Scrittori di aforismi su Twitter, LilaSchon

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @LilaSchon (lilaschon).

Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “È ben probabile che al termine di questa mia breve introduzione, non si sappia di me né più né meno di quanto si saprebbe ascoltando un Notturno di Chopin o leggendo un poema di Poe. Mi chiamo Lila Schon, ma nella recita del quotidiano ho un altro nome. Questo non l’ho scelto io, è lui che ha scelto me, come un richiamo ancestrale, col suo suono liquido e rotondo è mia madre, mia figlia, mia sorella, la mia amante. Sono io. Lila Schon nasce diversi anni prima della mia iscrizione a Twitter, in una serata tra amici e Martini e discorsi a proposito dell’esistenza; etimologicamente, nell’Ebraismo ‘LYL’ significa notte, che si completa in Lilith, demone notturno, ovvero una civetta, rapace che, col suo uh-uh malinconico, ha fatto da colonna sonora a quasi tutte le mie notti insonni. In aramaico invece significa ‘gioco del mondo’ altra calzante interpretazione della vita. Schön, a cui ho tolto l’umlaut per comodità, ha un suono suadente ed è un omaggio al ‘bello’ e alla lingua tedesca, che amo”.

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@Lilaschon scrive su Twitter dal marzo 2012 e a proposito della sua scrittura afferma: “Il motivo per cui scrivo è che non so farlo e la mancanza di aspettativa rende nulla la possibilità di un ulteriore fallimento; mi interessano poco i canoni della scrittura, uso smodatamente aggettivi e avverbi e credo che le parole giuste non abbiano un senso, ma almeno cinque”.

Nella scrittura di @LilaSchon , in questo scorrere di linee orizzontali che sono i suoi tweets, non c’è una sequenza progressiva con un unico e rigido epilogo, ma al contrario un intrecciarsi di percorsi in cui spesso tematiche apparentemente opposte sono compresenti e si alternano e avanzano senza soluzione di continuità: “Per stamattina ho scritto tutto: nonsense, poetico, auto contemplativo ironico. Vado a farmi una vita”.

Realtà e immaginazione, passato e presente, il sé e l’altro si confondono perché come scrive l’autrice: “Sono una visionaria, non conosco il confine tra la realtà e l’immaginazione, per questo potrei raccontarvi di come ieri sera fossi un filo d’erba o la rugiada o entrambi o nessuno, perché non c’è un’attendibilità oggettiva in ciò che racconta l’uomo, gli stessi ricordi si modificano continuamente rendendo quanto più convincente l’idea che il passato non esista e che il presente sia solo una proiezione dell’inconscio”.

In questo gioco tra realtà e immaginazione, tra senso e parola l’autrice costruisce significati e situazioni che possono essere opposti. Così in certi tweet si percepisce una forte sensualità e corporalità, una voglia di toccare e abbracciare e baciare non solo le persone ma anche le cose, insomma di fondersi con il mondo: (“C’è una primavera da mordere il primo collo che passa” oppure “Sfogliare un libro è una delle cose più erotiche che esista: strati d’animo tra le le dita e pagine che si aprono come cosce” o anche “La pioggia è tutta un’altra cosa, liquida, inafferrabile, erotica come un bacio che dalla bocca scivola dappertutto”). In altri tweet invece l’autrice sembra ritirarsi e chiudersi in se stessa, quasi come se fosse delusa da quel mondo che un attimo prima avrebbe voluto conquistare: “Sto guarendo, non sento il bisogno di conquistare il mondo, gli psicofarmaci funzionano. Dimenticavo, se volete ve lo affitto, il mondo” e anche “Sono quella con la maglietta con su scritto ‘la vita è bella, io ti amo’ e gli occhi come certi pozzi in cui suicidarsi” e anche “Caro Epicuro, capita che la vita e la morte coincidano, capita che vivere sia solo vilipendio di un cadavere che respira. Capita, capito?”.

Del resto l’autrice mi scrive: “Questo è ciò che sono e che faccio nella vita: sono un pensiero e penso, non esisto” e i pensieri di @LilaSchon sono molteplici, fatti di tante contraddizioni (contraddizioni anche sentimentali “Del perché m’innamori ogni giorno, per un nonnulla, dentro la tempesta artificiale di un autolavaggio di periferia, ecco, non lo so”).

