Linee di seta – Aforismi

La presente edizione di Linee di seta è una profonda revisione testuale della raccolta Linee di seta apparsa nel 2012 presso Lietocolle di Como attraverso l’inserimento di molti aforismi inediti.

Insegno di protesta contro un certo genere di editoria che, in una vera e propria crisi di autorevolezza, continua a pubblicare cantanti, attori, vallette, blogger cuochi e politici che si fanno passare per romanzieri e filosofi, questo libro è stato stampato presso una tipografia in 50 copie di tiratura e ha una copertina completamente “bianca”.

Questo “bianco” vuole essere un momento di riflessione contro chi sta condannando la letteratura all’irrilevanza, e il genere aforistico alla totale marginalità.

FABRIZIO CARAMAGNA – LINEE DI SETA

Occorre del tempo per fare un breve filo di seta: il gelso fiorisce tardi e la digestione della foglia è lenta

paginabianca

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Prologo

L’aforisma: l’implosione delle parole, l’esplosione del senso

Nella creazione di un aforisma, migliaia di pensieri sono occupati a crearne uno

Un libro di aforismi: un parallepipedo in cui vengono tracciate linee leggere

Il poeta sogna di far giungere la parola a un livello tale di perfezione da farle perdere per sempre ilsuo senso. L’aforista sogna di far giungere il senso a un livello tale di perfezione da fargli perdere per sempre la parola

Ci sono aforismi anonimi di cui non sa l’autore e che ricordano certi terreni di cui, anche cercando nei registri, non si rintraccerebbe più il proprietario

Una linea dimentica di continuo di andare a capo e toccare il fondo della pagina. E talora le manca la voglia di andare in profondità

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 Linee di seta

Il giorno ansima nell’urgenza. Solo la notte si lascia respirare

Quando un cane vede una stella cadente, vorrebbe riportarla indietro ma non sa a chi

Non c’è nulla di nascosto, è tutto sotto i nostri occhi: talvolta le nostre debolezze e le nostre forze si scambiano delle confidenze come un passero e un leone in una giornata di sole

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La mia ombra e quella della luna si incontrano, si uniscono. Poter lasciare qui la mia ombra frenetica e prendere quella silenziosa della luna

Nei sogni: essere reali senza bisogno di esistere. O anche: essere vivi senza bisogno di essere reali

Il futuro è avvolto nel silenzio. Anche se ci urla addosso non riusciamo a sentirlo

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Appena nati, i bambini tengono l’aldilà ancora stretto nelle loro manine rinchiuse

Talora un filo del nostro cuore resta impigliato nella ruota di qualcuno. E quando questo si allontana è come se si disfacesse il gomitolo della nostra vita

Ci sono notti in cui il viso tondo di un dio bambino scivola davanti alla luna. E la luna si eclissa

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Ridere è far vibrare tutto lo scheletro. Anche il cranio, solitamente rigido, non fa altro che vibrare

Dove siamo nell’universo? Chi dirà la posizione, dirà tutto

La felicità è un sandalo che corre, il dolore un chiodo fissato al muro

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Animali, piante, fiori ogni mattina giocano al gioco dell’essere

Anthurium, Paphiopedilum, Pelargonium, Cryptanthus. Dalla incoerenza delle sillabe si sprigiona l’armonia dei profumi

Gli occhi della bellezza: occhi che non fanno che farsi vedere

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Il mare, incurante dell’uguaglianza dei diritti, cancella dalla sabbia ogni impronta che non è sua

Ma anche:

Il mare, infrangendosi sulla pietra, cambia ogni volta le sue forme per essa

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Si stirò per un attimo fino a diventare nuvola, ma poi si intrecciò su se stesso fino a a diventare gabbia

La timidezza è come un colibrì che ha paura del fiore, vibra e sta sempre indietro anziché baciarlo

Lettere del libro che si aprono una dopo l’altra, quando vi passa sopra lo sguardo, e diventano fiori

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Che sensibilità per il sole. Arrossire tutte le sere al momento di tramontare

In certe notti, nella faccia luminosa della luna, sembra quasi di vedere, in trasparenza, le immagini dei sogni di un dio

Un grammo di luce ricevuto qua, un grammo di luce ricevuto là: chi lo sa se alla fine della vita, sulla bilancia con cui misuriamo la nostra giustizia, ci sarà abbastanza luce da far da contrappeso a tonnellate di buio?

