Scrittori di aforismi su Twitter, Cecilia Seppia

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @CeciliaSeppia (Cecilia).

Di Roma, giornalista, @CeciliaSeppia scrive su Twitter da circa due anni: “È stato il mio migliore amico a convincermi assicurandomi che poteva essere un valido alleato per il mio lavoro di giornalista” mi scrive Cecilia. “A parte il primo tweet, però non ho mai usato questo strumento per lavoro. È stato comunque amore a prima vista e in un attimo mi sono ritrovata a pensare per poter scrivere, cioè a formulare pensieri in 140 caratteri, mettendoci dentro immagini, suoni, sensazioni, di questo meraviglioso mondo interiore che ci portiamo appresso, facendo della scrittura una via d’uscita. Scrivo per mestiere e la sintesi è una cosa che impari col tempo, ma con gli ‘aforismi’ mi è subito venuta naturale. Fortunatamente quello per twitter non è un amore ‘malato’, convulso o dipendente. Però è bello che ci sia questo mezzo, tutte le volte che affiora un pensiero. Prendo in mano il telefono, apro l’App, twitto, invio. Interagisco poco, seguo con diffidenza, ho i miei preferiti, pochi dm. Retwitto spesso, perché credo che il retweet sia l’essenza di Twitter”.

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A proposito dei suoi tweet @CeciliaSeppia afferma: “Penso cose, scrivo frasi, senti-mento”. Leggere la TimeLine di @Ceciliaseppia è come leggere un romanzo o anche un trattato sull’amore e sui sentimenti. Un trattato dove però ogni capitolo contraddice quello successivo, perché i sentimenti sono fatti di contraddizioni, di pieni e di vuoti, di presenze e assenze. In questo “senti-mentare” (che può anche essere un “senti-mentire” dal momento che come scrive la stessa autrice “Di me c’è molto, ma non sempre racconto cose che vivo io. Alcune volto mi colpisce un gesto, una parola detta da qualcuno e provo ad indossarla facendone il mio abito perfetto”), si percepisce la gioia dei sentimenti dati/ricevuti ma anche la malinconia dell’assenza dell’altro (“Scrivo per lavare di dosso l’odore della malinconia”), la tenerezza sussurrata ma anche il suo opposto, la parola urlata (“Scrivo per urlare senza perdere la voce”). Quello che Cecilia fa – e lo fa davvero bene – è scrivere e ri-scrivere l’infinita mappa del nostro cuore e della nostra coscienza (“Scrivo per buttare fuori, per capire dentro”).

Su un tema come l’amore, dove gli scrittori di aforismi hanno composto migliaia e migliaia di aforismi e dove tutto sembra essere stato detto, @CeciliaSeppia riesce a superare quella sensazione di deja vu e deja lu, coniando aforismi davvero originali: privi di quel cinismo e pessimismo che da La Rochefoucauld in poi ha caratterizzato l’aforisma amoroso e al contrario pieni di emozione, positività, luminosità. “In me c’è l’ironia, la spontaneità e questo essere perdutamente innamorata dell’amore, fatto, detto, percepito, riconosciuto” mi scrive ancora l’autrice. Sono tweet che pulsano di passione, di vita (“Di tutto quanto è scritto io amo solo ciò che uno scrive col sangue” afferma Cecilia citando Nietzsche) e anche di inquietudine (“l’inquietudine positiva, quella dell’anima che cerca”).

Presento una selezione di aforismi di @CeciliaSeppia apparsi nell’ultimo anno:

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@CeciliaSeppia, Tweet scelti

L’anima vola, la coscienza pesa.

È finita davvero solo se non ricordi l’odore.

E ci sono certi “ti odio” che hanno l’amore in bocca.

Tutti a rincorrere la libertà, quando l’unica cosa che vorremmo davvero, è un abbraccio che ci possa trattenere.

C’è il “mi manchi” detto quando si è lontani. Poi c’è il “mi sei mancata” sussurrato, con il tuo viso tra le sue mani ed è un’altra storia.

Se ti dedica tempo, si è già guadagnato il tuo spazio.