In questo “non esistere” nella vita ma nei pensieri e nelle parole (“Vorrei stare tra due parole, come un respiro”), l’autrice descrive il suo percorso mentale che sembra scorrere alla ricerca di qualcosa di perduto: forse la serenità, forse la verità (“La verità è un quadro astratto. Prendi una bugia invece, ha dettagli talmente nitidi che la scambi per una fotografia), l’amore (“Ho una complicazione relazionata”), forse anche l’anima (“La colpa è tutta di Gregorio I che nel 585 D.C. ha avuto la brillante idea di concedere l’anima alle donne”) perché l’anima “è una lingua, ma è raro trovare chi la parla”.

E a volte, quando in qualche tweet affiora la delusione o il senso del fallimento, sembra di sentire l’autrice che dice: “Perdonami, in fondo è solo la prima volta che vivo”.

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@Lilaschon, Tweet scelti

La verità è un quadro astratto. Prendi una bugia invece, ha dettagli talmente nitidi che la scambi per una fotografia.

Quando vi sembra di vivere in una favola senza lupo, siete già nel suo stomaco.

Situazione sentimentale? Da quando i sentimenti hanno una situazione e una situazione ha dei sentimenti?

Ho mezz’ora libera, ci amiamo perdutamente per sempre?

Sai quella foto dove siamo seduti sulla panchina, inizia a piovere e tu mi baci? Non è mai stata scattata, eppure io la ricordo ogni giorno.

L’anima è una lingua, ma è raro trovare chi la parla.

Il più grande peccato dell’uomo è dormire di notte, quando l’universo è disposto a lasciarsi guardare.

Perdonami, in fondo è solo la prima volta che vivo.

Quando ti innamori di una testa, il corpo gode tantissimo.

di notte i pensieri ti guardano come gufi

Non so se sia peggio la mancanza d’immaginazione o la mancanza di ciò che si è immaginato.

Ho una complicazione relazionata.

Sfogliare un libro è una delle cose più erotiche che esista: strati d’animo tra le le dita e pagine che si aprono come cosce.

Perfetti sconosciuti e imperfetti conosciuti.

Il bello dei numeri è quando non contano, il bello delle parole è quando non servono. In pratica esistere è essere lì, semplicemente.

Credo si nasca due volte: quando si viene al mondo e la prima volta che si ha consapevolezza di sé.
Le successive consapevolezze uccidono.

Invece che parlare sempre male degli altri, provate a cambiare frequentazioni. Funziona. Un abbraccio.

Se parli di amore omosessuale c’è sempre un defollow che ti aspetta. Ma l’amore omosessuale non esiste, esiste solo quello universale!

Si nota di più una parola che viene a mancare, di una che non c’è mai stata.

Porterei rancore, ma è troppo pesante. Se porto due birre, va bene uguale?

Scopare qualcuno che non si desidera è il peggior tradimento, a se stessi.

C’è che mi piaci da morire, che non sbagli un colpo anche se non vuoi colpirmi e io ti prometto che non ci avremo mai, per sempre.

Tu slaccia, io l’ego.

Sono una facile, lo confesso, se sai usare la punteggiatura e il congiuntivo, io m’innamoro.

Quando mi parli, la primavera mi lecca la faccia

Non sono io, è l’universo

Mi detto le parole con gli occhi

Baciami qui, sul telefono

Quel spostare le montagne, i confini e le case, per guardare i tuoi occhi, non è coraggio ma incoscienza.

Mi vieni meglio in mente che in faccia.

La notte, gli occhi corrono tra un condizionale e un passato remoto.

La pioggia è tutta un’altra cosa, liquida, inafferrabile, erotica come un bacio che dalla bocca scivola dappertutto

Ma voi lo sapete quanta follia ci sta in un secondo di estrema razionalità?

Tu, con baci, con me.

La prossima volta che faccio con la testa ciò che va fatto con il cuore, spero di chiamarmi Maria Antonietta e che sia il 16 ottobre 1793.

Io ve lo dico: fuori dalle convenzioni ci stanno i baci più belli.
Voi continuate pure a prepararvi per la spesa del sabato pomeriggio.

Finisco l’ultimo fallimento e sono subito da voi.

Ogni volta che penserai di tornare, nella mia mente, ricordami di dimenticarti.

Il potere delle parole sta nel non avere una dimensione, ma di prendersele tutte.