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Il vento accarezza l’albero e la montagna, ma chi accarezzerà la sua carezza?

Che cosa possiedi di te stesso dentro un bosco? La tua anima è nelle foglie

Quando una madre piange, anche Dio si avvicina ad ascoltare

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Il cielo azzurro è proprietario del viso di tutti i bambini

L’infinito talvolta si specchia in una goccia per dimenticare la sua immensità quotidiana

Che leggerezza i gusci delle cicale, finalmente liberi dal peso di cantare a squarciagola tutta l’estate

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C’è in quello che immagino qualcosa che non riesco a vedere. Che fa la magia di quello che immagino

Che nome ho, quando un albero mi chiama?

Una pietra messa qui nello spazio dalla mano di un altro. Superstite di quale movimento?

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L’uccello fermo nel prato – non caccia, non è cacciato – che cosa pensa?

Siamo strade percorsa dagli altri. Anche da quelli che hanno deciso di non viverci, amarci, comprenderci.

Un cammello può stare dieci giorni senza bere. Un asino tutta la vita senza sognare

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Ogni giorno il sole si leva e tramonta, il vento soffia, l’uccello canta. Ma l’uomo, che cosa fa l’uomo?

I superbi e gli arrampicatori imparino dagli alberi chiamati “Huon Pine”. Che ogni cento anni crescono di soli dieci centimetri

La logica è una sequenza di 1 e di 0 che a volte si ingarbuglia e si trasforma in uno stormo di uccelli colorati

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Il paradiso: un giardino dove ci sono tutti i semi dell’universo

Ci sono notti in cui tutto parla chiaramente: la luna, il bosco, gli uccelli. E l’eremita, prendendo appunti, scrive dentro la sua anima il libro più sapiente del mondo

E se ci fossero tempeste e terremoti che accadono solo per rendere felice un granello di sabbia

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L’infanzia: stare sulla riva del tempo, in attesa di immergersi

Una madre nasce contemporaneamente a suo figlio. Un padre a volte aspetta degli anni prima di nascere

Il giorno in cui acconsentiamo a dominare qualcuno è un giorno che non potremo più strappare dal calendario della nostra coscienza

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Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità, vengano a impregnarlo dei loro colori

Il fuoco parla a se stesso e si racconta delle storie per non sentirsi solo. Talvolta entra dentro nell’anima di un imperatore e gli dice: “Vai e conquista il mondo” e l’imperatore passa su centinaia di città e strada, entra nelle case e porta ovunque il fuoco. Poi il fuoco si spegne, torna nella cenere da cui era venuto e si racconta malinconico le storie che ha vissuto

Credi di sapere tutto sulla Natura? Aspetta di sentire le formiche che il Giorno del Giudizio si alzeranno a cantare

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L’ansia del fiume per qualcosa che gli manca (ma non è il mare), per qualcosa che non ha incontrato e che avrebbe voluto incontrare (ma non è il mare), per qualcosa che aspetta da sempre (ma non è il mare)

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Il mio niente, prima di nascere, era niente come il niente di una mosca?

Nessuno prende le misure della verità con così tanta precisione come chi prende le misure della bellezza

L’infinito. Sempre in vantaggio di un pensiero, avanti di una galassia rispetto alla nostra immaginazione

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Come i bambini, i fiori nascono con la testa già grande

La formica è instancabile, ma chi è più generoso di una cicala che dona diecimila note in un pomeriggio?

E se l’amore fosse una respirazione bocca a bocca con l’universo, un rianimare qualcosa ed un essere rianimati?

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La meraviglia: come quella di un uccello che ogni mattina torna a battere le ali uscendo dalle mani del buio

L’egoismo sottolinea tutto con matita spessa, la purezza disegna con gesso leggero

L’armonia fa un lavoro davvero estenuante: assorbe ogni rumore della realtà, e lo restituisce in piccole vibrazioni luminose. Il mondo è pieno di queste esseri armonici che quasi nessuno vede

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Il mondo: una foglia appesa all’albero dell’universo

I genitori vengono stampati nei bambini, ma un tipografo misterioso ne ha mischiato il testo

Il cordone ombelicale: la prima catena che abbiamo conosciuto, l’unica che rimpiangiamo

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Quante mani fuori dal loro mestiere non sanno stringere nulla

Due corpi brutti che si amano rompono lo specchio, ne fabbricano un altro

La cosa facile è così difficile da dire. La cosa difficile, è così facile da pensare

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La realtà: un lucchetto d’acciaio. La parola: una fragile chiave di carta

Dentro l’anima c’è anche una scheggia di nulla. A volte preme così forte da farci perdere l’orientamento

Solo la mente di un bambino ha i suoi porticati luminosi e il futuro vi passeggia sereno

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Incatenati a volte dal giorno e liberati dai sogni. Incatenati a volte dai sogni e liberati dal giorno

La menzogna appartiene al sempre. La verità all’istante.