Ho visto una coppia correre forte per non perdere l’autobus. Sarebbe stato più facile lasciarsi la mano ma loro volevano perderlo insieme.

Persone che vedi tutti i giorni ma non lasciano tracce di vita; persone che vedi una volta sola e ti restano dentro una vita.

E comunque ricordo agli egocentrici, quelli che loro sono tutto e tu non sei niente che “Io” in Sanscrito vuol dire capra. Fate vobis.

Sarebbe bello se ogni tanto fosse il tempo a non voler perdere noi.

Un abbraccio vero non lo senti dalla stretta, nè dal calore. Li senti dalla voglia, una volta finiti, di averne ancora.

E’ così che ti frega la vita. Ti prende quando sei distratto e ti semina dentro un’immagine, un odore. Poi dopo scopri che era la felicità.

Chissà perché chi corre per scappare va sempre più veloce di chi lo fa per venirti incontro.

Odio quei “ti amo” detti per chiedere scusa. Odio il tono di ogni singola lettera e il senso di colpa che li attraversa.

Quella complicità lì, di chi è costretto ad ignorarsi, ma ha occhi solo per cercarsi.

Dividere tutto dal cornetto la mattina a milioni di interessi e non poter stare insieme. Questa, secondo me è una domanda da fare a Dio.

L’avere 100 donne diverse non fa di te un uomo. Lo sei davvero quando riesci ad inventare 100 modi diversi di amare la stessa donna.

Ciao sono quella che prende pali in fronte anche se corre solo con la fantasia.

Si chiama effetto paradosso. Quello che fa un calmante quando invece di calmare, agita. Quello che mi fai tu se mi ami così tanto.

È strano, non mi hai mai chiesto cosa mi piacesse fare. Eppure non c’è stata una volta che non mi sia piaciuto, farlo insieme a te.

Tra “inutile piangere sul latte macchiato, la marmitta paralitica e sono uno sterco di santo” io voto per “quando muoio mi faccio cromare”.

Quel gioco lì, che salgo sul gradino per essere alla tua altezza e tu invece mi sollevi per portarmi ancora più in alto.

Succede che il cuore ti si è spezzato in due peró devi andare in scena e far sorridere la gente. Nessuno lo sa ma l’attore soffre due volte.

Quando Dio distribuiva la sensibilità io già piangevo per quelli che non l’avrebbero ricevuta.

Cari uomini, se una donna vi dice: “scendo tra 5 minuti” significa che tra 5 minuti scenderà…. è inutile che citofonate ogni mezz’ora!

Quando ti innamori trovi mille ragioni per pensare che quella sia la persona giusta. Poi se ne va, e te ne dà una sola per odiarla.

Certe volte lasciarsi male, è l’unico modo per lasciarsi davvero.

Che idiozia restare amici dopo essersi amati. L’amore si prende tutto, le mezze misure, i compromessi non fanno per lui.

La verità è che se non ti risponde dopo 8 chiamate, sms, 35 uozzap, non è che non ti ama più. È che lo hanno rapito gli alieni, poi è morto.

Divertiti anche tu a costruire un governo tecnico. Da oggi nei migliori negozi di giocattoli.

Sapete perché non tuitto di politica? Perché la politica si occupa della gente e del bene collettivo. La nostra non è politica, è cabaret.

Come quando quel ricordo comincia a dileguarsi. Ché tu vorresti avesse corpo per prenderlo a schiaffi, per dirgli di restare.

Immagina quel “ciao” detto piano, occhi negli occhi, che anche in mezzo alla gente taglia il mondo fuori.

Poi decidi che non vuoi più niente dalla vita, solo per paura di perdere ciò che ti viene donato.

Secondo gli esperti i selfie sono frutto di “ineducazione digitale”. Almeno non hanno scomodato roba tipo il disagio familiare e la droga.

Ogni tanto la ruota gira. Ma tu resti un criceto.

Ci sei dentro, quando riesci a vederlo ovunque là fuori.

Dovremmo fare come gli uccelli. Volare vicini, sulla stessa rotta, continuando a tifare uno per la libertà dell’altro.