Non mangio mai con una persona se almeno prima non ci ho fatto l’amore, perché trovo che sia molto più intimo nutrirsi insieme che godere.

Il pudore è l’invenzione di chi non sa spogliarsi.

A quest’ora parte sempre la riproduzione casuale di ogni mia fantasia erotica.
E le mie sinapsi se la ridono.

Portami sulla luna o nel parcheggio di un supermarket e inchiodami il tempo di un bacio, così vedrai gli adesso che tamponano i dopo

Un abbraccio a chi se ne frega del bicchiere mezzo vuoto purché il flacone dello Xanax sia sempre mezzo pieno.

La bellezza di voltar pagina, quel fruscio che scivola sulle dita e il profumo di carta e inchiostro che sa di continuità, cambiando tutto.

(sei un cielo da averci occhi in tutta la pelle)

I bambini non sono buoni, non ne hanno bisogno, perché non hanno la deformazione bene-male.

Il giudizio vale solo se è quello Universale.

Dio, perché mi hai fatta così stupida invece che totalmente stupida?

La poesia è terribilmente fuori moda da almeno un secolo perché la gente legge solo con gli occhi e non con la pancia.

Aveva occhi sbiaditi e rughe e il suo abbraccio nudo non stringeva un’oscena pornografia ma la tenerezza di chi non ha amato mai.

Ieri ho incontrato una donna nel romanzo che sto leggendo; due sole pagine, non è che una comparsa eppure la conosco da sempre e l’amo.

Le relazioni amorose virtuali sono straordinariamente intense solo per via di quel dettaglio da nulla che è la proiezione di sé nell’altro

Miss toannoiando.

Io m’innamoro delle parole e mio marito dice che si sente più tranquillo quando leggo un autore già morto o al massimo Eco.

Non è successo niente e non c’è cosa migliore di niente per cambiare tutto.

Vorrei stare tra due parole, come un respiro.

Sbocciano le dita mentre gli occhi continuano a perdere petali.

E quelli che alle 10 del mattino ti chiedono “ti stai toccando?” e tu devi appoggiare l’aspirapolvere per rispondere.

Vorrei coltivarmi il ventre per farci nascere un campo di tulipani bianchi.

Margherita ha ragione: nascondere una cosa minuscola nell’inconscio fa si che questa si armi e alla prima occasione ti dichiari guerra.

Metà muore dalla voglia di esser diverso e metà dalla voglia di esser omologato. In pratica si muore tutti di una voglia.

Ho letto tutta notte e non ricordo nemmeno una parola e c’è un ricordo da dimenticare di cui ricordo ogni singola parola

State attenti alla primavera, che tra raffreddori e allergie, è un attimo perdere il cervello con uno starnuto.

Si possono amare più persone contemporaneamente ma ci si innamora di una per volta.

Il cerchio non lo chiudi certo di notte, quando le stelle disegnano angoli in tutto il cielo.

La felicità si può scegliere in qualunque tormento.

Ricapitoliamo:
– EMOZIONI solo se siete Battisti
– FINZIONI solo se siete Borges
– EREZIONI solo se siete Nacho Vidal

Mi dispiace un po’ quando vengo fraintesa, poi sconosciuti come prima.

Avere il futuro in mano e non sapere dove appoggiarlo.

Era molto più facile quando non ero io.

La mia Pasqua vol. I
Madre: almeno oggi potevi vestirti da cristiana.
E dire che le converse borchiate mi sembravano a tema, di chiodi.

Esistenze che passano come meteoriti in cieli di altri.

Ci sono persone interessanti come un palindromo: stessa storia, sia che la leggi dall’inizio alla fine, che dalla fine all’inizio.

Vediamoci a metà strada, tra l’asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere e raccontami tutte le cose che non conosco di me.

Del perché m’innamori ogni giorno, per un nonnulla, dentro la tempesta artificiale di un autolavaggio di periferia, ecco, non lo so.

Ci sono giorni che passano, altri che non ti lasciano passare.

La fine e l’inizio hanno la stessa intensità, ti fanno sentire così vivo che potresti anche morirne.

Vorrei tornare al momento in cui ero nel contempo il seme di mio padre e il ventre di mia madre per sentire il calore della coincidenza.

Mi sono sfatta, una #selfie

Quando trovate l’anima gemella ogni quindici giorni, forse si tratta di parto plurigemellare.

