Scrittori di aforismi su Twitter, Emagua

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @emagua_ (l’incompiuto). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autore scrive di sé: “Una volta credo di aver scritto: non parlo di me, parlo con me. Senza nessuna arroganza, la mia vita è sovrapponibile a milioni di professionisti laureati, ma ciò che mi sta a cuore è riuscire a parlarmi attraverso quello che scrivo ed imparare a conoscermi attraverso quello che leggo”.

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A proposito di Twitter @emagua_ mi scrive: “Twitter per me è il luogo più vicino a ciò che mi sento di essere. Qui sono esistito due volte. La prima che ho interrotto nel dicembre 2012 con la sensazione di aver concluso in percorso, in serenità; con la voglia di iniziarne un altro sono tornato nel settembre 2013. Il mio account è scarno, asciutto, perché voglio essere un’essenza, senza sovrastrutture, un lusso che nella vita a tre dimensioni difficilmente ci si può concedere” E sulla scelta del suo nick, spiega: “Da neofita privo di ogni velleità creativa all’epoca feci una semplice crasi delle iniziali del mio nome e cognome. Avrei potuto cambiarlo, renderlo più accattivante, ma mi ci sono affezionato, come una piccola cicatrice che impari ad amare perché fa parte di te”.

Come molti scrittori di aforismi, @emagua_ gioca con la lingua e usa capovolgere delle frasi o dei modi di dire per far nascere una verità nuova. Quando le prime parole di un tweet sembrano fare il verso a una normalissima frase fatta che crea attese scontate, ecco che subito dopo si afferma qualcosa di assolutamente imprevedibile: la verità si rivela nell’improvviso impatto di una abitudine mentale con una visione diversa. Così dal modo di dire sui “numeri per farcela” nasce: “Avere tutti i numeri per farcela e scoprire che sono tutti occupati”, dall’espressione “farsi le ossa” si genera: “Ora che mi sono fatto le ossa dove le metto?”, così come dal clichè “urtare i sentimenti” si genera un accostamento imprevedibile: “Chi urta i sentimenti e chi si china per raccoglierli”. Gli esempi sono molti e testimoniano la grande facilità con cui emagua_ conia frasi acute e ironiche con questo procedimento. Degno di menzione è anche l’uso dei calembour (“Congiunture disastrali”, “E così via, di successo insuccesso”, “Sporgo regolare rinuncia”, etc) così come della immagine metaforica (“Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te”, “Ho scordato di nuovo la combinazione per aprire le palpebre”, “Mai posizionarsi nella traiettoria balistica di due incomprensioni). Se è vero che i tweet di emagua sono “una posizione privilegiata per godersi lo spettacolo della logica che si schianta contro l’imprevedibilità di un’emozione”, da questa stessa posizione si può assistere anche allo schianto della logica contro l’imprevedibilità di una immagine o di un pensiero. L’autore ama capovolgere la realtà e gli schemi delle cose, e come scrive in un tweet “Ogni tanto, solo leggendovi al contrario, mi rendo conto che è esattamente quello che avrei scritto io”.

Il divertissement raffinato e paradossale dei tweet di emagua_ non è comunque mai fine a se stesso. Tra i tanti temi toccati risalta il tentativo di esplorazione del tema dell’identità della persona. In emagua_ l’identità non è qualcosa di monolitico, ma il punto di raccordo di innumerevoli contraddizioni, una unità fatta di tante sfaccettature, una forma che cambia continuamente, un qualcosa di “incompiuto” (per ricollegarsi al nickname dell’autore). “Ancora non ho capito chi ero oggi che devo già inventarmi chi essere domani” scrive in un tweet. In questo lavoro di scavo e di esplorazione della propria identità il rischio è di trovare personalità multiple, “Sono convinto che continuando a scavarmi dentro finirò per sbucare dentro qualcun altro”. Dentro questa voragine che è la nostra identità interiore possono nascere conflitti interiori: “Dentro di noi Il problema non sono i conflitti interiori, è capire a quale fazione appartieni” o al contrario improvvise alleanze tra parti apparentemente opposte: “Pensavo di tradire la mia parte sensata assecondando la parte folle, poi ho scoperto che si frequentavano già senza che lo sapessi”. In questo crogiolo che è l’io è molto facile perdersi ” Non riesco più a ritrovare me stesso. – Fatti squillare” ovvero rimanere incastrati tra multipli frammenti di se stesso: “Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te”.

Presento una selezione di tweet di @emagua_ apparsi negli ultimi mesi:

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@emagua_, Tweet scelti

Se non ci capiamo è solo selezione naturale.

Non è prudente usare la solitudine come rifugio se non si conoscono a fondo i suoi labirinti.

Aprirsi varchi nei pensieri è bellissimo finché non rimani incastrato tra te e te.

L’irrazionalità è vedere il mondo capovolto, l’idiozia è mettersi a testa in giù per tornare a vederlo come prima.

Ancora non ho capito chi ero oggi che devo già inventarmi chi essere domani.

E poi c’è invano, per il quale continuo a fare di tutto.

Sono convinto che continuando a scavarmi dentro finirò per sbucare dentro qualcun altro.

– Desidera?
– Una nuova giornata.
– La prende con o senza filosofia?

Confido nella divina coincidenza.

Pensavo di tradire la mia parte sensata assecondando la parte folle, poi ho scoperto che si frequentavano già senza che lo sapessi.

E quando sarai arrivato al dunque, mandami una cartolina.

Se solo i ricordi che scompaiono lasciassero un biglietto per spiegare il gesto.

Cerco una posizione privilegiata per godermi lo spettacolo della logica che si schianta contro l’imprevedibilità di un’emozione.
Agli appuntamenti col destino ci vado armato.

Male che vada, torno ad essere felice.

