Scrittori di aforismi su Twitter, Iparchia

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @iparchia (Serena, forse).

Nella breve nota biografica che mi ha inviato, @iparchia scrive di sé regalandomi uno splendido tweet: “Non chiedere mai chi sono ma vieni a guardare il mare”. E poi aggiunge: “E’ difficile raccontarsi, c’è sempre qualcosa che rimane fluttuante, libero da ogni forma, qualcosa che sembra fatto solo per essere vissuto, dimenticato e poi rivissuto, e c’è sempre qualcosa che si è smarrito prima ancora di averlo incontrato: ‘Tra gli immutabili archetipi celesti. Devo averti perso lì, in una teoria‘. In una vita precedente sono stata un’onda del mare, di quelle che portano a riva sassolini colorati e li custodiscono come fossero smeraldi preziosi, tanto che alla fine tutti li credono realmente tali, compresi gli stessi sassolini. In questa non lo so ancora, aspetto la prossima per capirlo e per farmi regalare un po’ di nostalgia. Ho sempre amato Verona, la città della mia infanzia, dei primi baci rubati e dei mille ideali fatti scivolare sugli ampi marciapiedi di pietra rosa, i suoi ponti e le sue splendide piazze dove noi ragazzi con i pugni alzati fingevamo rabbia, per inventarci un futuro e nasconderne i sogni. Poi all’improvviso, il ritorno alla mia terra d’origine, la Puglia e il suo mare. Così ho visto l’anima bruciata dei muretti a secco che profumavano di mandorli, l’aria barocca e serena degli ulivi e ho visto distese di spiagge negate, ho visto il mio sud, ed è stato amore a prima vista, totale, fisico, da togliere il fiato”. A proposito del suo nome, l’autrice commenta: “Mi chiedono spesso perché “Iparchia”. Per l’amore per la filosofia, credo, o perché Ipparchia sapeva amare nell’unico modo possibile e assoluto, o semplicemente perché era una donna libera. Io ho una vita più semplice di Ipparchia e mi basta una sola P”.”

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@iparchia è su Twitter dal dicembre 2010. “Sono sbarcata su Twitter per curiosità, (ne avevo sentito parlare da un amico), ed ero convinta che mi sarei annoiata molto presto, invece mi sono fatta conquistare immediatamente dalle parole che lo popolavano e dalla vita che intravedevo nella loro costruzione, un ponte che sembrava coprire le distanze silenziose tra anonime biografie. Ma Twitter è anche divertimento, informazione, relazioni, sogni di sogni, metafore di vita, istantanee di un quotidiano sempre contemporaneo, e a me piace lasciarmi trasportare da questo ordinato disordine. E’ come aprire il mondo e leggerlo d’un fiato. Ma la cosa che più mi affascina è quel suono inconfondibile, quel linguaggio primitivo che c’è in ciascuno di noi, ed è questo che cerco e ascolto sempre con grande attenzione, al di là di qualsiasi comprensione. Questi credo siano i motivi per cui leggo, perché scrivo non lo so ancora. Forse per provare a dare un ordine a tutta questa moltitudine che mi abita e a tutti questi frammenti a cui appartengo, sempre un po’ sparsi, sempre più dispersi. Un modo faticoso per capire ciò che non sono.O forse perché le cose finiscono e se non si scrivono finiscono e basta. Non lo so, troppo complesso, l’unica cosa che so è che quando sento questa frantumazione affiorare in superficie come un’infinita conversazione, posso solo scrivere, e sorridere”.

Leggerezza, sensibilità, spiritualità, emozione, poesia, un po’ di follia, i colori del mare, la luce, il vento. C’è tutto questo nella scrittura di @iparchia e anche altro. In molti suoi tweet c’è questa gestualità dell’aprire la finestra (una finestra del sud), e guardare oltre (“Mi è sempre piaciuto sedermi a questa finestra, le ginocchia tra le braccia, a guardare…”). Ci sono tetti, terrazzi, balconi ingombri di sole “e limoni che il mare sai sempre dov’è”. C’è soprattutto l’amore (“Se rileggo ciò che scrivo, cosa che faccio quasi sempre d’istinto, mi stupisco ogni volta di quanto sia presente la parola amore, come se ce ne fosse troppo e mi traboccasse da ogni parte e nello stesso tempo come se non ne avessi mai abbastanza, come fosse una volenterosa impotenza che mi accompagna”). Ma oltre la finestra c’è anche l’anima delle cose e delle persone e ci sono persino gli dei (“Le lune, i principi e gli dei sono sempre oltre l’albero più lontano, quello che non riusciamo mai a mettere a fuoco”).

