Maschere di Venezia – una guida di Venezia in aforismi, di Mieczysław Kozłowski

Mieczysław Kozłowski è uno dei più importanti scrittori di aforismi in Polonia.  In un genere tradizionalmente immutabile e sempre uguale a se stesso come l’aforisma, fatto di eterne frasi di saggezza sull’uomo (“una saggezza che però è contraria alla saggezza”), Mieczysław Kozłowski ha cercato di variare il codice attraverso delle vere e proprie sperimentazioni aforistiche. Una di queste sperimentazioni è la scrittura di guide turistiche sulle città europee in forma aforistica. L’autore ne ha scritte tre: Il valzer di Vienna (Wiedeński Walc), Parigi, ah, Parigi! (“Paryż, ach Paryż“) e Le maschere di Venezia (“Maski Wenecji“). In un mio precedente articolo avevo riportato una brevissima selezione di aforismi su Parigi. Qui di seguito riporto invece per intero tutti gli aforismi su Venezia. Ringrazio Mieczysław Kozłowski per la gentile concessione e Tomasz Skocki per la traduzione. Un avviso ai lettori di questo articolo (usare il tasto “condividi sui sui social network” è una cosa buona, copiare – senza citare l’autore e la fonte – è solo un saccheggio con relativa violazione del copyright…)

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Mieczysław Kozłowski, Le maschere di Venezia

L’incanto di Venezia, Prefazione

Venezia ha sempre affascinato pittori, poeti, compositori, registi che le
hanno dedicato molte delle loro migliori tele, poesie, partiture,
inquadrature. Incanta e fa cadere in ginocchio innumerevoli turisti che
vengono qui in pellegrinaggio da tutto il mondo. Questo perché non c’è
nessun’altra città la cui la magia sia così forte e trascinante.
La città, disposta lungo le rive del Canal Grande, che si snoda
seguendo una linea capricciosa, è coperta dalla canuta patina del
tempo. Alla sua cultura secolare ha contribuito non solo il lavoro di
numerose generazioni di abitanti di Venezia, ma anche il saggio
mecenatismo dei suoi governanti, dato che è grazie alla loro generosità
e alla ricerca dei migliori corifei dell’arte che è diventato possibile quello
che oggi possono ammirare i nostri occhi.
Un giro sulla leggendaria gondola è una spesa che vale la pena di
affrontare, poiché fornisce esperienze indimenticabili. I palazzi, le
residenze e le chiese che superiamo lungo il tragitto sono una lezione di
storia fatta anche per coloro che trattano la storia superficialmente. Tra i canali infiniti e sui ponti eterei che vi passano sopra si possono
distinguere le ombre di uomini che hanno lasciato un segno nella storia
del mondo in caratteri d’oro. E’ sufficiente socchiudere gli occhi per unirsi alla processione delle maschere.
Non bisogna temere di perdersi nel labirinto di vecchie, muscose
viuzze. I veneziani che incontri ti consigliano gentilmente di andare
avanti ancora un po’ e arriverai sempre là dove sei diretto. Può volerci
un po’, ma lungo la strada vedrai meraviglie che non hai mai sognato e ti appassionerai alla magia. A Venezia non c’è bisogno di temere gli incubi che riempiono le prime pagine dei giornali e i servizi alla televisione. E’ un altro mondo, in cui si vive in un tempo rallentato, seguendo il ritmo delle lancette degli orologi che ruotano all’indietro.
I guardiani più fedeli della città incantata sono i piccioni che
occupano piazza San Marco. Nulla sfugge alla lora attenzione, e quando
calano tutte insieme sulla vittima designata non sono interessati a
qualche briciola di pane o a comparire in una foto che conserverai. Ti
importunano perché vogliono che tu ti inchini alla città e al suo passato.
Come fai a sapere se sono semplici piccioni e non reincarnazioni di dogi,
condottieri, mercanti e artisti dei secoli passati?
Da anni si dice, come avvertimento, che Venezia sta affondando e
rischia di sprofondare nel mare, come accadde un tempo ad Atlantide.
Tale profezia può avverarsi se non verremo in tempo in suo aiuto. Non
basta suonare l’allarme, servono grandi fondi per salvare la città più
bella del mondo. Tornando a casa dal bellissimo viaggio, trasmettiamo questa verità a tutti coloro che vogliono e possono dare una mano
affinché un gioiello della nostra civiltà esista non solo per noi, ma anche
per le generazioni future.
Il presente libretto non è l’ennesima guida in cui si possano trovare
indicazioni e consigli pratici. E’ piuttosto una manciata di riflessioni e
impressioni annotate senza un piano predefinito. Questo è forse un
difetto, o forse un pregio, chissà? Lungo il tragitto uno può fare
riferimento a pubblicazioni specializzate, però a quale scopo? E’ una
perdita di tempo,  e a Venezia ne abbiamo così poco che ne manca
sempre. Usiamo quindi al meglio, più che possiamo, non solo le
informazioni fornite dal nostro cicerone (lo spirito buono della città), ma
ascoltiamo anche il sussurro delle vecchie mura e lo sciacquio delle
onde che cullano la nostra gondola.
Allora sentiremo e di certo ricorderemo tutto ciò che quegli
ambasciatori di un tempo antico cercano di trasmetterci, ma ognuno
deve tradurre quelle parole nella propria lingua. Venezia durerà e godrà delle sue vedute pittoresche fintantoché le sorgenti della civiltà
pulseranno per lei.

