Scrittori di aforismi su Twitter, Unkarmapensante

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @unkarmapensante (CaraCatastrofe). L’autrice, che è su Twitter da novembre 2011, mi scrive che non ama le bio autocelebrative e mi chiede di citare semplicemente quanto appare nella sua pagina di Twitter: “Dosarsi è da interrotti”.

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La timeline di @unkarmapensante è un inno alla gioia dell’amore (“Il palinsesto della mia felicità ripete te all’infinito”), quell’amore che capita una volta sola nella vita (“Ami una volta sola così, nella vita. E ti senti stupido e perfetto in maniera così identica, che puoi perfino sopportarlo”) e prima del quale ogni cosa sembra essere stata inutile (“Svegliarmi per 32 anni senza di te è la cosa più inutile che mi sia successa”).

Se l’amore è una “esondazione intima” che può travolgere ogni cosa e la sua catastrofe può essere meravigliosa (“Siamo esondazioni emotive. Ci guardiamo travolgerci. La catastrofe può essere meravigliosa”), anche lo stile che lo descrive deve essere “esondante”. I tweet di @unkrmapensante non sono una proliferazione di asserzioni e ragionamenti dove la verità rischia di morire strangolata per troppa razionalità o ironia, ma un lampeggiare di immagini e intuizioni e sensazioni nude che passano, quasi sempre, attraverso la pelle più che attraverso la mente (“Chi dice che al cuor non si comanda, non ha mai avuto a che fare con la pelle”) e concentrano nella brevità di un istante la totalità armoniosa – e anche vertiginosa – di due persone che si amano. Così la scrittura di @unkarmapensante è piena di immagini, metafore e simboli che mostrano analogie potenti e impensate: “Sei viva, distesa, potente. Potresti essere il mare, il cielo, tutto quello che ti pare” o anche: “Ti porto sulla luna a prendere il sole” o anche “Io e te siamo la ciambella con il buco, l’erba del vicino, la botte piena, l’oro in bocca, la lingua che batte, chi la dura, chi la vince”. Il corpo, in particolare le labbra, i denti, la pelle, “sono la fionda di tutti i sensi”, e creano un linguaggio originale, fisico, corporale: “Tu scrivi, io ti bacio. Mica lo sanno, gli altri, da quanta lingua passano le nostre parole”.

Presento una selezione di tweet di @unkarmapensante:

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@unkarmapensante, Tweet scelti

Svegliarmi per 32 anni senza di te è la cosa più inutile che mi sia successa.

La gente sparisce in cento modi, torna in altri mille, non se ne va mai in cinquecentomila.

La felicità la misuri da quanta ginnastica al giorno fanno le tue guance.

Siamo esondazioni emotive.
Ci guardiamo travolgerci.
La catastrofe può essere meravigliosa.

Non conta dove gli occhi si posano.
Conta dove tornano.

Le mie labbra, con te, sono al parco giochi e hanno biglietti per ogni attrazione. Neanche ci pensano, allo zucchero filato

Ci sono punti del corpo sui quali le labbra fanno un rumore adesivo, diverso, morbido. Io me li sentirei anche con le cuffie, certi baci.

Lontano è subito troppo perché vicino non è mai abbastanza.

Mi svegli in certi modi che io vorrei addormentarmi centomila volte al giorno all’improvviso e dovunque.

C’è un istante perfetto, che si mangia gli altri. Puoi digiunare anche tutta la vita, dopo.

Quelli che sanno leggerti. Non è mica facile, sapete.
Cioè, le parole in fila sono una cosa, le parole nella fila giusta sono un’altra.

Le password restano più delle persone. Perché aprono tutto, mentre le persone ti chiudono dentro

A volte leggi qualcuno che scrive bene cose che non ti piacciono. Rimani interdetto, ti innamori con un disappunto implacabile.

I ricordi non sono la storia. Sono i ricordi. Niente è più personale, meno dimostrabile

La gente si sistema le parole meglio dei capelli, ma raramente è più interessante che bella.

Io sono pazza dei silenzi giusti.
Quelli che dice tutto la pelle.

Il torto è una ragione che non sa difendersi.

Ti porto sulla luna a prendere il sole.

Solo il tempo non è risarcibile.
Non in tempo, almeno.

Le ultime dieci pagine di un libro. La fatica tra chi legge e chi scrive è tutta lì. Nel tenersi quando ci si sta per perdere.

Quando uno scrittore riesce ad ancorarti ogni muscolo alla sedia, descrivendoti una scena che non è mai successa, ha stravinto.

Mi fai di quei sorrisi che anche l’aria perde il controllo.

La rincorsa che fa un “no” me la immagino bambina, sudata e blu scuro. I “sì” arrivano più decisi, ma meno sicuri. Hanno tutti il grembiule.

