non-amore “Il paradosso è che sono stata incredibilmente fedele al nostro non-amore. E l’ho amato oltre ogni logica”) scorrono altre tematiche quali: la passione per i libri e la scrittura “Far leggere a chi ami un libro che ti è piaciuto e ti rappresenta, va oltre l’erotismo più sfrenato”, le convenzioni sociali “A voi, che, all’età mia, avete già figli, casa, albero di limoni in giardino, sicurezze, filmino del matrimonio dico..ehm, buon pranzo”, la superficialità e la banalità della gente “Uomo che mi incroci e mi sussurri ‘Bellissimo fisico’ ti riferivi alla mia maglietta con su Einstein, vero?”, (a cui spesso @Nonvedi risponde con una velata misantropia “La gente mi inDASPOne”), la felicità “Mi piacerebbe molto che un niente più un niente facessero qualcosa di simile alla felicità, ma, al momento ho qualche difficoltà a bermela”, lo scorrere del tempo “Ma cos’è tutta questa ossessione per il “vivere il presente?”, stiamo tutti per morire?” e così via. Ovviamente in questo tourbillon di temi non può mancare Twitter su cui spesso l’autrice ironizza: “Probabilmente siamo già tutti morti e Twitter è il purgatorio”.

Degno di menzione è il fatto che l’autrice scriva diversi suoi tweet alle 17 e 17 (“ovunque io sia, in qualunque circostanza, il mio occhio cadrà sull’orologio a quell’ora. Istintivamente. Al punto che ho cominciato a twittarlo e molti mi hanno ribattezzato la ‘meridiana di Twitter’ e, addirittura, se non lo scrivo io, lo scrivono i miei affezionati della TL”). 17 e 17 è anche il nome del blog dell’autrice e il 17 è un numero che ricorre spesso nella sua vita “sì: le persone più importanti delle mia esistenza le ho incontrate di 17 e anche i passaggi cruciali (trasferimenti, occasioni, progetti) hanno a che fare col numero 17: dal posto che avevo sul treno quel giorno, al civico del luogo in cui mi trovavo”.

@Nonvedi scrive tanto e selezionare la sua timeline non è impresa facile. Per fortuna ha agevolato il mio compito inviandomi un’ampia selezione di tweet degli ultimi due anni, su cui ho potuto basare la mia scelta:

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@Nonvedi, Tweet scelti

Se c’è da chiedere scusa, chiedo scusa. Se c’è da dire grazie, dico grazie. Se c’è da spiegare l’ovvio, non ce la faccio.

Beati voi che vi basta chiudere una porta, come se, dall’altra parte, non si sentissero ancora rumori, sussurri e grida.

Senza tv, senza amore, senza parole, senza cena, senza sonno, senza sapere, senza potere. Pura esSenza.

Lasciati andare. Se non ci riesci, lasciami andare.

Il concetto di “ruota di scorta” mi repelle così tanto che l’ho tolta pure dalla macchina.

La gente mi inDASPOne.

Se copiate i tweet, cortesemente, potreste prendervi pure questa cosa dentro che me li fa scrivere?
Grazie, gentilissimi.

Per simpatia: si fa amicizia, si ride, si prende un caffè, ci si fanno gli auguri, ci si bacia sulla guancia, si tromba.
Trova l’intruso.

Chi sceglie le scorciatoie non è furbo, è vecchio.

Signori, per conquistare una donna non occorre farla RIDERE, occorre farla DIVERTIRE. E mi sa che non cogliete proprio la differenza.

Houston, tu non ne hai proprio idea di cosa sia un problema. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Nonfaretardi

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @Nonfaretardi (Nonfaretardi). Nella breve nota biografica che mi ha inviato l’autore scrive di sé: “Nonfaretardi nasce in zona di confine, prima dell’invenzione dei cellulari. Perde in breve diottrie e considerazione sociale, preferendo biblioteche e librerie a campi da gioco e relazioni sociali. Si rifarà col tempo, cercando di miscelare ambiti inconciliabili. Laurea scientifica e diploma di recitazione. Passione per la clinica e clinica psichiatrica. Sceneggiate di vita e vita in sceneggiature Per non farsi mancare niente, scrive cose e non vede gente”.