La colpa è tutta di Gregorio I che nel 585 D.C. ha avuto la brillante idea di concedere l’anima alle donne.

Se solo sapessimo quanto siamo piccoli, rideremmo così forte che le stelle sarebbero solo i denti delle nostre risa.

Mi ricordi il mio futuro.

Chiedere scusa solo se non è una scusa.

Hai finto di non guardarmi mentre mi guardavi e io ho solo fatto di peggio, ho finto di guardarti mentre non ti guardavo.

Spero che questo sole asciughi in fretta il pietoso velo che ho steso.

Caro Epicuro, capita che la vita e la morte coincidano, capita che vivere sia solo vilipendio di un cadavere che respira. Capita, capito?

Credo si nasca due volte: quando si viene al mondo e la prima volta che si ha consapevolezza di sé. Le successive consapevolezze uccidono.

È quando finisce di contare che inizi a scontare tutto.

Delle parole stuprate nel loro significato, usate come puttane per un orgasmo e poi lanciate in un cestino, di loro, chi si ricorderà?

Cerco la mia testa gemella.

Specchio, specchio del reame, come mi stanno le mie brame?

Il silenzio è l’unica possibilità di ritorno, perché le parole dette per rabbia sono quella lingua d’asfalto di sola andata.

Ti lascio i miei sogni di una vita fa, un post it sul frigo, la foto scattata a Praga e tutti gli occhi con cui non ti ho guardato.

Ti ho già raccontato di quando ero viva?

Non so se sia peggio la mancanza d’immaginazione o la mancanza di ciò che si è immaginato.

Provo ancora qualcosa per te. Ri-sentimento.

Il sole è un realista convinto, insopportabile quanto un ingegnere.

-nel tuo amato Ottocento, ti avrebbero rinchiusa in un manicomio. -ci siamo anche adesso in un manicomio, ma ci illudiamo non lo sia.

Vengono in pace armati fino ai denti e tu, nella tua guerra, ti proteggi con scudi di risate.

Perché dare un senso alle cose, quando puoi darne cinque?

Conosci la mia smorfia appena sveglia, cosa ordino al giapponese, il mio cinico romanticismo. Puoi vincere perché giochi in casa, la nostra.

Mi vieni meglio in mente che in faccia.

Gira gente che crea dipendenza, ma io spero di non incontrarla.

Sei la riproduzione in miniatura dell’universo e io son finita nel buco nero dei tuoi occhi.

Ogni volta che penserai di tornare, nella mia mente, ricordami di dimenticarti.

Sto guarendo, non sento il bisogno di conquistare il mondo, gli psicofarmaci funzionano. Dimenticavo, se volete ve lo affitto, il mondo.

Ho chiuso con le illusioni ma queste stan cercando di buttar giù la porta.

Vivo in un mondo dove “a parole son bravi tutti”, “le dimensioni non contano” e “la Bellezza è negli occhi di chi guarda”. Sono un’aliena.

Ti amo con tutti i miei organi. Peccato che io non sia un uomo, peccato davvero, perché col cazzo che dovrei amarti.

Ci siamo scontrati e mi è venuta un’emozione cerebrale.

Scrivo una roba figa, voi non la leggete, io vado in paranoia, forse non è una roba figa e la mia analista vi ringrazia per la seduta extra.

Io e mio marito siamo rivali in amore, amiamo entrambi me.

Gli occhi innamorati vendono pubblicità al cuore.

Sono quella con la maglietta con su scritto “la vita è bella, io ti amo” e gli occhi come certi pozzi in cui suicidarsi.

Sei quel fiocco grande e rosso che impacchetta tutte le mie parole davanti ad una sola, tua, parola.

Ripetevo un gesto all’infinito, ma quella carezza era l’infinito che ripeteva il mio amarti in un gesto.

Provo ancora qualcosa per te.
Ri-sentimento.

Pensavo fosse amore, invece era un’Apocalesse.

Le cose belle accadono, quelle brutte cadono.

Ci sono giornate meravigliose che distruggono gli occhi, come granate di sole a cui non puoi sfuggire.

Mi guardo allo specchio per ricordarmi come mi guardavi tu.

“lilaschon ti ha taggato in un pensiero! Per visualizzarlo clicca su baciami.subito”

Speranze così ben riposte da aver dimenticato dove.

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