Quando mi urli e insieme ti viene da ridere io ho uno tsunami sulla pelle che ti sta mirando.

Mi stai così bene, addosso, che io non lo so perché spendo ancora soldi in vestiti.

Io ci consumo l’incanto di fronte all’ineluttabilità di certi incastri. Starei ore a guardarli spettinarmi gli occhi.

Tu scrivi, io ti bacio. Mica lo sanno, gli altri, da quanta lingua passano le nostre parole.

Quelli che bussano non entrano mai.
Mai davvero.
Per quanto ci varchino, ce li ricordiamo sempre sulla porta.

Lei ha sfondato la mia porta. Si è armata di occhi ed è entrata. È stata feroce, dilaniante. Io mi sono seduta con le mani sotto il mento.

Non è che la amo, è che amarla ti viene. Come coprirti se c’è freddo, alzarti la mattina, iniziare dalla prima pagina.

Se ci penso io scrivevo quando ancora non parlavo. Avevo già in testa un sacco di strade senza i piedi da metterci.

Sento il tuo respiro raccontare alla mia spalla ogni ragione per cui l’ha aspettata. Lei sorride e incassa.

Adoro le notti in cui non sai mai dove hai parcheggiato, perché sono le stesse nelle quali sai benissimo perché non lo sai.

Questo cielo che pare disinnescato e che comunque ci fa fuori gli occhi. La totalità degli elementi, noi minuscoli ma vivi.

C’è un tramonto perfetto dietro ogni passo giusto che facciamo. Non lo vede nessuno, ma non c’è un muscolo che non lo senta.

Sulle cose migliori non sei mai preparato, non hai istruzioni. Forse per questo poi ti incanti a guardarle funzionare.

Tu che mi baci a diecimila metri di altezza.
La mia pelle che impenna senza casco.
Questo momento che si meriterebbe, almeno, un museo.

Famiglia è quella cosa che quando ci sei dentro, hai tutto. È composta di quello che senti, non di quello che sei.

Sei viva, distesa, potente.
Potresti essere il mare, il cielo, tutto quello che ti pare.
Ci crederei.

Tu sei quel vento che spettina l’ordine quando in autostrada abbassi il finestrino, hai tre anni e qualcuno ti sgrida.

Come fate a stare meglio in quello che non vi fa male ma neanche perdere la testa? Contano solo i frontali nella vita, al resto si è pronti.

Mi fai quei regali che mi prendono per mano le guance e le tirano su.

Le strade sanno già dove andare. Tu scegli solo quali percorrere.

Chilometri di te, tra me e me.

Dodici mesi fa.
Allacciavamo distanze da stanze distanti.
Come una stringa che prima ci inciampi e un attimo dopo è fiocco.

Hai fatto il puzzle con i miei organi. Non ce l’ho mica più, un cuore. Ho solo stomaco e farfalle, dappertutto.

La musica corre nelle orecchie, sbatte sul cuore, spacca specchi di rabbia poi ti guarda, sorride. È sole, sabbia, burro, labbra, sete.

Ci sono persone che registrano melodie perfette dentro di noi e le lasciano lì, finché non decidono di farle partire, cancellando il resto.

Le tue labbra sono la fionda di tutti i miei sensi.

Chissà come fanno, quelli che hanno a che fare con due gambe che non sono le tue.

Come ci facciamo a coriandoli noi, senza cadere mai per terra, nessuno.
È una questione importante, restare per aria.

Le persone che cercano appoggio non sono in equilibrio. Quelle che lo sono, invece, lo tolgono agli altri.

Ami una volta sola così, nella vita.
E ti senti stupido e perfetto in maniera così identica, che puoi perfino sopportarlo.

Devo ancora capire se sei scesa da Plutone o ci hai portato me. Sai di galassie e cielo, ghiaccio d’acqua e metano, sole e monossido.

Con una persona intelligente puoi divertirti come uno stupido, il contrario invece non può mai accadere.

Tu le sfoderi, le parole. Poi puntarmele addosso o meno non cambia granché. Hai già incantato l’aria, con quella lingua.

La realtà è la sola immaginazione che ce l’ha fatta.

Quegli occhi che fanno la guerra a tutto quello che guardano. E quello che guardano a mettersi in fila, per morire così.

Odi la pioggia finché non ti innamori.
Poi te ne freghi, il clima non viene più da fuori.

due gennaio duemilate.

Tra noi due aleggia un clima da tifareiditutto che poi si compie sempre. Siamo le previsioni più azzeccate della storia, io e te.

Il labbro di sopra è un accessorio.
È quello di sotto, che lavora.