Quelle storie che ricordi ogni cosa e non è successo niente. Quelle altre che dimentichi presto, eppure ci avevi messo dentro tutto.

Prima di sbagliare di solito conto fino a te.

Adoro il silenzio della mente quando parte il bacio.

Voglio sentire la quiete, dopo la tempesta. Voglio mandare a fanculo il senno di poi, far pace con i forse, rendere possibile tutti quei se.

Le parole dovrebbero unire invece a volte disintegrano rapporti, amicizie, vite. Loro sono chiare, siamo noi che abbiamo troppi lati oscuri.

Ho promesso ad un’emozione che non l’avrei sprecata. Purché si nascondesse al mondo, purché mi restasse dentro.

Non riuscire a perdonare è come bere del veleno e aspettare che l’altra persona muoia.

Come te la spiego la rabbia di quando il tuo treno parte e io posso salirci sopra solo col cuore.

Quel miracolo lì, di incontrarsi per doversi dire addio e annegare in un abbraccio che sa di nuovo inizio.

Alcuni uomini sono un po’ come Giuda che pare baciasse molto, ma non era di certo un sentimentale.

Funziona così. Ad un certo punto me ne vado e dico che non ti amo più. Allora tu mi fermi, mi abbracci e dici: fa niente, ti amo io.

Quelli che entrano nella tua vita come tsunami. Si prendono tutto, spazio, tempo, cuore. Poi vanno via con un sms. Declassati a merde.

Vuoi sapere perché sorridevo quel giorno?
Perché guardandoti, pur lontano e senza conoscerti, ti sfioravo la mano.

Odio la tua assenza, quando comincia a farmi compagnia.

La felicità va condivisa con le persone che sanno gioire. Se no rischi di farla durare meno di un attimo.

Mio padre mi ha detto un giorno: studia e diventa ciò che vuoi. Io ho studiato tanto. Per il resto ho deciso: voglio essere raccomandata.

Gli addii sono così. Con le mani poggiate sullo stesso vetro. E in mezzo un mare di rimpianti, di errori, di “potevamo essere”.

Dividendo la media dei RT che riceve un tweet per il numero dei follower ho scoperto che solo lo 0,044% Retwitta. Tipo con le tasse insomma.

Noi donne cerchiamo protezione. Ma non puoi sentirti veramente protetta da qualcuno che non conosca quale sia la tua paura più grande.

È vero in amore contano di più i fatti. Ma quando si è lontani bisogna imparare ad usare le parole come fossero gesti. Renderle corpo.

Ma quali ali. Per star dietro ai sogni ci vogliono le gambe e il cuore di un atleta. Polmoni capaci. Fegato resistente. Tutto, compreso noi.

C’è un altro senso oltre al sesto. È quello unico, che arriva fino a te.

Conosco persone a cui sto sulle palle perché sono più alta di loro o perché dico dopo chiudendo la o. Insomma l’odio è debole di intelletto.

Odio l’espressione “mi piange il cuore”. Magari avere il cuore che piange. Si sfogherebbe e poi starebbe meglio.
Lui non piange, sanguina.

Se l’evitarsi non avesse tutta quella carica erotica, ci riuscirebbero tutti. Persino io e te.

Fatti regalare la normalità, quella di lotte al solletico e baci sulla porta. Di mattine incazzate e mani strette, finché c’è da stringere.

Quelle notti che il cuore lo senti battere ovunque, persino in testa. E ti vien voglia di dire: hai vinto, ora basta lottare.

I tweet scritti per un amore vero hanno il fascino dell’alba, la potenza del tuono. Bruciano come uno schiaffo. E li riconosci dal brivido.

Tu lì, io qui. È brutto anche nel suono e credo che non abbia senso.

Bella la storia dell’estraneo che ti capisce meglio di un amico. Straordinario quando senza sapere niente, riesce persino a farti felice.

Il compleanno perfetto. Dormire tanto, spegnere le candeline sui cornetti, far tardi la sera. In mezzo, provare a voler bene alla vita.

Poi incontri quegli occhi che sanno resistere ai tuoi. E comincia la sfida più bella che è a metà tra la voglia e la tortura.