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@Nonfaretardi è su Twitter dal febbraio 2012. E a proposito di questo social network mi scrive: “Sono arrivato su Twitter agli inizi del 2012, grazie a una mia amica scrittrice, @Nadiaterranova, che mi ha detto: che ci fai su facebook? Tu sei da Twitter! Detto fatto. Ho scelto un nome d’istinto, nonfaretardi, perché è un monito che spesso mi veniva rivolto quando scappavo per altri mondi, in genere artistici, per ricordarmi che dovevo tornare alla realtà. Mentre come simbolo scelsi l’icona di Pinocchio, perché il rapporto con le bugie è una costante nel mondo reale, e quindi su Twitter. In questa fase ero molto diverso da adesso. Avendo pochi follower mi rapportavo molto e interagivo, oltre a parlare delle mie passioni e usare molto l’ironia e il ‘cazzeggio’. Con il tempo, e un paio di mie sparizioni, perché comunque il rapporto col mezzo è sempre stato di odio amore, sono aumentati i follower, ho capito che non potevo stare dietro a tutto, e mi sono concentrato sui rapporti ‘virtureali’ che si creano in questo mondo. Complice, ancora una volta, una donna con una grande sensibilità artistica presente su twitter, ho assunto la fisionomia attuale di monaco indagatore dei misteri amorosi”.

Un costante punto di riferimento tematico nelle timeline di @Nonfaretardi sono proprio i tweet dedicati a una donna (immaginaria?reale?) e a tal proposito @Nonfaretardi – ingigantendo ancora di più il mistero – mi scrive: “L’affinità che si crea tra i profili mi affascina, mi chiedi se le mie donne sono virtuali o reali. La risposta è nel film ‘Lei’, dove un programma per computer simula un’amante reale. Se ci fosse un profilo oggi completamente artificiale con quelle caratteristiche, sono sicuro che un sacco di persone se ne innamorerebbero”). L’amore è il sottofondo costante, il nucleo centrale del suo scrivere anche se spesso esso si rovescia nell’amore impossibile: “Qui trovate: – Amori mai nati. – Amori perduti. – Amori indecisi. – Amori mentali. Tutti gli altri sono fuori”.

A proposito della tematica amorosa @Nonfaretardi mi scrive: ” Io vorrei, nella mia maturità su twitter, arrivare ad essere meno dipendente dalle tematiche amorose, e ampliare le mie osservazioni a tutti i tipi di rapporto. Come ebbe a dire Flaiano, a cui mi sento vicino come indole malinconica e come mestiere, quello dello sceneggiatore, che un po’ mi appartiene, ‘Da quando l’uomo non crede più all’inferno, ha trasformato la sua vita in qualcosa che somiglia all’inferno. Non può farne a meno'”.

@Nonfaretardi non è un autore consolatorio, nei suoi tweet spesso si legge la perdita delle illusioni e degli entusiasmi e l’approdo a un amaro e disincantato scetticismo di chi non crede possibile alcun vero cambiamento e si limita a smascherare le ipocrisie e le debolezze della realtà che ha davvero trasformato la vita in qualcosa che assomiglia all’inferno. In questo lucido scetticismo il tono è tuttavia sempre leggero, garbato, ironico e talora anche autoironico. Spesso gli strali dell’autore sono rivolti a se medesimo: “Nella parte destra del mio cervello regna la dittatura del pensiero unico. Nella parte sinistra l’anarchia. In mezzo sto io” o anche “Ho il potere di non spostare gli oggetti. La teleapatia”.