Mieczysław Kozłowski

Il gioiello più prezioso

Chiunque sia stato qui porta nel suo cuore il gioiello più prezioso,
l’immagine di Venezia.

Vedi Napoli e muori. E poi vai a Venezia per risorgere.

Dicono che ogniqualvolta Dio voglia fare un’ispezione nel giardino
dell’Eden, si rechi prima a Venezia.

Venezia è come una donna. Tutto quello che si dirà di lei sarà vero.

Della donna in età balzachiana si sa già tutto. Ma cosa si sa della donna
in età veneziana?

A Venezia si ritorna perché offre l’amore. Ma non perdona il tradimento.

Si dice che nella sua vita precedente Atlantide fosse Venezia.

Vi sono Atlantidi dai molti volti. Ma solo una di essi porta la maschera di Venezia.

I fiumi della storia

Più ci avviciniamo alle foci della storia e con più forza risuonano per noi
le sorgenti di Venezia.

Dicono che l’arca di Noè attraccò prima alle rive di Venezia. Dall’arca
scesero due rappresentanti di ogni specie di mercante.

Un tempo Venezia si difendeva dai barbari. Oggi senza i barbari
potrebbe crollare.

Non stupisce che San Todaro abbia dovuto cedere davanti a San Marco.
Andava bene solo come patrono, mentre quell’altro ci ha messo anche lo sponsor.

Di tutto il diadema di Bisanzio è rimasta una sola perla, ma è la più bella: Venezia.

I turchi avvertirono Venezia prima di conquistare Costantinopoli.
In questo modo le risparmiarono la necessità di ripagare i debiti di
gratitudine verso Bisanzio.

Gli anni d’oro di Venezia sono gli interessi sul capitale che la città ha
guadagnato durante le crociate.

A Venezia ci sono sempre stati problemi con l’illuminazione. Forse è per
questo che non l’hanno toccata le tenebre del medioevo.

Alcuni avevano la sacrosanta convinzione che liberando Venezia da
Giordano Bruno si sarebbero liberati del Rinascimento.

Un modo di dire degli antichi mercanti veneziani: un corvo non beccherà l’occhio a un altro corvo, ma può sempre spennarlo.

In fondo Don Giovanni è superiore a Casanova. Ha lasciato ai posteri
una scuola d’arte amatoria…

Chiedi a Carlo Goldoni e ti risponderà: le commedie le scrive la vita, io
mi limito a raccogliere gli applausi.

Napoleone si è rivelato un “benefattore” di Venezia. Ha tolto dal più bel
salotto d’Europa i cavalli più rozzi, per trovare loro un posto nelle stalle di Parigi.

Napoleone si comportò con classe. E’ vero che rubò le posate più
preziose del servizio, ma ammise che venivano dal salotto più elegante
d’Europa.

L’anomalia meteorologica veneziana: la Primavera dei Popoli ha luogo in autunno.

A Venezia c’è abbondanza d’acqua. Per questo non ci sono mai stati
problemi con il lavaggio di camicie scomode, rosse o nere che fossero.

Quanti mondi sono crollati! Mentre sopra Venezia la spada di Damocle
pende ancora.

La divina Venere

Sul fare del giorno le stelle sbiadiscono d’invidia vedendo emergere dalla nebbia gli incanti di Venezia.