Dipende dal no, ma a me piace la negazione. Quella che apre alla sfida, che introduce il gioco. Quel no, insomma che vuol dire fallo ancora.

La melatonina è quella sostanza che regola il ritmo sonno-veglia basandosi però sul fuso di Hong Kong. Quindi sì, io andrei a dormire.

(Devo smetterla di dire “ti amo” al primo che passa…)
-Scusa stai uscendo dal parcheggio?
-Sì, tra un minuto.
-Dio, ti amo!

E quando non ricorderemo più a parole, o con gli occhi, lo faremo con le mani. Ché in fondo sono l’unica cosa che valga la pena stringere.

Quando hai la fortuna di riabbracciare qualcuno che non vedevi da tanto, ti chiedi perché non hai passato la vita così. Ad abbracciare.

La cosa bella di quando mi sveglio non è solo averti lì, ma che tu sia lo stesso del sogno.

Sarebbe bello riuscire ad amarsi col tutto e a vivere col niente. Ché il viceversa è consuetudine.

Il falso in amore, quello sì che è un reato.

Giorni come questo, che ne è valsa la sera.

Guerre di sguardi, che a passarci in mezzo si sente il fuoco.

Gentile è chi ti legge negli occhi e abbassa lo sguardo, mentre sorride. Gentile è chi ti sfiora con le parole. Amo i fortemente gentili.

Come quando si andava in gita e correvamo a prendere posto vicino a chi ci piaceva. Dovrebbe essere così ogni ogni giorno, con la vita.

Quelle storie in cui non c’è stato niente, ma tu ricordi tutto.

Non è proprio vento è più “oddio sono scesa di casa e mi ha portato a lavoro senza macchina”.

Stelline, Rt, interazioni. Ma spezzo una lancia anche in favore di quei “ti ho letto” senza fare niente. Silenziosi, gelosi, sensuali.

Accidenti ai benefici del dubbio, al senno di poi e ai “se potessi tornare indietro”. Che loro mentre tu sbagli, giocano a chissenefrega.

Ti amo. E se non dovesse bastare, ti odio. Così ti avrò sempre dentro, in un modo o nell’altro.

Siamo portati a dire “ti vorrei qui” quando ci manca qualcuno. Ignoriamo che l’amore non è egoista e preferirebbe un “basta, ora vengo lì”.

Lo stesso motivo per cui ci infiliamo in storie destinate a fallire. Non è ottimismo nè fiducia, è voglia di provare a sfidare la morte.

Facciamo così, io rinuncio alla nostalgia, faccio a meno della malinconia e provo ad essere felice e a sorridere ancora, ma tu torna da me.

Era l’abbraccio perfetto che durava da sempre, ecco perché quando si strinsero, non fu la loro prima volta.

A volte ci inventiamo degli amori, solo perché non abbiamo il coraggio di restare in quello vero.

Capita di ridere forte tanto da spaventare la paura. Capita di ballare senza musica e di giocare ad inventare giochi. Capita, se siamo noi.

Scrivo perché non mi basto mai. Calmo il rumore, sedo il dolore. Poi mi piace la voce delle parole, il suono che fanno se arrivano dentro.

Ti penso con gli occhi di quando ti guardo.

Sei ovunque, tranne fuori.

La vita senza regole è il caos. Ecco perché ho le piante in casa, anche se le odio. Così sono costretta ad innaffiarle.

Quei baci in mezzo la strada. Quelli quando non si può, quando non si deve. Sono i più belli perché nessuno li chiede.

Si sente quando un tweet è vero. Come avesse gambe per correre o una bocca per urlare. Molti sono da manuale, perfetti, ma no non sono veri.

È come la differenza tra l’essere amati e l’amare. Il primo ti dà forza, ma è solo col secondo che capisci cos’è il coraggio.

Il corpo non conosce la differenza tra nervosismo ed eccitazione, tra panico e dubbio. La mente si invece, ma non sempre riesce a respirare.

Mancarsi è guardarsi dentro l’anima, è toccarsi col pensiero. Mancarsi è amarsi più forte da lontano. Mancarsi avrebbe anche rotto il cazzo.