L’ultimo pensiero della farfalla, prima di morire, è sempre il più colorato

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Un uomo che prova a vendere delle foglie enormi di una quercia, perché gratis non riceverebbero attenzione

L’amore: una pianta che ha bisogno d’acqua. L’amor proprio: una pianta che ha bisogno di aridità

La giovinezza, nella vecchiaia, ci ricorda continuamente di dimenticarla

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Oggi il cielo è una pila di cubi colorati bianchi e azzurri: basterebbe il dito di un bambino a farli cadere

Il dizionario non ci mostra quali sono le parole nate in primavera e quali in autunno, quali nel fuoco e quali nella pioggia

Cerchi di addormentarti, e sei nella terra dei sì e dei no. Sogni, e sei fuori dalla terra dei sì e dei no

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Le stelle si raccontano i loro ricordi e ognuna crede che il suo sia il più antico

Le mani dell’albero hanno le unghie sporche di azzurro a furia di scavare dentro il cielo

Prendere il volo in un cielo che abbiamo dentro. Come uccelli mìgratori passare da un emisfero della mente a un altro, dalla rigidità del cranio alla morbidezza del diaframma

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Non ascoltato, un uccello sul ramo fa risuonare una nuova Iliade

ma anche

Un uccello canta sul ramo: racconta al fiume come era prima del fiume

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Nella giovinezza è facile nuotare controcorrente, quando si è ancora vicini alla fonte

A un certo punto i nostri anni non aumentano più. Si adagiano uno sopra l’altro, come le pieghe di una veste

Nella vecchiaia, per vedere la morte in faccia, è sufficiente uno specchio

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Se ci si fermasse ad ascoltare il lavoro delle radici, chi riuscirebbe a dormire?

La luce passa tutto il tempo a giocare. Ha mai avuto un momento di serietà?

Un cielo dove le costellazioni sono segrete, e i grilli quando si fidano dell’uomo le indicano

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Giochi mattutini: la foglia si immerge nell’aria, la nuvola si bagna nello stagno

Siccome non siamo giaguari o tucani o orchidee dai fiori bianchi, il nostro aspetto cambia ogni giorno

Le mani di una donna non sono splendide che quando carezzano l’invisibile che noi non vediamo

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La serietà del mondo ci espelle dal mondo delle meraviglie. La mano veloce di un mago ci consente di rientrare

e anche

Ovunque, mescolate alle particelle d’aria che respiriamo, ci sono particelle di meraviglia e di impossibile. E solo la destrezza di un mago riesce a catturarle

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Ogni giorno l’invisibile invita l’immaginazione a battersi a duello

I fiori: se corressero in una unica direzione come i fiumi, ci sarebbe un solo giardino nel mondo

Ci sono paesaggi che esaudiscono il senso del dove e paesaggi che esaudiscono il senso del quando

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Grande coraggio ha il gallo che va in cima al tetto. Il vento non è metodico come l’alba

La libertà della foglia che abbandona il ramo è la responsabilità di tornare ogni primavera

Il cielo riceve imprecazioni e in cambio offre stelle

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Si scrive come si respira o come si soffoca?

Nella vita non c’è un filo. Ci sono solo dei tagli

Tutti parlano alle tue spalle. Solo il cielo ti parla in pieno viso

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Dentro il cuore dell’uomo sono intrecciati vermi e foglie delicate

L’imbarazzo di una finestra. Pensa di essere uguale al cielo azzurro ma un moscone continua a battere contro i suoi vetri

Le stelle si avvicinerebbero a noi se fossero chiamate per nome, ma chi conosce il loro nome?

