Scrittori di aforismi su Twitter, NinaEin

Dopo anni passati a studiare e antologizzare l’aforisma contemporaneo nel mondo, provo una sorta di stupore e di meraviglia nello scoprire quale e quanto talento letterario si nasconda in Twitter dietro nickname di nomi apparentemente comuni o al contrario fatti di lettere mescolate in modo bizzarro. Tra i tanti account, un’autrice che mi ha davvero colpito è @NinaEin (Nina Ein).

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Nella breve nota biografica che mi ha inviato, @NinaEin scrive di sé: “Ho circa trenta anni e sono sarda, di Cagliari. Nina Ein è il mio nom de plume, un nome di piume non troppo arroganti per svolazzare altrove. ‘Nina’ per via di una commedia romantica di Ernst Lubitsh degli anni trenta, Ninotchka con Greta Garbo. ‘Ein’ perchè mi sembrava intelligente, ci sono cognomi seriamente geniali che iniziano per ‘ein’, ma non mi sono data il permesso di usarlo intero e ho preso le forbici e ho riso. Di nuovo. Nella vita lavoro con entusiasmo in uno studio legale in attesa di diventare avvocato, non è quello che salverei se la mia vita andasse in fiamme. Prenderei il mio gatto, i libri e la musica. I quadri no, solo perchè avrei le mani impegnate”

@NinaEin è su Twitter dal 2012, ed è uno di quegli autori che non seguono tendenze e hashtag di moda (“Guardando le tendenze di Twitter capisco che non ne farò mai. Resterò nelle nicchie come le statuine in mezzo alle lucette spente”). A proposito della sua scrittura commenta: “Scrivo per dispetto. Sono convinta che il mondo non voglia essere detto”. Quello di NinaEin è davvero una sfida alla rappresentabilità del mondo. Nei suoi tweet le immagini vengono spostate dal loro ambito usuale attivando corto circuiti analogici, le parole vengono grattate come si gratta “la superficie argentata di un Gratta e Vinci” alla ricerca di una diversa significazione. L’effetto che ne deriva non è quello della solita battuta – merce parecchio inflazionata su Twitter – ma piuttosto quello dello spaesamente logico all’interno del fluire consueto del linguaggio quotidiano, lo scacco matto nel bel mezzo di una partita tranquilla: il giocatore/lettore incredulo riflette e deve ammettere che che sta sotto i suoi occhi è possibile. Così un “Un ferro da stiro ha lisciato l’azzurro e ha fatto la piega al cielo e al mare come un pantalone elegante” oppure “un mazzo di fulmini”, si trova “incartato nei tuoni forti”. @NinaEin nei suoi tweet mostra la percentuale di non detto e non immaginato che il senso porta con sé e da immagini consuete come “Camminare fianco a fianco” riesce a costruire conclusioni imprevedibili come “L’amore ha tante posizioni ed è possibile che questa sia la prima”. Del resto, come scrive la stessa autrice in uno dei tanti tweet dedicati all’amore e che potrebbe essere la chiave interpretativa della sua scrittura, “L’amore no, non va avanti a sensi di colpa ma a colpi di senso”.

In questa infinita avventura del senso e della significazione, quello che colpisce è la discrezione e la freschezza che – anche nei tweet più pessimisti – hanno qualcosa della poesia e di certi cieli azzurri lontani (il blu color NinaEin” scrive in suo tweet). NinaEin detta riflessioni, registra emozioni, suggerisce immagini e lo fa con un ordine e una trasparenza e anche un “chiarore” davvero speciale (“Perchè qualcosa inizi non abbiamo bisogno di chiarezza ma di chiarore”).

Presento una selezione di tweet di @NinaEin apparsi su Twitter (per leggere la mia mappa delle migliori voci di Twitter si veda la sezione Scrittori di aforismi su Twitter). Consapevole della sua “autorialità” @NinaEin ha pubblicato online un ebook, gratuito e leggibile a questo link, che si intitola Un granello completamente inutile. L’ebook, che nasce da una idea di Marco Mottolese ed è il primo di una collana dedicata agli autori più interessanti di Twitter, raccoglie i migliori tweets di NinaEin, suddividendoli in capitoli e costruendo su di essi una filiforme struttura narrativa.