Alla vista delle meraviglie di Venezia la stessa commozione afferra per la gola tanto la pulce quanto l’elefante.

Un miracolo che non è fatto per i dormiglioni: l’aurora che sorge dalla
spuma del mare, formosa come la divina Venere.

La vista della città dal mare è insopportabile per i golosi: una torta da
favola, eppure possono solo leccarla attraverso il vetro della pasticceria
di Venezia.

Il cuore di Venezia

Il cuore di Venezia è piazza San Marco. Ma qual è la sua testa?

Una tazzina di caffè in piazza San Marco ha il miglior sapore se corretta
con un po’ di Bisanzio.

L’apice della moda in piazza San Marco: indossare una creazione fatta di piccioni svolazzanti.

Un fazzoletto comprato in piazza San Marco porta fortuna alle donne.
Quando si nascondono sotto i soldi, nell’armadio di casa, questi si
moltiplicano due volte.

Quando in piazza San Marco piove, sulle lastre di pietra si sentono i
maghi che ballano il tip tap.

Dicono che il leone della colonna di piazza San Marco ruggirà al
passaggio di una veneziana virtuosa.

A volte sulla riva di San Marco giungono velieri che recano nelle loro
vele i venti di altri mondi.

Ci sono giorni in cui le onde dell’Adriatico incanutito per la nostalgia
irrompono dentro Venezia gridando: “Sei mia!”

Il matrimonio con la natura, come chiamano i veneziani il loro legame
con il mare, è quel tipo di unione in cui non è previsto divorzio.

Il paese dei canali

Le acque del Canal Grande sono, per i palazzi che vi sono riflessi, come
uno specchio a cui si affidano senza timore. Uno specchio che sa come
nascondere la brutta verità delle rughe mettendo in luce il segreto del
trucco più seducente.

Di notte le finestre illuminate sul Canal Grande sembrano raccontare le
loro storie in codice Morse.

Ci sono solo tre ponti sopra il Canal Grande. Ed è giusto.  Bussiamo agli stessi cancelli da ambo i lati del segreto del tempo.

Forse il dogma della Trinità andrebbe spiegato tramite il dogma dei Tre
Ponti sul Canal Grande?

Da entrambi i lati del Canal Grande scorrono fiumi di persone. Nessuno
sa in quale mare vadano a sfociare.

I palazzi lungo il Canal Grande sarebbero da tempo andati alla deriva se
non fossero tenuti fermi dai pali.

L’acqua dei canali è affetta da micosi. E’ per questo che si strofina così
volentieri contro i pali a cui sono legate le barche.

Solo dopo che un bambino ha gridato “Che puzza qui!” si sente che la
Maestà Veneziana è nuda.

Come fa l’acqua dei canali a non puzzare, se la luna ci lava dentro i suoi
calzini!

La luna che splende sopra il canale della Giudecca, per il canale del Rio
è già una luna diversa.

Durante i temporali sembra che i fulmini che cadono alzino la
temperatura dell’acqua dei canali.

La missione dei gondolieri

Le gondole attraccate tra i banchi di nebbia: come un gregge di pecore al pascolo.

I gondolieri in attesa sulla riva sono come i leoni affamati del circo di
Nerone. Vedono nei turisti carne fresca.

Alcuni sono del parere che sia ormai tempo di imporre sulle gondole una cassa che rilasci scontrini fiscali.

Alcuni ritengono che i gondolieri chiedano troppi soldi. Dovrebbero
essere riconoscenti del fatto che non chiedano un sovrapprezzo per
l’angelo custode.

I gondolieri sanno essere magnanimi. A volte invitano per un giro le
coppie di innamorati che non hanno soldi. Credono che l’amore altrui
porterà fortuna anche a loro.

Chi scende dalla gondola ha l’impressione che il viaggio sia finito prima
ancora di cominciare.

Un gondoliere può essere offeso solo una volta, quando gli si chiede di
eseguire un’aria inclusa nel prezzo della gita sull’acqua.

A un gondoliere non capita di dimenticare a quale sponda deve
attraccare?

I vecchi gondolieri dicono che le gondole sono come cavalli: verso sera
scelgono da sole la direzione del porto a cui attraccare.

Una vera gondola è formata da 280 pezzi di legno. Ancora una scheggia
e… andrà bene per fare dei fiammiferi.