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A volte sentiamo messaggi precisi in lingue che non conosciamo

Può entrare tutto nei nostri calcoli, tranne la grazia e la bellezza del mondo, ed è per questo che i nostri calcoli sono sempre vani

Nel fiore un petalo, di un colore diverso dagli altri, ci segnala l’anima

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Angeli caduti, angeli poeti, angeli bambino: all’angelo non si può attribuire la moderazione di un saggio

Nella giovinezza si cerca, invece dell’uscita, l’entrata del labirinto

Il più amoroso degli amanti sa che una sola persona non basta mai. E che anche lassù in cielo bisogna farsi una corte di angeli: una per cantare le lodi di Dio, una da stringere di notte

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Nel verde paradiso Dio era il predatore dell’uomo

Un dio diabolico ha dato al diavolo delle ali per volare

La porpora dei papi ha riempito di ruggine i Vangeli

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Si costruisce il capitello prima della colonna: l’ossessione di incoronare qualcosa che ancora non esiste

Le meraviglie dello stile ci fanno dimenticare che l’acqua di una pozza è la stessa di una cascata

La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti

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Lo sguardo di un bambino: un buon conduttore che lascia passare la sua anima senza dispersione

L’immaginazione: tentativo inutile di pensare lontano dal proprio cervello

La spropositata lettera O della parola IO: un continuo invito a essere riempita

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Nel deserto un granello di sabbia tra milioni e solo il vento lo nota e lo porta via

e anche

Milioni di ombre nella sera e il vento ne prende una e la assegna a un uomo

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Di notte, sfogliamo le pagine dei sogni o sono le pagine dei sogni che ci sfogliano?

Lo specchio: dono all’uomo degli occhi per contemplare un cieco

Il ricordo: tante prove nella camera oscura per non trovare mai la fotografia definitiva

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Dopo aver attraversato tutti i colori, l’amore è nell’attraversare anche il grigio

Il granello di sabbia dentro l’ostrica. L’arte di perseverare sopra un difetto permette di raggiungere la perfezione

Quando una formica impara a contare le stelle invece che le briciole la fine del mondo è vicina

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Anche questa è una possibilità: se si lancia un boomerang ricoperto di zucchero, torna indietro uno zucchero filato

Le prima vocali nei bambini: un cielo aperto, un flusso d’aria. Le consonanti arrivano dopo come rondini

L’ultimo punto del libro: un buco nero dove cadono tutte le parole

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Il passato ci spaventa per la sua insistenza, il futuro per la sua inesistenza

Anime fatte più di carne che di luce. Corpi fatti più d’aria che di sangue

Un bambino sulle spalle di sua padre: nessuna piramide o colonna dell’antichità è più alta

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Le bocche della fontana: pronte ogni giorno a sputarsi addosso per questioni coreografiche

Oggi nel prato un fiore, non visto, sta ideando una macchina per volare. Forse un giorno si avrà la vera storia delle invenzioni del XIX e XX secolo

Immaginare la montagna come una grande campana triangolare. Dentro un invisibile battaglio la fa vibrare una volta ogni milioni di anni

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La bussola, con l’ago perennemente rivolto a nord, non si accorge dell’arrivo della primavera

La pozzanghera: si sente ancora più sporca pensando di essere stata neve

Realismo: per dipingere il lupo bisogna farlo più grande di quello che è

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I grilli che nella notte si chiamano e non si vedono. Gli uomini che si vedono e non si chiamano

La felicità tracima appena, l’infelicità inonda

Il cervello: la parte più razionale dell’uomo è nata dentro le viscere di una madre

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Sulla bilancia del dolore la cosa più pesante è il cranio. Sulla bilancia della gioia la cosa più leggera è la pancia

Un mondo in cui le banconote dormono sotto le foglie, e nessuno le nota e le usa

La giovinezza: cadere, spezzarsi, frantumarsi, ma brillare ogni volta come diamanti sfaccettati

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Quello che una pietra sogna non si avvera, si può dire, mai

Che cosa regalare a un albero? Forse una mongolfiera per visitare il mondo

Gli uomini e le donne parlano. Ma le donne hanno suoni e trame da favola e la parola è la loro materia prima. Gli uomini cominciano sempre dall’ultima parola, perché hanno fretta

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L’amore corre sopra le nostre testa come un fogliame. Si intreccia sopra di noi, stringendo legami impensabili. E talora ama legarsi contemporaneamente con più di un ramo

Come voler essere candido come un giglio senza arrossire per aver voluto esserlo?