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@NinaEin, Tweet scelti

Un ferro da stiro ha lisciato l’azzurro e ha fatto la piega al cielo e al mare come un pantalone elegante.

“Tu cosa prendi per stare meglio?”
“Prendo le distanze”.

Accarezzami dietro la testa dove partono i pensieri, prima che arrivino qui davanti.

Le persone hanno il condizionatore rotto. Interno. Fanno sempre troppo caldo o troppo freddo intorno a me.

Camminare fianco a fianco. L’amore ha tante posizioni ed è possibile che questa sia la prima.

Tutte le nuvole sono uscite dai quadri di El Greco per darsi appuntamento qui. Tutte puntuali.

Chi mi ha sempre ripetuto che le cose le dice in faccia, in faccia mi ha detto solo questo.

Rispondere “sono andato a letto presto” a molti non dice nulla, a qualcuno fa pensare a Noodles, ma per pochissimi è Proust.

Penso a te come le sirene delle ambulanze in un contesto urban, ti sento ma non so se ti allontani.

Cara ragazza, la borsa più adatta al tuo abbigliamento da sera è quella del ghiaccio.

38 non è una taglia. È un calibro.

Dovremmo cadere addosso alla pioggia, per fare qualcosa di diverso.

Chi controlla il telefono dell’altro si merita ciò che ci trova.

La distanza che c’è tra me e te la copri col mio nome, con i miei soprannomi, con mille aggettivi, sempre troppo corti per raggiungermi.

La differenza è tra chi scrive per riempire uno spazio e chi scrive per svuotare la testa.

Ho nel cuore una terrazza che non ha mai visto il mare.

L’amore no, non va avanti a sensi di colpa ma a colpi di senso.

L’inferno è una donna chiusa in una stanza con mille vestiti. Senza uno specchio.

Se una freccia si ferma a guardare quanti metri ha percorso e quanti gliene restano cade in pieno volo.

C’è una parte di me dove non vado mai, dove tutto è allagato. Dovrei prendere il respiro e il respiro non basterebbe.

Piacersi molto è una questione di linea. Di orizzonte.

Le statue dei veri dei dovrebbero essere sdraiate.

Nel profondo ti ho dimenticata, le disse. È in superficie, nelle cose di ogni singolo giorno e di ogni singola notte che ci sto lavorando.

Keplero diceva che l’unico modo per capire davvero era sedersi dalla parte della luna.

I vecchi telefoni con il disco che ruotava e il dito doveva compiere tutto un giro per il numero 9. Quelli evitavano chiamate d’istinto.

Quando qualcosa mi fa ridere, proprio mentre rido, cerco la tua faccia per vedere se fa ridere anche te. Così, andremo dappertutto.

Muoversi in una cerchia di persone ma fare quadrato con se stessi. Dei triangoli non so che farmene.

Riesci a non prendere la forma del contenitore quando ti metti nelle mani di qualcuno?

Mi hai disegnata tu. Hai deciso di sfumarmi fino a confondermi con gli alberi e le bici sui marciapiedi, i venditori di kebab e le tue dita.

Ciò che ci fa piangere o ciò che ci fa ridere è sempre solo una regola violata.

Quella passeggiata. Meglio dei 4 passi di Armstrong sulla luna. La lentezza dei tram. I colori delle polaroid. Nessun attrito.

Appartengo all’Autunno. E in Autunno mi parlano tutte le cose che ho perso.

Le promesse solo per bellezza come i bottoni delle tasche finte dove non puoi riporre nulla.

Rompere un legame è come rompere un elastico, esplodi in tutte le direzioni, tutte lontanissime e tutte di botto più veloci delle realtà.

A volte mi fermo. Lascio che il mondo mi superi per guardarmi in silenzio.

Voglio il sensore che mi blocca quando mi avvicino troppo a qualcuno.