Tra i bersagli più frequenti delle disincantate punzecchiature di @Nonfaretardi c’è il mondo di Twitter di cui vengono ritratti i protagonisti (soprattutto femminili) con i loro e umori, tic e ossessioni: “Alcuni profili sono persone. Altre persone sono profili” e “Un buon tweet dà lavoro a: – 18 precisatori – 14 opinionisti – 11 polemici – 7 defollovatori – 4 DMissti – 2 troll – 1 innamorato seriale” e infine”Abbiate rispetto. Dietro ogni tweet c’è una persona. Con delle patologie serie”. Per @Nonfaretardi Twitter è un “gioco” (“Del resto anche la roulette russa lo è”), un “gioco al massacro” e anche un “giogo”. Tuttavia spesso Twitter è l’unica seria alternativa al “guardare il soffitto” e su di esso a volte si è “reali”, mentre nella realtà si finisce per diventare “virtuali”.

Presento una scelta di tweet di @Nonfaretardi apparsi nell’ultimo anno

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@Nonfaretardi, Tweet scelti

Incrocio un amico dopo vent’anni. Mi accorgo che la sintonia tra noi è immutata. Entrambi giriamo la testa, e facciamo finta di non vederci.

Ho il potere di non spostare gli oggetti. La teleapatia.

Se vuoi faccio il giro del mondo per abbracciarti da dietro.

A mente fredda ragionano i cadaveri.

Raramente si è la prima scelta di qualcuno. L’importante è essere la scelta che fa dimenticare qualsiasi altra.

È vietata la pesca di followers con stelline a strascico.

Con la sfiga che ho mi reincarnerò in me stesso.

In amore utilizzo il 2% del cervello e il 200% del cuore. Potete immaginare i risultati.

Anche l’uomo più complicato è di una semplicità imbarazzante quando si rapporta a una donna.

Ci sono due tipi di profili. Quelli che scorri in TL Quelli di cui scorri la TL.

Tenetevi persone che vi tengono strette.

Più uva, meno volpi.

Un giorno riuscirò a buttare tutta questa sensibilità nell’umido. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter – Emituitt (Liberamente)

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @emituitt (Liberamente). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, @emituitt scrive di sé: “Mi chiamo Emilio, sono un consulente bancario. Ho una formazione tecnica ma il cuore ha sempre battuto per le materie umanistiche. Lettore vorace, di quelli, per intenderci, che se non c’è nulla da leggere si butta anche sugli ingredienti sul retro delle confezioni dei prodotti. Corro dal 2008 dedicandomi soprattutto alle corse di resistenza ho al mio attivo 4 maratone e un centinaio di mezze maratone. Ho nelle gambe poco piu di 10.000 Km percorsi tra gare e allenamenti. Mi alleno 4-5 volte a settimana e su twitter spesso descrivo i miei allenamenti e i loro tempi”.

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@emituitt è su Twitter dal pochissimo tempo, precisamente dal 1 gennaio 2013. “Ci sono entrato per pura curiosità. Dopo un iniziale ambientamento, scrivendo sopratutto di politica, è stato amore per quei contenuti che si riferivano ai sentimenti. Per me i 140 caratteri sono stai una vera e propria sorpresa perché mi hanno consentito di fissare emozioni e momenti di intimità attraverso semplici istantanee che lasciano aperta la possibilità di essere colorate a piacimento. Mi piace interagire ma prediligo esprimermi con i miei tweet e moltissimo con i retweet: pensieri che sento miei e che non avrei potuto spiegare meglio. Difatti credo che la vera magia di Twitter stia tutta in due tasti: la stellina e il retweet. Usati sapientemente consentono di condividere pensieri e spesso di accarezzare anche le emozioni altrui”.

@emituitt appartiene alla cerchia di quegli autori che scrivono tweet aventi come tema dominante l’amore, le parole e le emozioni. “Cerco di ordinare il caos che mi porto dentro fissando su carta immagini emotive ‘slow motion’ che interiormente registro in presa diretta” scrive l’autore. “Mi affascinano le parole non tanto per il loro messaggio intrinseco quanto per il loro potere evocativo: quel caricarle di emozioni da condividere con il lettore. Le parole per me, stabiliscono una sorta di piacevole complicità con coloro che vi interagiscono”. Oltre che le parole, sono i gesti (i baci, gli abbracci, le carezze, i graffi e i respiri) i veri protagonisti della timeline di @emituitt (“Certi pensieri non son fatti per le parole, ecco perché abbiamo anche occhi e mani”). In questa verità dei gesti che sembra dare ritmo e misura e luminosità alle parole (“Nei tweet, come nella vita, è la verità dei gesti che da spessore alle parole”), l’autore gioca a comporre e ricomporre frammenti di identità di sé e dell’altro (“Io, Te e cinque sensi sparsi sui nostri corpi. Un racconto da scrivere a quattro mani”), creando sinestesie davvero efficaci (“Il gusto che odora l’udito e il tatto che sente la vista è il disordine che prende senso”).