Le gondole sono impazienti: mentre sono legate alla riva saltano sulle onde come se le mordessero le pulci d’acqua.

Le rane e i gondolieri hanno la stessa missione: annunciare il bel tempo.

La padrona del mondo

Un tempo il fondo era solido, scrisse un poeta. A Venezia è sempre stato paludoso e fangoso.

Venezia non affonderà finché l’acqua alta sfiorerà l’orlo del suo abito, senza osare salire fino alle ginocchia.

Chi stira di notte il cielo che di giorno viene steso tra le vie di Venezia?

Asciugare la biancheria è solo un pretesto. I fili tesi tra le case servono a facilitare i contatti sociali.

La mappa di Venezia è come un ombrello che dopo l’uso si deve aprire
ed asciugare.

Qui le piogge sono ammesse di rado. Chi aggiungerebbe acqua
all’acqua?

La padrona del mondo, così chiamavano Venezia. Per alcuni è una
Venere, per altri una Gioconda.

Le chiavi dei segreti

I palazzi di Venezia vivono di rendita con le glorie di un tempo passato.

Ci sono palazzi ermeticamente chiusi, con le chiavi dei segreti spezzate
nel cuore.

I segreti più segreti di Venezia sono quelli che si custodiscono da soli.

Le donne preferiscono ammirare la scala a chiocciola di Palazzo
Contarini alla luce della luna. Per un istante possono sentirsi delle stelle.

Non siamo che nani nell’ottica del tempo che ci sorpassa sulla Scala dei
Giganti.

Fu a un pozzo che Giacobbe conobbe Rachele. Forse anche tu al pozzo
di San Polo incontrerai l’amore della tua vita?

Attenzione agli stili che scegliamo in questo luogo per le conquiste
amorose: tra un ossuto gotico e un paffuto barocco capita di vivere più di un rinascimento.

A volte gli archi gotici che si riflettono nell’acqua formano ponti
attraversati dai sospiri degli innamorati.

Sotto i tetti di Venezia è come sotto i tetti di Parigi: i piccioni tubano
in amore.

La sfera dorata sopra la Dogana da Mar è fortunata. Non solo è d’oro,
ma è anche carezzata dal prodigo sole!

Il teatro La Fenice. Il tempo di Venezia è come la Fenice, che deve
bruciare per rinascere.

Un’opera di ponti

Il ponte dell’Accademia è noto per il fatto che qui gli accademici e le
accademiche della Facoltà dell’Amore si scambiano baci accademici.

Attraversando il ponte di Rialto si prova solo metà dell’esperienza che dà una gita in gondola sotto le sue volte.

E quando il cicerone pronuncia il nome Ponte di Rialto, udiamo un’aria
senza fine.

Chiunque senta nominare il Ponte della Paglia tentennerà prima di
attraversarlo.

Non bisogna disilludere le donne, le quali sanno meglio di tutti a cosa
serve il Ponte dei Sospiri.

I ponticelli sul canale del Ponte della Paglia: pagine di Incantesimi
sfogliate con mano impaziente.

Attraversare i quattrocento ponti di Venezia e ritrovarsi davanti alla
Grande Scalinata!

Le campane di San Marco

Dicono che in cima al campanile di piazza San Marco ci fosse questa
scritta: “Panorama cittadino ad uso esclusivo dei Dogi di Venezia!”

“Dal campanile di San Marco si vedono le Alpi”, esaltano le guide. “E
allora? Dalle Alpi si vede il campanile di San Marco?”, si lamentano i
malcontenti.

Il campanile di piazza San Marco, come tutti i campanili, è affetto da
sordità.

Può capitare che l’ora annunciata dalla campana nella Torre
dell’Orologio ti chieda aiuto per attraversare piazza San Marco. Da
quando i veneziani hanno accecato il costruttore dell’orologio, tutte le
sue ore sono cieche.

I lampioni a San Marco sono come draghi a tre teste. Si sporgono a
guardare se dalla passerella del traghetto non scende San Michele.

Il teatro dei dogi

Coloro che hanno visto Venezia ma non sono stati al Palazzo Ducale,
hanno visto uno spettacolo ma non sono stati dentro il teatro.

Chi chiede il nome delle cucitrici che fecero all’uncinetto le arcate del
Palazzo Ducale?