Oggi prendiamola così, in pieno volto.

Avere tutti i numeri per farcela e scoprire che sono tutti occupati.

Il paradosso è che riflettiamo soprattutto in assenza di luce.

Detesto questa sensazione di parentesi lasciata aperta.

Più il rifugio è confortevole e più somiglia ad una prigione.

Il tempo non uccide il dolore, lo mantiene in coma farmacologico.

Il mio pensiero del giorno: domani.

Ora che mi sono fatto le ossa dove le metto?

Un attimo prima la decisione ti siede accanto, subito dopo è dall’altra parte della galassia.

Congiunture disastrali.

Il problema non sono i conflitti interiori, è capire a quale fazione appartieni.

Campagna a favore dell’utilizzo delle armi di distensione di massa.

E la prossima vita vorrei dedicarla a me.

Ho il sospetto che alcuni più che maturare decisioni le lascino decomporre.

E va bene, diamoci la carica.
Io porto il detonatore.

Scelgo i problemi dal modo in cui sorridono abbassando gli occhi.

Non volevo darti importanza, volevo regalartela.

Organismi geneticamente mortificati.

Fraintendere è la voglia di ritrovare noi stessi nell’altro.

Cuore che abbaia non demorde.

Un giorno perfetto qualcuno farà scivolare sotto la mia porta un biglietto: ‘da oggi sei libero’.

Miserie umane elevate all’ennesima prepotenza.

Non mi serve sapere cosa mi accadrà, ho già ucciso il destino perché pretendeva di decidere al posto mio.

Bisognerebbe seguire la propria natura non sorpassarla in curva.

Chi ama veramente le parole fa di tutto per rimanerne senza.

Mi dicono che ‘starmene a letto’ non può essere considerato come un diritto della libertà di espressione.

Vuoi mettere l’adrenalina di quando il dito ha cliccato l’invio e sai di aver scritto un’idiozia.
Altro che roulette russa.

Ho scordato di nuovo la combinazione per aprire le palpebre.

Se non sappiamo giocare con le nostre vite, le abbiamo già perse.

E così via, di successo insuccesso.

Avete mai visto che spettacolari sono le montagne d’orgoglio che si polverizzano a contatto con un ‘mi dispiace’?

Grazie alla sveglia l’attracco del corpo è stato puntuale, ora mi siedo sul molo ad aspettare che arrivi la mente.

Oggi io e la mia sonnolenza passeremo l’intera giornata a conoscerci meglio.

Non ho ancora capito se dovevo cavarmela o scavarmela da solo.

Quello che i sogni sanno fare meglio è prometterti la leggerezza e sputarti in faccia la verità.

Non demonizzate la follia, un giorno potrebbe essere l’unica via d’uscita.

Mai posizionarsi nella traiettoria balistica di due incomprensioni.

Chi urta i sentimenti e chi si china per raccoglierli.

Non potete capire cosa vi perdete a tenere gli occhi aperti.

Facciamo così, lancia in aria le tue regole ed io le frantumo al volo.

Dagli errori commessi non ho imparato alcuna novità, in realtà si è trattato di un ripasso.

L’indimenticabile non ha mai chiesto di diventarlo.

Sarebbe già qualcosa se si imparasse a distinguere la fragilità dalla debolezza.

Dovevo acquistare sicurezza quando avevo i soldi per pagarla.

Ciao, hai da trascendere?

Per sopravvivere alla pesantezza delle prossime ore, chiederò asilo al primo stato dissociativo disponibile.

Mi chiedo che fine facciano quelli che sono un libro aperto quando si arriva all’ultima pagina.

Il destino deve avermi incluso nella lista ‘obiettivi strategici’.

Se una difficoltà sorride, io ricambio.

I professionisti del fallimento sacrificano tutto in nome del diritto di essere compatiti.

Le soluzioni migliori sono come l’aria, ti circondano da sempre ma non ci fai mai caso.

Non c’è mai una chitarra elettrica da sfasciare quando serve.

Di queste interazioni surreali ricorderò la magnifica assenza di prospettive.

Se mi fosse interessato far chiarezza su ogni aspetto, sarei nato luce.

Detesto chi trasforma le mie emozioni in ordigni da disinnescare.

Questa sensazione di avere tutto sotto controllo è la cosa più bella che mi sia inventato.

Spingere il cuore giù dalle scale sperando che qualcuno stia salendo e lo recuperi.

Il prossimo passo sarà stipulare un armistizio coi mulini a vento.

Ci metto tutta la buona volontà, ma deve esserci una perdita da qualche parte.

Non riesco più a ritrovare me stesso.
– Fatti squillare.

– Scrivo per rappresentare i miei stati d’animo.
– Grazie, non compro niente.

Il mio futuro lo riconosco da come glissa su certi argomenti.

Chi ha inventato il peccato ora specula sulla bonifica dei sensi di colpa.

Di notte le fabbriche di speranze lavorano a pieno ritmo.

Scambierei pure quattro chiacchiere, l’importante è che alla fine ognuno si riprenda le proprie.

Un altro giorno per sedersi ed ascoltare il rumore della pioggia di opinioni.

Attraversarsi non implica calpestarsi.

Disperdetevi tra le cose che fanno riflettere e nessuno vi riuscirà a trovare.

Quello che mi attira è il bagliore tra le crepe della diffidenza.

In realtà i giorni bui aspettano solo che gli si tolgano le mani davanti agli occhi.

Tutti questi difetti necessari a preservare l’armonia dell’imperfezione.

Sporgo regolare rinuncia.

Diventiamo quello che non abbiamo il coraggio di dirci e subito dopo ritorniamo quello che eravamo.
Qualcosa più di niente.

Apprezzo il senso estetico nella scelta del momento in cui tacere.

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