In questa scrittura così originale ed emotiva, che registra e da ordine alle “scompigliate pulsioni interiori”, colpisce anche il cosiddetto “scrivere buono” che non lascia spazio a toni pessimistici o disincantati cinismi così frequenti su Twitter (“Quando distribuivano il cinismo ho trovato una coda lunghissima, mi son detto: mi metto di qui che non c’è nessuno. Era la sensibilità”). Per @emituitt “Scrivere bene è da pochi ma poi scopri i pochissimi che sanno scrivere buono e ti lasciano un sapore bellissimo nel cuore….”.

Presento una selezione di tweet apparsi negli ultimi mesi.

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@emituitt, Tweet scelti

Le parole più belle non le ho trovate leggendo libri ma sfogliando le labbra di un donna.

Mi svuoti i sensi, mi colmi di senso.

E poi ogni mattina apro l’armadio delle emozioni e scelgo sempre lo stesso abito. La tua pelle.

E poi che brutto chiamare chimica quella che invece è solo Magia.

E poi all’improvviso scoprirti con le dita nel vasetto dei miei pensieri e la bocca ancora sporca di inquieta consapevolezza.

E quando le parole smettono di far rumore i cuori iniziano a parlare.

Fuori di testa è il più bel posto dove perderci il cuore.

Il silenzio sa parlare solo quando non adopera l’assenza per esprimersi.

Il pensiero che fai in un attimo prima di sorridere. Ecco, si, mi piacerebbe abitare in quel pensiero lì.

Ed oggi voglio un pezzo di cielo dove stare Sole, io e te.

E poi non sapevo che la tua voce sapesse baciare.

Di certe persone la profondità è una cosa che si sente a pelle.

Ti penso col cuore,
mi batti in testa. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Arli3

Nello studiare il fenomeno Twitter e la sua relazione con l’aforisma e le forme brevi, mi sto rendendo sempre più conto che ci sono delle clamorose “assimmetrie” nella ricezione degli autori che vi scrivono sopra. Così ci sono autori sopravvalutati con migliaia e migliaia di follower, personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport che scrivono “Buongiorno mondo” e hanno 100 e più retweet, e poi ci sono al contrario autori che coniano tweet di alta qualità e che vengono ingiustamente snobbati.

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter avevo già parlato di questo strano fenomeno nel mio articolo su @wzgore. Un altro autore (anzi autrice) che a mio parere meriterebbe maggiore visibilità è @Arli3 (A.) che – e questa è davvero una assurdità – ha soltanto 500 follower (535 per la precisione). @Arli3 usa pochissimo gli hashtag, non scrive sui fatti di cronaca contemporanea, non segue e non interagisce con gruppi e gruppettini di “influencer”, cita autori colti (“Nel cuore della notte mi svegliai di soprassalto per cercare il cappotto di Gogol”), scrive in greco e latino, e il risultato è questa clamorosa svista del mondo di Twitter.

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Nella nota biografica che mi ha inviato @Arli3 scrive di sé: “Sono laureata in economia, ma il primo amore rimangono le materie umanistiche studiate fra i banchi del liceo classico (e si sa, il primo amore è subdolo, non si fa scordare mai). Ho lavorato nel settore della moda e nel marketing ed ora frequento un master in International Management. Vivo fra l’ambizione di diventare il primo Presidente donna degli Stati Uniti d’America e il desiderio di una casa in campagna con l’orto, tre figli e un marito che mi suoni il pianoforte. Presumo che nella migliore delle ipotesi pianterò piantine di pomodoro alla Casa Bianca. Nella vita sono piuttosto riservata e selettiva, e non penso sia necessario dire tutto a tutti; a chi vuol sapere basterà chiedere, o anche leggere ciò che già c’è nei miei tweet”.