Con i libri bisogna insistere, come con certe persone. Diffidi una vita, poi volti una pagina e pam, una fucilata dietro l’altra ami tutto.

È come ci siamo guardate la prima volta che ci siamo guardate. Che non è la prima che ci siamo viste.
È lì che la chiave ha girato.

Svegliarci addosso.
Tutto il resto è una virgola eterna.

Tu non mi guardi.
Mi traguardi.

Il palinsesto della mia felicità ripete te all’infinito.

Tu non sei entrata. Tu hai chiuso fuori il resto.

L’infelicità è comodissima, ma se ti alzi una volta non ti siedi più.

Mi infili la lingua in testa.
Ci fai l’amore, con la mia ragione.

Io e te siamo la ciambella con il buco, l’erba del vicino, la botte piena, l’oro in bocca, la lingua che batte, chi la dura, chi la vince.

L’incavo del mio braccio è omologato per te.

Ci spariamo di quei sorrisi che i nostri denti sono in fin di vita.

I veri incidenti li fanno i nostri occhi. Guidano senza cinture, fanno i 300, vogliono solo arrivare, vivono furiosi una sull’altra.

L’amore lo riconosci in un modo preciso: quegli occhi lì ce li hai solo per quegli occhi lì.

La bellezza non è quella cosa che ti spalanca gli occhi, ma quella che non vedi altro, oltre.

Ti guardo che mi cammini un passo avanti, decisa, eterna. Penso che sei l’unica con cui ti tradirei.

Vi mettete i mi piace su Facebook e vi odiate nella vita.
Siete bellissimi.
Siete voi.

Quando apri gli occhi in quel modo esagerato e non è più chiaro se sono loro a entrare nelle cose o le cose a starci così bene dentro.

Io sto lì, con diecimila parole in bocca, a cercarne una giusta.
Lei, con tre, mi ribalta.
Tutto l’amore del mondo, a confronto, è un flirt.

Io sono fatta per il 95% di “non vedo l’ora di vederti”, accatastati sul 5% della mia pazienza.

I non lo so lo sanno benissimo.

È tipo essere sparati sulla luna, masticarti le labbra.

È tutta una questione di come, travestita da quando.

Chi dice che al cuor non si comanda, non ha mai avuto a che fare con la pelle.

Correre il rischio non è sport olimpionico solo perché non avrei rivali.

L’empatia è una cosa che non puoi calcolare, non puoi sedere, non puoi sedare. La pelle, quando si impenna, devi farla schiantare.

Dalle fessure filtra la luce migliore, ma a volte non passa.

È sotto lo stesso cielo che facciamo scelte diverse, ma è sopra nuvole diverse che le realizziamo insieme.

Rincorrerti, afferrarti un braccio, dirti a raffica tutto, non lasciarti rispondere, baciarti veloce, guardarti guardarmi e un cielo così.

Ti amo è una cornice in cui dentro bisogna starci. Non puoi solo metterti lì e disegnarla su un vetro appannato, sperando nella condensa.

Il quasi è come il nero.
Va su tutto.
La ferocia con la quale ti innamori di un dettaglio, ti sputa addosso chi sei.

Tu lo sai benissimo quando puoi e non puoi. E soprattutto sai che è quando non puoi, che puoi.

Il maltempo ce l’abbiamo dentro, ma l’allerta non ce la segnala nessuno.

Guardi i suoi occhi ed è un salto nel vuoto. Ti tieni, ma cadi. O forse voli. I dettagli ti spalmano contro il vetro della prudenza.

Tu sei nelle mie parole. Ci sei andata a vivere.

Di te mi manco io.

Il fatto è che sei un mentre perfetto, da polaroid sempre pronta, di quelli che ti ricordano che tutto il resto non è tutto, è solo il resto

Questo ottobre vorrei tirarlo per la manica e dirgli rimani, fatti guardare ancora un po’ negli occhi, che non hai detto mica tutto.

Ci sono frammenti di te che sono un puzzle che a me viene sempre. Mi guardo i pezzi in mano e so dove vanno.

I bambini hanno i tergicristalli sempre attivi sugli occhi. Sono la realtà. Coltivo un’invidia, nei loro confronti, altissima.

I tuoi occhi sono soffitti per i miei sguardi. Si ferma tutto lì.

Tu non sei da aggiustare, tu sei da rompere tutta mentre mi fai a coriandoli gli occhi come nessuno.

Chi ha colto le occasioni non è mai stato ricordato, chi le ha perse sì.

Le sigarette sono il compromesso che abbiamo fatto con le intenzioni, per non assecondarle tutte.

A volte siamo fionde tese male. Basterebbe una mano diversa, ma siamo in mano di quella sbagliata.

Ci sono occhi che ti prendono per i fianchi.

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