Scrittori di aforismi su Twitter, Serafino Bandini

L’articolo di oggi, nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter, è dedicato a @serafinobandini (Serafino Bandini). Contattato da Aforisticamente l’autore dice di sé: “Sono attore di teatro e ho scritto anche alcuni testi teatrali. Tuttavia non sono un attore come solitamente lo si immagina. Faccio cose così diverse tra loro che potrei avere una quindicina di curriculum. Ed ognuno potrebbe sembrare di una persona diversa. Non perché sia schizofrenico ma perché… sto sul filo. Mi piacciono le cose nell’attimo in cui si trasformano in altro, mi piace il movimento contenuto nelle cose piuttosto che le cose in sé. E poi uso spesso la parola ‘cosa’, che è una cosa che non si deve fare ma che io faccio spesso perché cosa ne so di come si fa a chiamare certe cose?”.

Serafino_bandini_a.jpg

@serafinobandini è su Twitter dal 2011 ed è uno degli autori più prolifici (anche se in passato ci sono stati momenti di pausa, come ammette lo stesso autore). Nei suoi tweet @serafinobandini cerca di mettere in discussione, di incrinare (è attraverso le crepe che si vede la luce” scrive in un tweet) la struttura logica del linguaggio, quasi a ricordarci che parlare è sì condivisione di una medesima lingua, ma anche tacita tentazione di valicarne i limiti. Frequente è l’uso dei giochi di parola, delle inversioni, delle ripetizioni, in uno stile funambolico, che si muove su un file sottile che passa tra il senso e il non senso linguistico.

Presento qui di seguito una scelta di tweet apparsi negli ultimi 6 mesi:

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@serafinobandini, Tweet scelti

In twitter c’è chi è maggiormente portato a scrivere e chi a leggere. E ti accorgi dei primi piuttosto che dei secondi. Purtroppo.

Siamo tutti il nessuno di qualcuno.

Stare insieme ad una persona, amore o amicizia che sia, non lo si fa facendo un passo avanti ma un passo indietro; offrendole spazio.

Un’idea, se non sposta pesi, se non genera movimento, se non crea spazio, se non porta con sé il corpo, è soltanto un’idea.

Persone leggere. Sì, mi piacciono. Persone dense. Sì, mi piacciono. Persone che con leggerezza ti depistano dalla loro densità. Sì, le amo.

Dio dell’immeritato e dello spropositato, ti prego: fammi un regalo. Il dio del dovuto e del misurato mi è andato a noia.

“Sii te stesso!” – “Puntavo a qualcosina di meglio”

Non mostrare sempre il tuo lato migliore: rischi di nascondere il tuo lato peggiore. Ovvero il più interessante.

Se cancelli dal tuo corpo i segni del tempo che passa, cancelli la tua storia. E la tua storia fa innamorare più di ogni pelle liscia.

In quel momento mi è passata davanti tutta la vita. D’altronde niente di nuovo: lei davanti, io dietro.

La vita non è suddivisa in età ma in persone che non vedi più

E più sibillino del pensiero omologato è il pensiero omologato contrario al pensiero omologato.

Niente di nuovo sul fronte occipitale. (semicit)

Vago. In giro le facce più belle, gli occhi più vivi, sono di persone straniere. E l’Italia moribonda non le vuole, ci fanno sfigurare.

Quel filo sottile tra onorare il proprio dolore e riconoscere i dolori più grandi del proprio. Un filo che chiamerei “rispetto”.

Quella strana sensazione per cui la vita ti sembra di sprecarla se non la sprechi.

La vita mi mette alla prova. Sono anni che dura questo provino. E non è detto che io venga preso. O magari sì, come comparsa.

Magari è solo il fatto che “dovere” somiglia così tanto a “dolere”.

L’amore senza verità è solo una cosa molto confusa. La verità senza amore è solo una cosa molto spietata.

Ok, con calma. Ripetiamo insieme la progressione: silenzio, ascolto, parola. E non: parola, parola, parola.

Dovremmo volerci più meglio. Sgrammaticati e sopra le righe.

Chi ti consiglia di fare una cosa che non ha mai fatto ti percepisce come una cavia. Apri la gabbia e fuggi.

L’automatismo con il quale le persone si alzano dalle poltrone subito dopo che è finito il film mi agghiaccia. Come se non fossero state lì.

Reo connesso.

“L’amore è tutto” – “Allora tu sei di troppo”

Per stare in twitter ci vuole senso cinico.

Vorrei essere come Ulisse e diventare qualcuno diventando nessuno.

Dici come la vedi e si vede che non stai dicendo semplicemente come la vedi ma anche che chi non la vede come te vede male. Basta. Ti prego.

Le cose peggiori nascono non si sa dove e finiscono dove trovano qualcuno che ha la forza di spezzare la catena.

So che potreste non credermi ma sono in contatto con un altro mondo. Con il vostro.

In quel momento rividi tutta la mia vita. E durò una vita. Fino al momento in cui rividi tutta la mia vita che, manco a dirlo, durò una vita

Io devo essermi distratto un attimo. Però tu, accidenti, c’hai messo un attimo a diventare un’altra persona. E proprio mentre mi distraevo.