@Arli3 è su Twitter dal 2010, ma solo ad agosto scorso ha iniziato a farne uso effettivo. “I primi tempi avevo un profilo privato, lo utilizzavo solo per ‘buttar’ lì dei pensieri, per catarsi, come in un diario, in modo decisamente poco social” mi scrive l’autrice. “Poi ho iniziato a scoprire alcune persone di cui apprezzavo ciò che scrivevano ed esprimevano di sé. Continuo a non seguire molte persone, ma quelle che seguo le leggo con attenzione. Leggo bei pensieri, battute simpatiche, mi diverto a tracciare profili. Ma soprattutto colleziono tanti frammenti di umanità, il che, sia online che nella vita di tutti i giorni, è una fra le cose che più mi intriga. La mia parte più scettica­ e diffidente ancora rimane sorpresa di come a volte capiti che begli scambi fra persone – non profili- possano nascere anche su un social”.

Lo stile di @Arli3 è quello di una “graffite che scivola sul foglio e scrive una storia”. Al modo di Sherazade (personaggio citato più volte nei suoi tweet), @Arli3 – “suadente sibilla di storie e responsi” – racconta brevi storie d’amore (amore vissuto, desiderato, ma anche negato), storie di attese e appuntamenti e ascolti e presenze e anche perdite dell’Altro. I suoi tweet sono collezioni di di “frammenti di te” (“Alla fine che me ne farò di questi frammenti che colleziono di te?”) e la tematica amorosa è davvero un filo conduttore che percorre tutta la sua Timeline (a cui si accompagna – come è ovvio – una finissima introspezione psicologica).

Nei suoi tweet amorosi @Arli3 oscilla tra i pieni e i vuoti, i pieni dell’amore corrisposto (“Ho pensato fossi stato in troppi luoghi senza di me.Così hai sorriso, mi hai preso la mano e tutta quella vita l’abbiamo ripercorsa assieme”) e i vuoti dell’amore che non c’è (“E poi l’Amore divenne come il Natale. E uomini e donne più che altro impegnati a chiedersi se esista davvero San Valentino”). E Al modo del poeta inglese Auden, l’autrice si interroga ogni volta sull’amore senza mai trovare risposta: “Ci si avvicinò molto Auden, quando scrisse La verità, vi prego, sull’amore. È una richiesta inevasa, non ho ancora trovato la risposta”.

Degni di rilevo sono anche i tweet dell’autrice sull’elementare – ma misterioso – universo maschile (“Mi piace quella capacità tipicamente maschile di saperti condurre dal punto A al punto B senza infiniti e contorti giri di pensieri”) e i tweet dove, attraverso lo schermo della raffinata citazioni letteraria, racconta il mondo e i suoi pensieri:

Presento una selezione di tweet di @Arli3 apparsi nell’ultimo anno:

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Arli3, Tweet scelti

Non ho contatti con chi rimane in superficie. Felice di guardarli dal basso verso l’alto.

Negli occhi dell’uomo respinto nonostante la sua costosissima auto leggi tutto lo sconforto di chi deve rivedere il piano di ammortamento.

Narciso si invaghì dell’immagine di sè solo dopo aver rinnegato l’amore di Eco. Morì di languore per non esser stato capace di amare.

La più importante qualità di una casa è la luce. Quanta luce fa entrare? Lo stesso vale con le persone.

Spettacolo sconcertante e a tratti esilarante, osservare dall’esterno l’impegno di chi si affanna a rispettare confini del tutto immaginari.

È incredibile quel che può insegnarti un uomo libero. Porta sempre qualcosa, nelle sue mani vuote.

Se sono qui ci sarà un perTe

Chissà che belle sagome verrebbero fuori, se davvero si potesse ritagliare il tempo. Continua a leggere

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Scrittori di aforismi su Twitter, Cecilia Seppia

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @CeciliaSeppia (Cecilia).