La corda che regge i due piatti della bilancia può tramutarsi in nodo scorsoio

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Le scarpe per camminare sono le prima che al buio ci fanno lo sgambetto

Il linguaggio: non si vestono le parole senza spogliare le cose

Una montagna sullo sfondo del cielo: eternità contro eternità

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La corrente del fiume non può portare con sé le nuvole che si specchiano. Ha conosciuto una libertà più grande della sua

Ma anche:

La corrente del fiume porta tutto con sé, anche le lacrime di Eraclito

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Quando il camaleonte vede l’arcobaleno, gli dice sprezzante: “Non hai che sette colori!”

Il lago: la sua capacità di aspettare supera il desiderio di arrivare fino al mare

Quando si descrive la neve, si dovrebbe cominciare dalle risate dei bambini

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Leggere un libro è sporcarsi gli occhi di inchiostro. Guardare il cielo è sporcarsi le mani e le labbra di azzurro

Se le citazioni sparissero all’improvviso, conosceremmo il vero peso delle biblioteche

Talora il sacco del corpo si rompe e ne esce una polvere di parole taciute

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Dentro la clessidra dell’infanzia c’era anche un granello di eternità

Le campane di tanto in tanto sognano di prendersi una giornata di libertà da Dio

Mattine in cui si alza dal letto e c’è tutto. Le labbra per respirare, il corpo per avanzare, gli occhi per guardare. Manca solo l’anima

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Come i gatti, la nostra anima vede meglio al buio

L’ipocrisia, le banconote e la moda sono una invenzione recente. Ma l’anima, isogni e il tremolio dell’erba ci sono sempre stati

A essere morti si perde il vedere, ma non ancora il dire

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Oggi le parole hanno lasciato i loro ingranaggi per seguire la corrente del fiume

Vuoi alterare l’ordine del mondo? Attribuisci i più grandi riconoscimenti a uno scarabeo muschiato

La ragione sa molte cose, ma la follia ne sa una più grande

**

Viene il vento. Qualcuno tra gli alberi del mondo lo ha invitato e non sapremo mai chi

Amare una persona e ogni volta, in tanto amore, accumulare un grammo invisibile di odio. Alla fine quell’odio è diventato una montagna

Le pietre respirano. Una volta ogni mille anni e la nostra vita è troppo breve per accorgersene

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Nel sangue di Cristo crocifisso scorre l’acqua di Ponzio Pilato

Ci sono angeli che fanno un nodo alle loro ali come se temessero di dimenticare Dio

Prima della vita sulla terra, l’unica forma di saggezza era quella della pietra

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Dove è l’eternità? Nel giallo del sole o nel giallo del pulcino appena nato?

Pomeriggio d’estate. Il cielo ha una chiave d’oro sulla schiena che i bambini di divertono a girare

Tra il Tic e il Tac solo il pazzo sente un altro suono?

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L’estate nasce dall’aria o dal fuoco? La primavera dall’acqua o dalla terra?

Chi ha creato miliardi di galassie è stato valutato solo trenta denari

Nella notte l’albero si gira al contrario. Le sue radici affondano nel cielo stellato

**

Marzo gelido. L’inverno mette le sue mani ghiacciate sugli occhi della primavera per impedirle di guardarsi intorno

Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio, in un pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi

La notte. E se Dio l’avesse inventata solo per vedere gli occhi dei gatti?

**

Le conchiglie: più sono vuote, più credono di mormorare come il mare

Tutto si trasforma. L’oro della corona finisce nella dentatura del plebeo

Il giaciglio delle nuvole: il luogo dove si depositano tutte le forme del mondo

**

Anche le onde hanno i loro amori, così differenti da quelli di un banchiere

La ragnatela è simbolo di leggerezza. Eppure è formata da migliaia di invisibili catene

Nel prato un albero fiorito indica l’uscita verso l’invisibile

**

Un poeta che, prima di scrivere poesie, si dedica per anni ad ascoltare il canto della libellula

Un uomo buono, che manda cerchi concentrici a ogni battito del cuore

L’albero: uno Stato presieduto in basso dalla tirannia delle radici, ma governato in alto dalla libertà del vento

**

Inutile salire su un piedistallo: la nostra ombra in basso ci prende in giro ancora di più

Chi avrebbe detto che zoppicare e volare mette in moto gli stessi muscoli?

