Scrittori di aforismi su Twitter, Eloisa_pi

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @eloisa_pi (una stronza). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “In realtà di me non ho molto da dire. Sono tutto quello che scrivo, forse. E le parole ‘scrittrice/autrice” messe nella stessa frase accanto al mio nome non mi suonano granché bene …”. E aggiunge: “Sono sarda. Vivo al mare, vivo il mare, lo respiro. Non potrei stare in nessun altro posto del mondo”.

@eloisa_pi è su Twitter dal dicembre 2010, ma ha fatto passare almeno un anno prima di scrivere (il primo tweet è del 24/10/2011). Alla mia domanda su perché scriva su Twitter mi ha risposto laconicamente: “Il giorno in cui lo scoprirò, probabilmente sarà il giorno in cui smetterò di farlo”.

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Sognatrice delusa (“forse lo sono stata, una sognatrice, ora sono solo una persona fin troppo realista”), sarcastica (“Sarcasmo: l’ultimo rifugio per le persone modeste quando l’intimità della loro anima è stata troppo violata” afferma l’autrice citando Fëdor Dostoevskij), @eloisa_pi scrive tweet che ci fanno vergognare delle nostre debolezze e ipocrisie e incoerenze. Con uno stile forte, schietto, tagliente come una lama (“Tutto quello che si scheggia diventa tagliente. Anche le persone”) @eloisa_pi rigira le sue frasi nella piaga e ci fa arrossire dell’immagine interna che abbiamo di noi stessi. Da solo, l’uomo aggiusta ogni cosa in modo che gli venga comoda, da solo è un’irresistibile bugiardo. Non dirà mai a se stesso qualcosa di veramente spiacevole, senza controbilanciarlo subito con qualcosa di lusinghiero. Ma in questa ipocrisia, che è solo una finta valvola di sicurezza, le frasi di @eloisa_pi arrivano improvvise e inaspettate e ci mettono davanti a noi stessi, facendoci dire: “Ma questo sono io”.

Frasi come “Quelli che credono di farti ‘la carità’, lo sanno che in realtà è a loro che serve?” o “Peggio del parlare da soli c’è solo il non ascoltarsi nemmeno” o “Certe cose non cambiano mai. Come quelli che sputano nel piatto in cui mangiano, ma poi ci fanno anche la scarpetta” o “Sei bravo a dire quello che pensi. E quello che senti?” (e potrei citare decine e decine di altri frasi), risuonano nella nostra mente e ci tolgono una innocenza che forse era attraente ma che in realtà era solo di comodo. Perché anche nelle situazioni più sicure e apparentemente rosee c’è sempre qualcosa che non torna e quel qualcosa siamo noi, come scrive l’autrice a proposito di se stessa: “C’è sempre qualcosa che non torna. Io, ad esempio”.

Presento una selezione dei migliori tweet di @eloisa_pi:

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@eloisa_pi, Tweet scelti

I difetti vanno saputi portare. Che i pregi stanno bene a tutti.

Perché almeno una volta ogni tanto, anziché la cosa giusta, bisognerebbe fare la cosa che rende felici.

Le cose che scegli non sono mai quelle che ti cambiano. Ti cambiano quelle che scelgono te.

Chi è bravo con le parole, in realtà, cerca solo qualcuno che lo faccia rimanere senza.

Le occasioni sprecate sono un vero peccato.
Anche perché di solito sono persone.

Se usi solo le mani non potrai mai toccare tutto.

Non sono sicura di voler vivere in un mondo dove due uomini che si amano fanno più paura di due uomini che si ammazzano.

Quelli che credono di farti “la carità”, lo sanno che in realtà è a loro che serve?

Credo agli occhi di pochi. Non alle bocche di tutti.

E se proprio devo essere una tessera del puzzle, sarò solo quella mancante.

Il giorno in cui la smetterete di pensare che i retweet siano scambi di favori, twitter sarà un posto migliore.

Peggio del parlare da soli c’è solo il non ascoltarsi nemmeno.

Siamo sempre dappertutto e con chiunque.
Ma mai dove e con chi vorremmo.

Fatevi togliere il fiato prima dei vestiti.

Amo le parole. Per questo motivo non mi piace chi ne usa troppe e chi non ne usa affatto. Mi piace chi sa sceglierle.

Che poi forse, era a te stesso che dovevi dare una possibilità. Non a me.

La vita è un po’ come il mare.
Non gliene frega un cazzo se non sai nuotare.

La diffidenza di chi è abituato a non ricevere niente e l’ingratitudine di chi è abituato a ricevere tutto.

C’è sempre qualcosa che non torna.
Io, ad esempio

Gli unici uomini da rincorrere sono gli scippatori.
E non è neanche detto; dipende dalla borsa.

Se proprio devi inginocchiarti fallo per un pompino, non per una leccata di culo.

Certe cose non cambiano mai.
Come quelli che sputano nel piatto in cui mangiano, ma poi ci fanno anche la scarpetta.

– quindi quanti anni mi daresti?
– tutti quelli che mi restano.

Io sono quel tipo di volpe che quando non arriva all’uva, aspetta che l’uva marcisca.