Davanti a questa finestra (reale e simbolica) si instaura un dialogo a due, tra @iparchia e la realtà (“Ed è così che inizia il mio dialogo a due, tra me e la realtà”) dove l’autrice riesce a mettere a fuoco, con una rara sensibilità pensieri, emozioni, sogni, vissuti, ricordi, ma anche assenze, nostalgie e mancanze (il tema dell’amore ne è il filo conduttore). Talora a questo fitto dialogo con la realtà si sostituisce l’indicibile (“Vorrei il dono della parola per mediare le mie emozioni, per tradurne i pensieri, e invece sorrido ai tetti e guardo il mare, là in fondo”).

Presento una selezione di tweet (come un’altra autrice di Twitter, @egyzia, anche @iparchia inframezza i suoi tweet con delle bellissime foto del mare e della sua terra. Sono assolutamente imperdibili):

**

@iparchia, Tweet scelti

Tranquilli, le donne intelligenti sanno fare sesso come quelle stupide, e dopo non dovete nemmeno far finta di amarle.

In un mondo dove tutti hanno la verità in tasca, io trovo solo vecchi scontrini sgualciti a ricordarmi che i miei conti li ho sempre pagati.

Mi piacciono le donne che ridono anche quando vorrebbero piangere, e gli uomini che fingono di non capire mentre le amano un po’ di più.

L’insostenibile leggerezza del può essere.

Alcune persone ti riempiono la vita, altre lo sono.

È facile essere se stessi, il difficile è scegliere quale.

C’è un luogo della mia mente dove non oso andare, ti ho nascosto lì.

Avremmo potuto far finta di tutto.

Mi mancano sempre più spesso le parole.
Le tue.

Invece io preferisco gli uomini che fanno ridere prima. Dopo, meglio una sigaretta e un po’ di nostalgia.

Amare è attraversare vari divenire, e alla fine non sai più chi sei.

Sarei bellissima vestita di rosso, mentre corro a gettare sassi in acqua per vedere le bollicine salire, ma la solitudine ha una sua etica.

Quando ero triste, mia madre mi diceva di chiudere gli occhi e di pensare a una cosa bella. Ora ho gli occhi chiusi e penso a lei.

Per un attimo mi era sembrato di sapere qualcosa di me, poi il vento ha gonfiato le tende. Anche oggi maestrale.

Aspetto affacciata alla finestra che passi l’attimo, o l’idea, o tu. Mi appoggio allo schienale e rido. Un altro caffè.

Ho visto uomini temere di pagare lo scotto e ho visto donne sorridere e pagare per due.

#UmanoÈ stupirsi di ogni cosa e poi rientrare nel mondo.

Il più erotico dei triangoli: tu, io, il presente.

“Tu non esisti… sono io che ti esisto in me”.

Dai vestiti di nostalgia, che se no non ti riconosco.

Alcune donne sono così, fingono di amare la forma e intanto scavano in cerca dell’essenza, fino a farsi sanguinare le mani.

Devo cancellare qualche sempre, ho la memoria piena.

Anche l’intelligenza più pura può venire a noia se non è sporcata da un po’ di sensibilità.

Le lune, i principi e gli dei sono sempre oltre l’albero più lontano, quello che non riusciamo mai a mettere a fuoco.

Si parla per non esplodere, si scrive per non implodere.

Tenetevi l’inquietudine, per la quiete dovete aspettare la tempesta.

Le ferite sanno essere feritoie se ci sai guardare dentro.

Continuano a riempirmi il cuore di lividi per poter entrare. Che sciocchi, è sempre aperto.

A me, invece, piace scuotere le persone per sentirne il profumo dell’anima, quando c’è.

Ho dovuto perdere la testa per ritrovarti.

Mi guardo attraverso la forma che credo gli altri vedano, e non mi piace tutta questa relatività.

Urlerei se non sapessi che il dolore è sordo.

Tutte quelle parole dette a voce alta, lo specchio, e nemmeno tu ad ascoltarti.

Ci sono istanti solo tuoi che non puoi condividere nemmeno col silenzio, quel tempo che è stato o avrebbe potuto essere.

Vorrei il dono della parola per mediare le mie emozioni, per tradurne i pensieri, e invece sorrido ai tetti e guardo il mare, là in fondo.