Fino a quando non rompi il bozzolo, puoi raccontarti che le tue ali siano celesti e lunghe. Nessuno le ha mai viste. E nemmeno tu.

Un uomo che credevo fosse “oltre” mi smentisce matematicamente quando mi imbatto nel fossato della pagina Twitter della sua ragazza.

Sulle spalle, come maglione, voglio tutta la notte, Settembre.

Sommersi o salvati. Come anemoni posati sul fondo. A guardare vecchie reti.

Affittasi invano, panoramico sul nulla, fantasiosissimo.

Per chiamare qualcuno che appartiene al passato si deve entrare in una cabina telefonica.

Perchè qualcosa inizi non abbiamo bisogno di chiarezza ma di chiarore.

La gattamorta è una donna utile. Come lo zero in matematica. Serve da cifra stilistica per le donne d’altro tipo.

Voglio un mazzo di fulmini, incartato nei tuoni forti.

Questo pomeriggio bianco azzurro è un opale stordito montato sulle vetrate dei palazzi austeri del centro..

Scrivere micro frasi a centinaia di persone e poi mandarle unite su carta ad una sola.

La nostalgia è una di quelle giostre dove nessuno ti viene a prendere. E sulla piattaforma gli animali di legno sono fermi e sorridono.

Una di quelle sere dove berresti a turno, dalla stessa bottiglia. Sigarette fino al mattino. E troveresti un’altra trama alla tua vita.

Per uscire da me, mi devi attraversare.

Metterò due sedie sulla luna per sederci ad indicare i saggi e guardarci da loro.

Quando dici che qualcosa non ti fa nè caldo nè freddo stai creando le condizioni meteo naturali per un uragano

Quando vedo donne troppo truccate penso calchino la mano e il tratto anche nelle storie, nei pensieri e vorrei una gomma semplice come il pane

Se non hai mai detto ad un tassista “segua quella macchina”, non hai mai seguito veramente nessuno.

I sentimenti giocano a nascondersi. L’insicurezza è sempre la prima ad esser trovata ed è quella che poi, davanti al muro, conta i giorni.

Preferivo il momento in cui gli scheletri stavano nell’armadio e non su magliette, borse e anelli.

Con la persona giusta è disparità di vedute e parità degli sguardi.

Quando mi hai detto che ho gli occhi a forma di malinconia, per farsi notare, la bocca ha sorriso.

Tenerezza per chi non si ricorda dove ha parcheggiato l’autostima, l’ultima volta.

Una religione rivelata, il sushi. E le bacchette non tagliano con ostilità. Ma insegnano la gentilezza

Cielo Fred Astaire. Nuvole Ginger Rogers.

Tu sei il mio (itinerar)io ma io sono (intermitten)te.

La felicità si appiccica come lo zucchero filato al viso di chi non lo sa più mangiare.

A volte ho il dubbio di non essere egocentrica ma solo egodecentrata su tutti i lati.

Ci sono mattine tardi che girano sui nastri trasportatori degli aeroporti per anni, mentre la solitudine va avanti.

Molti modi per dire “vado” e solo uno per dire “torno”.

“Chi ha tradito una volta lo farà sempre” ha la stessa probabilità statistica del dire che chi è stato fedele una volta lo sarà sempre.

Tu eri la mia strada. E la strada è dove succedono gli incidenti e dove i segnali non bastano mai.

Si vedono i segni che hanno preso il tuo posto, come sul muro quando spostano un quadro.

Mi innamoro sempre di chi ha paura dell’aereo e di me, allo stesso modo.

Quelli che sognano in versi. Quelli che è tutta prosa. Quelli che sognano su liste della spesa. Non si capiranno mai tra loro.

Le strade hanno il guinzaglio lento e portano a spasso i sogni.

Deve essere la luce color perla che c’è a quest’ora che ha dentro di sé tutti i ricordi di tutte le sere con la stessa luce color perla.

Mi sono seduta a fissare la realtà. Cerco di suscitarla. Lei mi guarda come una vipera in attesa tra le pietre al sole e non morde

Alle manifestazioni d’affetto c’è chi arriva troppo tardi, quando il gruppo si è sciolto.