Mors tua mors mea. Vita tua vita mea. Ecco, è così che mi piacerebbe.

Mi illudo di sapere cosa cerco quando la sola cosa onesta che posso fare è rendermi conto di ciò che cercavo osservando ciò che ho trovato.

Se qualcosa si incrina c’è caso che attraverso la fessura filtri un po’ di luce.

“Ho bisogno di riprendermi il mio spazio” – “Sì, lo conosco: è quello che coincide col mio strazio”

Trasformare il mio mondo immaginario in vita reale? Per poi dovermi creare un nuovo mondo immaginario per sopportare la nuova vita reale? No

Siamo fatti per il 90% d’acqua, per il 9% di paura d’affogare e per l’1% di speranza che arrivi Noè.

Se ti senti mentale la tua situazione sentimentale è dura.

Ci sono delle cose senza senso che mi fanno ridere tipo una frase che finisce bau.

Sto impazzendo. Me lo dice il fatto che non penso più di stare impazzendo.

Quando sarò vecchio mi siederò davanti al camino e leggerò tutti i preferiti. In attesa del defollow finale.

La bontà? Una minuscola, disperata luce all’interno di un cuore nero. Il resto sono favole buone per stamparsi in faccia un sorriso ebete.

Se una persona non l’hai vista quando ha fame, quando litiga, quando ha paura o quando sta male, è difficile che tu l’abbia vista.

Dio dell’infanzia, proteggimi dal dio degli adulti e ridammi gli occhi originali, quelli puntati sulle azioni, indifferenti alle intenzioni.

Ti ho dato tutta la mia vita! Cosa vuoi di più?” – “Che te la riprendi perché non te l’ho mai chiesta”

Ho lasciato tutto. Per farti spazio, per non occupare neanche un posto, per lasciarti agire in totale libertà. Sei in ritardo, destino.

C’è chi non vuole crescere perché non vuole crescere e chi non vuole crescere perché l’ha già fatto migliaia di volte e sa come va a finire.

Dovremmo combattere la fama nel mondo.

“Senti, devo dirti una cosa ma…” – “Dimmi” – “Non so come dirlo” – “Con parole tue” – “Beh… ti amo” – “Ho detto con parole tue”

A fondo ci vai tornando ogni tanto in superficie per prendere aria. E durante la risalita e la discesa ci trovi il meglio, l’inaspettato.

“Esco con uno” – “Come si chiama?” – “Uno” – “Fortuna che non esci con 47634743475311124679099964322458896433789965323790955564323358907556”

Karmiamoci.

Perdonali perché non sono quello che fanno.

La scrittura è pur sempre prostituzione: si batte sui tasti.

Sono al piano di sotto (Su una lapide)

Il senso, la verità, l’amore… tutta roba grossa che si nasconde e respira dove meno te l’aspetti: nella leggerezza.

“Pronto. Chi parla?” – “Un po’ tutti. Purtroppo”

Ciò che dico è una pessima traduzione di ciò che penso che è una pessima traduzione di ciò che sento. Un tradimento dietro l’altro.

Si parte sempre da una rivoluzione dello sguardo: smettere di guardarsi attraverso i loro occhi e cominciare a guardarli con i nostri occhi.

Mi avvolgo nella facoltà di non rispondere.

“Maestro, come faccio a lasciare un segno del mio passaggio sulla terra?” – “Di là c’è la zappa”

Gente che pur di fare una battuta resusciterebbe la madre che uccise per fare una battuta e la ucciderebbe un’altra volta.

E nella riluttanza delle prostitute a farsi baciare c’è il segreto dell’intimità del bacio: aria che trasloca da un interno ad un altro.

La vita serve a distrarsi dalla morte. La morte a concentrarsi sulla vita.

Non capisco perché se scrivi a caso viene sempre questa parola: “gjskhglaksujhgflskjdhgslkgjdhfglkjhblkjhblkjxvhnlzkjxbvhnkjsvhxzcbgjhhnblk”

L’amore è sopravvalutato. Da chi non sa ciò che comporta. E sottovalutato. Da chi non sa ciò che comporta.

Si ride per non piangere del fatto che si ride per non piangere.

Il dolore mi spaventa quando diventa muto.

Solo una domanda: dove diavolo sei? Solo una convinzione: ogni posto che non sia questo non è quello giusto.

“In fondo ti amo” – “In superficie?” – “Ti venero”

Tutto è già stato detto” – “Questa l’hai copiata” – “No!” – “Allora la tua teoria non sta in piedi.

Ho dei conti in sospeso. E l’unica cosa che mi chiedo veramente è perché vengano tutti ad impiccarsi a casa mia. È pure piccola.

“Dovremmo accelerare i tempi” – “E beato te che li vedi scorrere lenti”.

“Maestro, ho visto la luce!” – “Ma non è detto che lei abbia visto te”

In fondo quasi niente è possibile. In superficie quasi tutto.

È nell’immaginazione che vivo. E la realtà, invidiosa, tenta di distrarmi.

Se volano parole grosse la loro pista di lancio sono gli istinti bassi.

La questione non è farsi vedere ma lasciarsi guardare.

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