Ci sono stelle che sono viste anche dai grilli, e stelle che sono viste solo dai grilli

**

La memoria dell’albero: se la porta con sé l’ultimo uccello che vola via in autunno

Nel prato la farfalla concepisce che il tempo possa finire, ma non lo spazio

L’edera: un’erbaccia con degli ideali

**

Chi cerca giustizia in cielo ignora che anche lassù c’è un Piccolo Carro e un Grande Carro

Il bene lascia una traccia, il male una piaga

Ci sono due fiori dentro il fiore. Uno è girato verso di noi, l’altro verso l’infinito

**

Le nuvole, bianche e soffici metastasi che guardano le nere metastasi quaggiù

Il sottofondo dei grilli attende invano una voce solista nel prato, ma quale?

La luce impietosa della pagina non fa che evidenziare la cenere di cui siamo fatti

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Morti che si mettono sopravento per non sentire più l’odore della vita

Di notte anche le lettere dell’alfabeto tornano nelle loro tane. Non c’è che il silenzio

Il male si infila anche nella sottile fessura tra la testa e l’aureola

**

L’uomo abbandonerebbe il blu della terra per le pietraie deserte della luna

Per la felicità l’uomo non ha che dei fini. Per l’infelicità non ha che dei mezzi

Gesù che muore a 33 anni, ci ha insegnato a morire, non a invecchiare

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Non si sfiora la purezza di un fiore che con un dito irrorato di sangue

La suprema ambizione: trasmutare il tempo in oro o l’oro in tempo?

Il buio della notte accusa ogni forma. Di cosa? Di essere forma

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I paradossi: quanti cigni neri si incontrano nel bianco di una pagina

Peccato che un crisantemo debba sporgersi da un carro funebre per mostrare al mondo la sua bellezza

Prendetevi cura delle onde: il mare un giorno scomparirà

**

La solitudine: come un bosco tagliato intorno all’ultimo albero

L’età, che ha più saggezza di noi, trasforma il riso in una tosse secca

Toccare la propria ombra sembra la prima cosa, invece è l’ultima

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Nell’ultimo secondo prima dell’eternità la lancetta farà Tic o Tac?

Un giorno spostare il cielo come la lastra di un sepolcro e trovare i cadaveri degli angeli

Le parole si parlano, ma i silenzi si toccano

**

Epilogo

La mia opera ha due lettori e migliaia di farfalle stupite: pubblico ovviamente privo di interesse per un editore

Quando scrivo un aforisma, la pagina bianca non è altro che un bozzolo da cui spero che esca un piccolo filo di seta

I Re Magi portano in dono all’aforisma la malinconia, la meraviglia e l’ironia. E la meraviglia sta sempre in centro

**

Chi scrive aforismi è povero di suoni melodiosi. Imita il guizzo del colibrì e non il canto dell’usignolo.

L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio

Beati gli aforisti di altri tempi. Faticavano la metà e l’applauso era garantito quando scrivevano aforismi come: “La fortuna aiuta gli audaci” o “Se vuoi essere amato, ama

**

Gli aforismi girano come un girasole intorno al bianco accecante del dubbio

Bisogna iniziare un aforisma in posizione eretta. Per poi concluderlo con una capriola

L’aforisma non è ancora la verità. Una verità non è più l’aforisma.

**

Il mio aforisma ha un senso: ma dentro un giardino di citazioni non ha quel senso

L’aforisma è un uccello che vola di proverbio in proverbio alla ricerca del primo proverbio del mondo

La riga dritta dell’aforisma mette di traverso il mondo

**

L’aforista sa che ogni proverbio su Dio ha almeno cento angeli dissidenti

In un aforisma è sufficiente la leva di una virgola per capovolgere il mondo

Non amo il veleno di quegli aforismi che portano alla paralisi delle emozioni

**

State cadendo? Scrivete qualcosa sull’ultima foglia!

2 risposte a Linee di seta – Aforismi

  1. fabriziocaramagna ha detto:

    Riporto qui di seguito la recensione di Stefano Elefanti, autore del libro “Origini e sviluppo dell’aforisma poetico nel Novecento”.

    L’ultima opera di Caramagna appare fin da subito insolita e volutamente oltre gli schemi; quella copertina, completamente bianca e priva di ogni indicazione, è il segno di uno strappo profondo tra l’autore e un certo mondo editoriale che ancora oggi, ostinatamente, continua a ignorare la pur florida e viva letteratura aforistica.