Odio la mente quando pianifica percorsi. La odio forte, quando mi porta lì, dove non dovrei stare. L’unico posto in cui vorrei andare.

Nella raccolta differenziata dovrebbero mettere un contenitore anche per il tempo perso. Ché magari qualcuno lo trova e può farsi una vita.

Il suono duro che ha l’addio. No non c’entrano le “d”, è colpa di quello iato finale che distrugge l’insieme.

Mi piaci perché quando mi dici “ti amo” mi prendi la testa con le mani all’altezza delle orecchie e io capisco “mangiamo” e rispondo Siiii!

Dovremmo tornarcene ognuno per la propria strada, così, tanto per vedere se almeno il destino vorrebbe ancora farci incontrare.

Come quando lavi i capelli ad un bimbo e piange per il sapone negli occhi. Lo capirà dopo tante lacrime che a volte basta alzare la testa.

Dovremmo sceglierci di più, ogni giorno. Come scegliamo il sugo sulla pasta, un abito nell’armadio. Sceglierci, per starci meglio addosso.

Scambiamo l’affinità per la coincidenza. In realtà una è eterna, l’altra non dura che un istante, ma è capace di restarti dentro per sempre.

Mancarsi è bello, finché dura poco.

Baciarti è come cadere. È vertigine e turbine, è follia dei sensi. Baciarti, è l’unico modo che conosco di arrendermi.

Per amarsi non servono case né ponti né strade. Però tu dammi la mano, che bisogna attraversarsi.

Mantenere. Dal lat. Manu tenére= tenere in mano. Nulla a che fare coi soldi. È proteggere, conservare, non lasciare andare. #parolecheamo

Occhio non vede, cuore che muore.

Amo la scrittura. Quella che ogni lettera è spada. Poi è cuore e braccia e denti. Quella che stringe, e che è fatta per restarti addosso.

È l’immaginazione a fare la differenza. Come il sorriso di uno sconosciuto. Quello che in un attimo pensi: chissà come poteva essere.

– Ciao! Disse la ragione.
– Vuoi sposarmi e fare dei figli con me e viaggiare e cantare sotto la pioggia e fare la lotta? – Pensò il cuore.

Voglio andarmene senza portare niente, eccetto la tua mano.

Se lotti per me, io ho già vinto.

Quel fanculo detto forte che vuol dire “se resti sarà dura, ma se vai è la morte”.

Ti riconosco sempre, anche nei sogni. Sei quello che prima ancora di svegliarmi mi abbraccia.

Belli i baci ricevuti, scambiati, vissuti. Ma nessuno dura tanto a lungo quanto un bacio mai dato.

Ho un debole per la lingua italiana. Parlata bene, letta, sussurrata. Credo sia vicina alla musica, di certo fa concorrenza all’amore.

Replicarlo all’infinito, fino a consumarlo, svuotarlo di senso, e poi non farlo accadere. È per questo che ti saluto sempre dicendo addio.

A volte mi spaventano i nostri sguardi. Sono bilico e precipizio. E noi lì, noncuranti a passeggiarci sopra.

Non c’è niente da fare, se non farsi. Male.

Quando mi sveglio e non ti trovo chiudo gli occhi, per darti una seconda possibilità.

Come si chiama chi nella vita non ha fatto niente e si diverte a fare tutto con quella degli altri? Tra stronzo e misero, voto per perdente.

Questo nostro amore dislessico. Ché tutte le volte che penso “te” o “me” poi dico “noi”.

Dirsi ciao come fosse l’ultimo. Poi addio, come se ce ne fossero altri.

Se sbagli il tempo di un silenzio, non ti basteranno tutte le parole del mondo per spiegarti.

Un uomo si misura dalla gentilezza e non dalla forza. Più il suo sfiorarti è carezza, anche quando usa le parole, più sarà Uomo.

Se non ci fossero tempi e modi da coniugare, saremmo tutti più vicini, felici, noncuranti. E persino l’infinito riuscirebbe a farsi amare.

Ignorarsi, sapendo tutto. Non c’è afrodisiaco più potente.

 

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