Pino Caruso, Appartengo a una generazione che deve ancora nascere

Su Pino Caruso (popolarissimo attore, capace di passare con estrema disinvoltura, e pari efficacia, dal comico al drammatico, considerato dalla critica teatrale tra i più grandi della scena europea) avevo scritto un articolo a proposito del suo libro di aforismi Ho dei pensieri che non condivido edito nel 2009. In questi giorni, nelle edizioni Rai Eri, è uscito un nuovo libro di aforismi dell’autore che si intitola Appartengo a una generazione che deve ancora nascere che, ancora una volta, conferma la brillantezza di contenuti e l’umorismo dell’autore.

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Per Pino Caruso l’umorismo è il sesto dei cinque sensi (“I cinque sensi sono sei. Il sesto è quello dell’umorismo”) ed è l’espressione più alta della conoscenza perché è lo “strumento più serio” per approndire l’essenza delle cose. Ma in Pino Caruso non c’è solo umorismo (un umorismo di cui il genere aforistico italiano è povero, portato più verso l’ironia e il sarcasmo). In lui c’è anche una vena di malinconia e disincanto. Una malinconia e un disincanto che nessun calembour riesce a dissipare, nessun sorriso a incrinare perché c’è nell’autore l’amarezza di far parte di una generazione che “deve ancora nascere” in un mondo – di cui l’Italia è l’emblema – privo di qualsivoglia etica, intelligenza e cultura.

Per Pino Caruso “un libro di aforismi è un saggio che procede per sintesi” ed è anche una delle forme per raccontare la vita i suoi insegnamenti che altrimenti si perderebbero nell’oblio: “La vita si cancella mentre avviene e se nessuno la racconta è come se fosse mai avvenuta”. Come nel precedente libro, anche questo è diviso in due parti: la prima, divisa in 15 capitoli contiene aforismi sui temi più vari con una particolare attenzione per la politica italiana, i libri, la cultura (il tema del taglio dei fondi per la cultura risuona come un grido in tutto il libro), il teatro, l’amata Sicilia, il tempo che scorre. Addirittura c’è un capitoletto particolarissimo (un unicum nella storia dell’aforisma) contro i cosiddetti “divoratori” di carne. La seconda parte del libro contiene invece micro-racconti, riflessioni, ricordi, divagazioni su persone e temi dell’attualità.

Lo stile dell’aforisma di Caruso è breve (raramente supera una riga), tagliente, incline alla verità ma anche al dubbio (“Per amore della verità coltivo il dubbio”) con uno uso molto mirato dell’antitesi e del paradosso che hanno come bersaglio la banalità e i luoghi comuni della nostra epoca. Presento una breve selezione dei migliori aforismi (sono più di 500) tratti da Appartengo a una generazione che deve ancora nascere:

Pino Caruso, Appartengo a una generazione che deve ancora nascere

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In Italia quando qualcosa non funziona, gli cambiamo nome.

La felicità mi fa paura: è come se avesse un secondo fine.

Gli uomini trascorrono la prima metà della loro esistenza sognando il futuro e la seconda rimpiangendo il passato.

Abuso degli amici, perché con i nemici non mi riesce.

Con me ho solo me stesso: a volte, mi sembra poco, a volte troppo.

L’Italia è la culla del diritto. Ecco perché spesso la legge vi si addormenta.

In Italia, stiamo facendo di tutto per distruggere il nostro Paese; ma, essendo maldestri, forse non ci riusciremo.

Ci sembra niente, il silenzio, invece è tutto: c’era prima del mondo e ci sarà anche dopo.

In Italia, abbiamo inventato i socialisti di destra. Presto inventeremo i cattolici atei.

Il ministro dell’economia Tremonti dice: “La cultura non si mangia”. Nemmeno l’aria! Purtroppo senza, si muore.

Il Paese è peggiore dei suoi politici; altrimenti avrebbe altri politici.

In Italia tutti scrivono libri, ma molti non leggono nemmeno il libro che hanno scritto.

Se continua la crisi, il teatro, in Italia, rischia di diventare un luogo dove quattro gatti vanno a sentire quattro cani.

La cultura, in tv, è come la pornografia: trova spazio solo di notte.

Prima dei siciliani, in Sicilia, sono arrivati i fenici, i greci, i romani, gli arabi, i normanni, i francesi, gli spagnoli, persino gli americani… si spera che, alla fine, arrivino anche i siciliani.

Gli spagnoli scrivono Fabricado en España; i francesi Fabriquè en France; i tedeschi Hergestellt in Deutschland; i portoghesi Fabricado em Portugal; gli italiani Made in Italy.

Gli italiani non conoscono la pronuncia dell’inglese, ma compensano il difetto ignorando anche quella dell’italiano.

Festeggiare, a Pasqua, la Resurrezione della Carne con una strage di agnelli è un tragico controsenso!

Mi sono distratto ed eccomi vecchio; un’altra distrazione e sarò morto.

I giovani non si accorgono d’essere giovani e non si godono la gioventù. I vecchi si accorgono di essere vecchi e si rovinano la vecchiaia.

 

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