Nella Sala del Consiglio dei Dieci nel Palazzo Ducale sedevano i giusti
un tempo cercati invano a Sodoma.

Magari è un discendente dei dogi quello che, davanti all’ingresso della
Sala del Collegio, controlla i biglietti?

Il Palazzo Ducale è unito alla basilica di San Marco da un cordone
ombelicale.

Ogni veneziano si sente un doge quando arriva alla pensione.

Il cielo d’oro

Esiste una cosa decisamente più pericolosa di un elefante incontrato
nella foresta africana: imbattersi nel fiume della folla spinta dalle guide
dalla Piazzetta verso la basilica di San Marco.

“Lei non era qui”, ringhiano non appena sei uscito per un attimo dalla
Grande Fila in attesa davanti all’ingresso della cattedrale di San Marco.

La Pala d’Oro della basilica è visibile attraverso un vetro. Forse hanno
paura che possa sciogliersi per l’ardore degli sguardi di chi lo ammira.

“Il cielo è fatto d’oro”, dicono coloro che hanno visto i mosaici delle volte
della basilica.

Il portale della basilica di San Marco ammonisce: ogni carnevale finisce
con il Giudizio Universale!

Tutte le volte che la basilica è in fase restauro, le guide devono chiedere
scusa per i disagi nel visitare gli appartamenti di Dio.

La mappa delle chiese

E’ possibile solo a Venezia: una volta è il sole a fare il giro della cupola di
Santa Maria della Salute, un’altra è la cupola a fare il giro del sole.

Vicino alla chiesa di Santa Maria della Salute non basta il segno della
croce, bisogna fare anche il saluto militare.

Davanti alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo il condottiero Bartolomeo Colleoni ci invita: “Qui vedi solo il mio corpo, per vedere la mia pelle devi entrare in chiesa.”

Venezia può dormire sogni tranquilli, finché il suo sonno è protetto dalle
ombre dei dogi della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Guarda il pellegrino stanco ai piedi della chiesa dei Santi Giovanni
e Paolo. Dorme, ma le dita dei piedi si muovono come se fossero in
viaggio.

Chi è stanco può riposare. Ma le impronte dei suoi piedi devono
proseguire la loro corsa.

La confessione da sola non basta. Per il rapimento mistico nella basilica
dei Frari devi pagare un sovrapprezzo.

Sopra la chiesa di San Giorgio Maggiore volano in cerchio le preghiere
delle rondini di mare.

Dalle chiese di Venezia tutte le strade portano a Roma.

In una città con centosette chiese non c’è speranza che ne possa
sorgere una centottesima.

I conquistatori dei labirinti

Sul Lungomare Marconi tutti si sentono qualcuno. Un normale
lustrascarpe può essere scambiato per un milionario, un soldato
semplice per un generale, un postino per il direttore della posta, un
imbrattatele per un artista e una comparsa per una star da copertina.

Il gran mondo che si può vedere qui è fatto a volte di mezzi mondi e
quarti di mondo.

Uscendo da un punto qualsiasi, ritornerai allo stesso punto. Ma potresti
ritrovarti con qualche ruga in più.

Per chi ha il portafoglio ben imbottito è più difficile passare per le viuzze strette.

Alcune viuzze sono così strette che possono passarci accanto solo le
ombre dei passanti.

In un vicolo stretto si incontrano Shakespeare, Tiziano e Vivaldi. Chi
deve lasciar passare chi?

E’ sempre così con i labirinti. Scegli la rotta per piazza San Marco e ti
ritrovi a incontrare il Minotauro.

Non è necessario essere Teseo perché nel labirinto delle viuzze
un’Arianna ci indichi la strada giusta.

Non si sa mai, che cosa è: sarà il rumore delle onde o il fruscio di un vestito che corre verso un appuntamento?

A caccia di portafogli

E quando dal traghetto in arrivo dal Lido escono orde di turisti, le
gondole si danno un colpetto d’intesa: stanno arrivando dei portafogli
belli grassi, pronti per la cura dimagrante.

Attenzione alle zanzare qui! Pungono i turisti al portafoglio.

Gli albergatori: viene la pelle d’oca tutte le volte che spellano un
turista.

Nella lotta di classe non è cambiato niente: i portafogli si elevano al di
sopra dei portamonete.

L’era dei portafogli è finita. Ora si spennano le carte di credito dei turisti.