Gente che con tutte le parole che si rimangia, dovrebbe morire di indigestione. Almeno.

Se lo rinfacci non è più una rinuncia. Ma un ricatto.
Sei bravo a dire quello che pensi. E quello che senti?

La prima cosa che guardo in un uomo è come mi guarda.

Gli occhi sono sempre più coraggiosi della bocca.

– potresti lasciarmi il tuo numero?
– certo: 39.

Occhio non vede, cuore non duole. Fegato insomma.

Non bisognerebbe mai avere paura da soli. Si ha paura il doppio.

Innamorarsi è bene, amarsi è meglio.

Non manchi a me. Manchi alla mia vita.

Ringrazio le persone che mi feriscono. Senza di loro, forse, non sarei in grado di riconoscere ed apprezzare chi non lo fa.

Le persone si perdono. Peccato che non sia mai in un abbraccio.

Eppure dovresti accorgerti di me. Sono quella che non ti leva mai il sorriso di dosso.

Tutto quello che si scheggia diventa tagliente. Anche le persone.

Bisognerebbe rivedere l’espressione “meglio tardi che mai”. Perché a volte è meglio mai che troppo tardi.

Ignorare le persone che mi hanno ferita non fa di me una stronza.
Ma continuare a considerarle farebbe di me una stupida.

E se proprio devi parlar male di me, fallo bene. Detesto l’imprecisione.

Peggio di un uomo che dice le stesse cose a tutte, c’è solo un uomo che crede che nessuna lo scoprirà mai.

Bisognerebbe preoccuparsi un po’ di più delle parole. Perché c’è anche chi fa quello che dice.

Se hai pensato anche solo per un attimo di potermi “addomesticare”, be’, fatti bastare il tuo circo.

Gente che si vergogna di amare. Di insultare non si vergogna nessuno.

Ho sempre pensato di avere qualcosa in più rispetto agli altri.
Te.

L’unità di misura della distanza è il silenzio.

Quando distribuivano il romanticismo, io sicuramente ero in fila per uno spritz.

Alla vendetta ho sempre preferito la rivincita.

Di alcuni mi piace il saper leggere tra le righe in un mare di tweet.
Di altri mi piace che al mare, non troverebbero neanche l’acqua.

Che poi c’è stato pure un tempo in cui le persone le capivo.
Ora non ho più soldi per drogarmi.

Avete rotto con questi silenzi che non fanno altro che urlare.
I miei silenzi stanno zitti.

Non mi è mai piaciuto sperare. Soprattutto da quando ho scoperto che “spero” è l’anagramma di “perso”.

Non capirò mai perché ogni mattina esco con un sacco di buoni propositi ed ogni sera rientro serial killer.

La consapevolezza è pesante come un macigno, ma è la via per tornare alla leggerezza.

L’imitazione di cervelli.
Potete anche togliere l’apostrofo; tanto è uguale.

Eri pronto a tutto. Ma non a me.

A chi non dimentica mai di lamentarsi, bisognerebbe ricordare che al museo di Auschwitz c’è una stanza con dentro due tonnellate di capelli.

È amore quando è capace di farvi saltare i nervi come nessun altro.

Credo che “fai come vuoi” si qualifichi ai primi posti tra le risposte più di merda da ricevere e da dare!

Mi manca la possibilità che non ci siamo dati.

Non so se ho più bisogno di innamorarmi o di farmi fare una lobotomia.
Che poi ripensandoci, sono la stessa cosa.

L’insonnia è andare a dormire quando i pensieri non hanno sonno.

Mi piacciono le persone che mi somigliano, che sembrano fredde, di poche parole. Perché quelle parole, io lo so quanto valgono.

Che poi certe, più che amiche per la pelle, mi sembrano quelle che vogliono la pelle delle amiche.

Le persone si dovrebbero far morire solo in due modi: a letto e dalle risate.

Sono brava a dare il meglio di me.
Ma sono ancora più brava a dare il peggio, a chi del mio meglio se n’è fregato.

Siamo fatti al 70% di parole non dette, al 20% di occasioni mancate e al 10% di messaggi mai inviati. In pratica siamo coglioni al 100%.

Ti amo e non so come dirmelo.

Il silenzio non è non avere più niente da dire. È non avere più voglia
di dirlo.

Il guaio è che preferisco il tuo peggio al meglio di chiunque altro.

Mai pensare di possedere il proprio cuore. In realtà è sempre di qualcun altro.

Conoscere le mie parole non significa conoscere me. Chi mi conosce davvero,
mi conosce da ciò che non dico.

Non ho tempo per chi non ha tempo per me. Il tuo tempo non è più prezioso
del mio.

Se senti che ti manca qualcosa, sono io che non ci sono.

Nessuno mi abbraccia come mi guardi tu.

Il punto non è tenere o meno il piede in due scarpe. È saperci camminare.

Gente che ci mette la faccia. Gente che ci mette il culo. Gente che tanto
è uguale.

C’è un unico modo di amare le persone.
Così come sono.

È che la solitudine mi dona. Più di certe persone.

A me piacciono le persone che ci mettono il cuore e non la
faccia.

È solo che ogni foto in cui sorridi, vorrei averla scattata io.

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