Fare il trapezio sulla vita degli altri con sotto una rete. Facile.

Quando inizia a piovere iniziano da qualche parte tutti gli incontri che non ho fatto.

Più che una bambola io sono settata per imbambolare.

Sono le mani che sono state lasciate andare quelle che voltano pagina, è il gioco del mondo.

Per loro fortuna, le città non si incontrano mai tra di loro. Pensa se Venezia incontrasse Brescia. Cosa si direbbero mai?

Vorrei un cervello minore per interessarmi alle tizie color biondo piena anoressia e tutti i loro dubbi sui cambi d’abito.

Sono passata in mezzo a questi anni e devo averli squarciati, i lembi sono così lontani e irraggiungibili.

Cerchiamo qualcosa che resti e non i resti di qualcosa. Cosa sia questo qualcosa, del resto, è tutto un altro conto.

Non credo che imparerò a crescere ma solo a spostare me stessa dove cade più dritta la luce.

Quando mi ha chiesto di essere me stessa si sono avvicinate in tre a dirmi “scegli me, scegli me”.

I punti e a capo della vita rimbalzano come sassi sull’acqua, tutte le volte che vuoi.

Fare il primo passo sulla sabbia d’inverno come fosse un altro pianeta che dimentica gli errori di una vita.

Ho una naturale inclinazione per il filo del rasoio, quello di lana, per il filo da torcere, per perdere il filo ma non per restarci appesa.

Il passato è nostro come lo sono i nostri occhi ed è bellissimo pensare che ciò che è nostro non lo potrà essere due volte.

I sentimenti sono un lungo correre dietro alla propria immagine che fugge nella testa dell’altro.

Non saper chiedere scusa è una vetrina che aumenta il prezzo man mano che la guardi.

Se ho l’aria di amarti, il resto è fiato sprecato.

Cielo di cellophane. Incarta i palazzi alti con un biglietto di auguri generici

L’esattezza di due mani. Una che si allontana. Una che trattiene. Rimani.

Quando qualcuno mi legge dentro, chissà che voce usa, nella sua testa.

Il “mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare” di Tenco è una dichiarazione onestissima e sottovalutata.

Il destino segue il caso e lo retwitta. Il caso lo ignora. Fatalità.

Un sorriso è uno spasmo divinamente concettuale sulla mia faccia.

Bisogna dividersi i ricordi come nei divorzi, tu la cena a Capri, io il treno alla stazione, tu la mattina del vaso cinese.

Sto provando una nuova introspezione e non so con cosa abbinarla.

Io ricevo chiamate di stelle dagli scogli. Mi fanno sentire il rumore delle onde. E ridono.

Aiutami a togliere le effe agli ufff per lasciare le u di stupore e sorpresa.

Spiegarsi. Come aprire un foglio di carta appallottolato stretto, lisciarlo con le mani verso i margini e provare a vedere cosa c’era scritto.

L’amore è come un buon giorno che si vede al mattino. Se non lo è ancora al pomeriggio non c’è in natura che io lo veda di notte.

Scrivimi frasi sulla schiena e usa i miei nei come punteggiatura.

Almeno un mazzo di piante acquatiche che ondeggiano, cresciute su fondali sabbiosi e scuri.Non te la cavi con le rose degli indiani.

Provarono a sbriciolarsi a vicenda lungo quella loro strada nella perduta convinzione che così non si sarebbero persi.

Ci tenevi a sapere quali anelli mi piacessero. “Quelli di Saturno, di acqua ghiacciata” ti avevo risposto mostrandoti le dita.

E poi ho trovato da qualche parte che l’inverso della solitudine non è la compagnia ma la tuttitudine.

Degli attimi dove non ti piaci si innamora il tempo, come fossero le tue fotografie.

Gratterò sempre la superficie argentata delle parole come un Gratta e Vinci.

Io sono una falsaria. La finzione la realizzo. Tu sei finto e sei solo un prodotto.

Quando me ne andrò via non lascerò un vuoto, porterò via anche quello.

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