Rassegnatevi, le delusioni d’amore insegnano solo ad amare, ancora.

Non ricordo se so di non sapere o se non so di sapere.

Ci sono teorie così inutili che per sopravvivere devono per forza essere belle.

Perché spiegare, adattarsi, quando vorrei ferirmi ad ogni tuo spigolo?

Pomeriggi così pigri che i pensieri rimangono a languire come vestiti dimenticati sul pavimento, dopo l’amore.

Non chiedere mai chi sono ma vieni a guardare il mare

Più cerco di mettere a fuoco te, più brucio io.

Tutti pronti a spiegare come si ama, e nessuno che sappia dirti come si smette.

Una volta mi piaceva piacerti, ora mi piacerebbe che mi piacesse ancora.
Scherzo, ripasso i verbi.

La metafora è l’intuizione di un’analogia tra cose dissimili. Chissà perché alcuni lo chiamano amore.

Ci dev’essere un vecchio specchio dimenticato negli occhi di chi ami, perché è lì che rivedo la ragazzina che ero, un po’ confusa ma felice.

A volte vorrei non trovare le parole, perché quando le trovo mi scoppiano dentro.

La realtà è una struttura libera, allora perché non posso uscire?

Della felicità mi piace che ci riprova sempre.

Trattieni le parole e lascia libere le mani, ci sono cose che non sappiamo dire.

A destra gli ulivi, a sinistra il mare, e sparsi qua e là tutti i colori della primavera. Ogni parola è sorriso.

Mio padre m’insegnava a perdonare gli altri, mia madre a farlo con me stessa. A noi donne sempre la parte più difficile.

L’architettura delineata dallo sguardo, credo solo a quella.

Mi piace chi irrompe e non paga, ma resta.

Ci amavamo così tanto che decidemmo di andare a ridere insieme.

Quando tutto quello che vorresti dirgli è che è la cosa più importante della tua vita, non di questa, ma di quella che avresti voluto.

Registro, sommo, troppo spesso moltiplico, quasi mai sottraggo. E i conti non tornano.

Stanotte ho sorpreso un angolo e ora so cosa c’è dietro. Un altro angolo.

Di sera vedo il sole far l’amore con la luna e poi allontanarsi in fretta per non bruciarla. E vedo la luna morire di freddo, ogni sera.

Il giorno è un viaggio alla ricerca di un linguaggio. È incredibile quanto poco si possa dire pur parlando tanto.

La vita è un insieme di luoghi comuni, inutile fingersi apolide.

Prendimi o portami, ma che sia al mare.

Tu prendimi i fianchi, alla vita penso io.

Mi hai voluto giovane e bella. Poi mi hai voluto solo per te. Poi mi hai voluto annullata. Non hai mai voluto me. #noallaviolenzasulledonne

Se ti fa soffrire così tanto non è perché ti ha amato tanto, ma perché tu l’hai amato, tanto. Qualcuno dovrebbe dirlo al nostro ego.

Mi piacciono le donne che sanno passare dall’aspetto all’anima con un tuffo improvviso, e gli uomini che non hanno paura di nuotare.

La felicità è permalosa, se non la riconosci subito si offende e se ne va.

Rimani ancora un po’, il tempo di dimenticarti.

Pare che per ogni uomo ci siano sette donne. Ecco perché noi non ne troviamo mai uno tutto d’un pezzo.

Salvo complicazioni, che a salvare le cose semplici sono capaci tutti.

Mi piacciono quei sorrisi che ti mandano in mille pezzi, mai più ricomponibili.

Uno nella vita faceva il cercatore di sesso, l’Altro di senso. Morirono entrambi poveri, Uno felice, l’Altro non lo seppe mai.#microracconti

Allineavo le matite per disegnarti sempre più uguale a me. Ho mille disegni e non so chi sei.

Eri bello mentre ricamavi le mie ferite allontanandoti ogni tanto per controllare la visione d’insieme. Anche il dolore ha una sua estetica.

“Col sorriso dei giusti e il coraggio dei folli”, vorrei addormentarmi così.

Chiudo gli occhi e ascolto il rumore del mare in ogni stanza in cui sono stata, in ogni casa in cui ho vissuto.

Una notte d’amore le sarebbe servita più di mille poesie, ma c’era sempre il sole ed amava leggere.

C’è un sole che vien voglia di essere veri.

Prendete tutte le emozioni possibili e tutti i pensieri più diversi e metteteli in unico corpo. Ecco, quella è una donna.

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