Di Roma, giornalista, @CeciliaSeppia scrive su Twitter da circa due anni: “È stato il mio migliore amico a convincermi assicurandomi che poteva essere un valido alleato per il mio lavoro di giornalista” mi scrive Cecilia. “A parte il primo tweet, però non ho mai usato questo strumento per lavoro. È stato comunque amore a prima vista e in un attimo mi sono ritrovata a pensare per poter scrivere, cioè a formulare pensieri in 140 caratteri, mettendoci dentro immagini, suoni, sensazioni, di questo meraviglioso mondo interiore che ci portiamo appresso, facendo della scrittura una via d’uscita. Scrivo per mestiere e la sintesi è una cosa che impari col tempo, ma con gli ‘aforismi’ mi è subito venuta naturale. Fortunatamente quello per twitter non è un amore ‘malato’, convulso o dipendente. Però è bello che ci sia questo mezzo, tutte le volte che affiora un pensiero. Prendo in mano il telefono, apro l’App, twitto, invio. Interagisco poco, seguo con diffidenza, ho i miei preferiti, pochi dm. Retwitto spesso, perché credo che il retweet sia l’essenza di Twitter”.

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A proposito dei suoi tweet @CeciliaSeppia afferma: “Penso cose, scrivo frasi, senti-mento”. Leggere la TimeLine di @Ceciliaseppia è come leggere un romanzo o anche un trattato sull’amore e sui sentimenti. Un trattato dove però ogni capitolo contraddice quello successivo, perché i sentimenti sono fatti di contraddizioni, di pieni e di vuoti, di presenze e assenze. In questo “senti-mentare” (che può anche essere un “senti-mentire” dal momento che come scrive la stessa autrice “Di me c’è molto, ma non sempre racconto cose che vivo io. Alcune volto mi colpisce un gesto, una parola detta da qualcuno e provo ad indossarla facendone il mio abito perfetto”), si percepisce la gioia dei sentimenti dati/ricevuti ma anche la malinconia dell’assenza dell’altro (“Scrivo per lavare di dosso l’odore della malinconia”), la tenerezza sussurrata ma anche il suo opposto, la parola urlata (“Scrivo per urlare senza perdere la voce”). Quello che Cecilia fa – e lo fa davvero bene – è scrivere e ri-scrivere l’infinita mappa del nostro cuore e della nostra coscienza (“Scrivo per buttare fuori, per capire dentro”).

Su un tema come l’amore, dove gli scrittori di aforismi hanno composto migliaia e migliaia di aforismi e dove tutto sembra essere stato detto, @CeciliaSeppia riesce a superare quella sensazione di deja vu e deja lu, coniando aforismi davvero originali: privi di quel cinismo e pessimismo che da La Rochefoucauld in poi ha caratterizzato l’aforisma amoroso e al contrario pieni di emozione, positività, luminosità. “In me c’è l’ironia, la spontaneità e questo essere perdutamente innamorata dell’amore, fatto, detto, percepito, riconosciuto” mi scrive ancora l’autrice. Sono tweet che pulsano di passione, di vita (“Di tutto quanto è scritto io amo solo ciò che uno scrive col sangue” afferma Cecilia citando Nietzsche) e anche di inquietudine (“l’inquietudine positiva, quella dell’anima che cerca”).

Presento una selezione di aforismi di @CeciliaSeppia apparsi nell’ultimo anno:

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@CeciliaSeppia, Tweet scelti

L’anima vola, la coscienza pesa.

È finita davvero solo se non ricordi l’odore.

E ci sono certi “ti odio” che hanno l’amore in bocca.

Tutti a rincorrere la libertà, quando l’unica cosa che vorremmo davvero, è un abbraccio che ci possa trattenere.

C’è il “mi manchi” detto quando si è lontani. Poi c’è il “mi sei mancata” sussurrato, con il tuo viso tra le sue mani ed è un’altra storia.

Se ti dedica tempo, si è già guadagnato il tuo spazio.

Ho visto una coppia correre forte per non perdere l’autobus. Sarebbe stato più facile lasciarsi la mano ma loro volevano perderlo insieme. Continua a leggere

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