    Questo gesto di protesta apre la strada alle nuove Linee di seta, una versione ampliata e ampiamente modificata della precedente opera omonima, pubblicata nel 2012 da Lietocolle. Il titolo resta invariato ed è un bene: l’immagine dell’aforisma tramutato in esile, e pur prezioso filo di seta, illumina la silloge. Invece, già da una prima lettura si può intuire un cambiamento: la raccolta, infatti, sembra rivelare molto dell’animo dell’autore e, al contempo, appare più libera e immediata della precedente; ciò avviene, probabilmente, poiché essa ha avuto la fortuna di vedere la luce senza doversi mai scontrare contro alcun filtro editoriale.

    Le sensazioni che questo libro suscita sono molteplici e profonde, così come sono continuamente diversi i temi affrontati, tanto da rendere impossibile una vera e propria definizione; tale attitudine evoca il meccanismo con cui si generano le idee, quando sono ancora in noi, fluttuanti e mutevoli poiché ancora inespresse. Una traccia di questa suggestione si può scovare nella consuetudine di inserire due aforismi in successione, ambedue dalla struttura simile eppure con senso differente:

    «Il mare, incurante dell’uguaglianza dei diritti, cancella dalla sabbia ogni impronta che non è sua.

    Ma anche:

    «Il mare, infrangendosi sulla pietra, cambia ogni volta le sue forme per essa».

    Ciò indica come l’autore abbia scelto di aprire ai lettori le porte della sua fucina creativa, svelando le contraddizioni, i dubbi e le possibili varianti che hanno anticipato la stesura di quei pensieri. Chi è avvezzo alla scrittura sa che, nell’atto creativo, ogni pensiero è sempre potenzialmente accompagnato da un concetto gemello e contrario e da tanti altri ancora, tutti differenti eppure ugualmente affascinanti e sensati. Caramagna incarna e fa propria questa teoria, mostrando al lettore come la medesima realtà possa assumere contorni diversi, talvolta persino opposti, se scrutata da due o più punti di vista differenti.

    Un elemento centrale, come già si palesa negli altri scritti di Caramagna, resta l’osservazione della natura; proprio la contemplazione della realtà naturale, più volte personificata, è il punto di partenza ricorrente da cui scaturiscono i diversi pensieri e le fervide immagini che articolano gli aforismi. Anche il titolo stesso della raccolta, come si è detto, riflette questa concezione: è la sintetica, e quanto mai poetica, immagine scorciata dello sforzo dell’aforista che, chino a digerire quelle foglie, lavora perché, a tempo debito, esse divengano esili fili preziosi.

    «L’aforista è come il coltivatore di gelso: dalla leggerezza del filo di seta misura il peso del suo patrimonio».

    L’altro elemento portante della silloge è l’uomo, che è fotografato in tutte le sue fasi vitali e soprattutto nei suoi momenti di curiosa interazione con l’ambiente e gli animali; è un uomo che cerca il senso stesso della sua esistenza partendo dalla concezione che, in natura, ciascuno vive in funzione di qualcosa:

    «Ogni giorno il sole si leva e tramonta, il vento soffia, l’uccello canta. Ma l’uomo, che cosa fa l’uomo?».

    Molti aforismi della raccolta nascono proprio da constatazioni intuitive e semplici, simili a quelle dei bambini. I fanciulli sono l’emblema della curiosità e del perpetuo stupore e quindi, sembra dirci l’autore, è bene che alberghi in noi una parte di essi lungo tutta la vita. Di fatto, il protagonista della raccolta è l’uomo, ogni volta che, bandendo il pudore tipico degli adulti, riscopre il suo io infantile; ma non è sempre facile riuscirci, come avverte Caramagna in due aforismi:

    «Nella giovinezza è facile nuotare controcorrente, quando si è ancora vicini alla fonte».

    «La vecchiaia: il nodo è sempre più ingarbugliato, le dita sempre più tremanti».

    Questa nuova edizione di Linee di seta appare, alfine, più sciolta dai legacci editoriali e, anche per questo, più affascinante; è un libro capace di emozionare per la sua pittoricità e di suggestionarci mediante un linguaggio semplice, diretto eppure onirico; sotto questo punto di vista Caramagna si conferma un autore capace di scrivere aforismi poetici, pur sapendo alternarli con altri pensieri più ironici e disincantati:

    «Morti che si mettono sopravento per non sentire più l’odore della vita».

    E spesso è proprio da questi ultimi aforismi che trapela un’aura di pacata ironia, un certo sottile sarcasmo, amaro e disilluso, che è una delle caratteristiche principali delle penne migliori.

    Stefano Elefanti

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