La patina del tempo

Il tempo che rode le mura di questa città ha ormai perso tutti i denti.

A volte qui si sente il ticchettio di un orologio alla ricerca del suo tempo.

Avere un orologio a prova d’acqua è cosa da poco. Quello che conta è
che le lancette qui mostrino un tempo a prova d’acqua.

E’ strano che a Venezia non si utilizzassero clessidre che misurano il
tempo con gocce d’acqua.

Qui il tempo scorre più lentamente. Ma porta con sé più fango.

Dolci biglietti da visita

La sera nei panifici si impasta il sole che tramonta per servirlo al mattino nelle pasticcerie assonnate.

“Dolce come Bellini”, dicono nelle pasticcerie per esaltare i loro prodotti.

Solo a Venezia conosciamo il sapore dei dolcetti che da piccoli
potevamo solamente ammirare nelle vetrine delle pasticcerie.

La specialità dolciaria del luogo sono i pasticcini alla crema con i raggi
del sole che si sciolgono in bocca.

E’ quando le pasticcerie vanno e dormire che vorremmo di più le loro
specialità.

In viaggio tra le stelle

Ogni finestra illuminata di Venezia fa parte, per i viaggiatori, della
famiglia dei fari marittimi.

Vista attraverso le finestre veneziane, ogni donna sembra innamorata.

Le stelle qui sono come le cassette in banca. Custodiscono i sogni dei
turisti che passano sul Ponte dei Sospiri.

La luna sopra San Giorgio è il faro per le stelle che percorrono la Via
Lattea.

La luna sopra Venezia è una pensionata e, come la città, è fatta solo di
rughe.

Il polso della città

Nessuno degli eroi veneziani raffigurati nei monumenti deve temere che se lo porti via la mano dell’alta marea.

I poliziotti della Ca’ Granda si lamentano che i grandi criminali vengano
qui ma non per compiere grandi crimini.

Al suono della sirena del pronto soccorso il movimento delle
onde si ferma. Bisogna fare strada a chi porta la ciambella di salvataggio della vita.

Non svegliate il leone all’ingresso del Museo Storico Navale e pagate
quello che chiedono per l’ingresso.

Al Museo Storico Navale spiegano ai meno svegli che le sirene hanno la
coda di pesce, le ninfe quella di cavallo e le donne sposate quella di toro.

Vedendo l’edificio della Dogana l’animo dell’anarchico si ribella: non
esistono più le istituzioni della censura, mentre le istituzioni doganali
godono sempre di ottima salute.

Nel Palazzo dei Camerlenghi si trova la posta. E’ da qui che Venezia
mandava telegrammi in cui annunciava di essere la perla del mondo.

Le perle della collana

Venezia è disposta su cento isolette. E tutte sono innamorate della
terraferma.

Non è facile per una barca di ritorno dalla pesca trovare posto tra le
colorate riproduzioni, attraccate alla riva, delle case di Burano.

Intorno a Burano ci sono isolette che sembrano ideali per gli
appuntamenti dei Robinson maschi con le Robinson femmine.

Un lavoro di merletto, così chiamano le nebbie che si alzano intorno a
Burano.

La chiesa sopra Murano ha la forma di un galletto di vetro.

Nel vetro di Venezia è magicamente intrappolato il canto delle sirene che attirarono gli Ulisse.

I ratti squittiscono di gioia quando nei cantieri viene varata una nuova
nave.

Si dice che sul Lete vaghino le anime dei morti che non han potuto pagare il passaggio. A Venezia non hanno bisogno di preoccuparsi
dell’obolo. Caronte è assunto a tempo pieno e trasporta tutti fino all’isola di San Michele.

Giorno dopo giorno

A Venezia il verde scarseggia. Per questo ogni foglia vale tanto oro
quanto pesa.

E quando capita che nevichi, sembra che gli angeli in pellegrinaggio
verso Roma stiano riposando a Venezia.

Almeno una volta bisogna comprare la frutta al mercato di Rialto per
convincersi di quanto sapore abbia il loro prezzo.

Nulla è più dolce del sorriso della venditrice che ci offre dei limoni in
questo mercato.

Al mercato ittico tutti i pesci sono freschi, ma hanno l’odorino di Venezia.

“Ogni tanto capita, pescando,” si lamentano i pescatori di Chioggia, “che
nelle reti si trovino solo stelle assonnate.”

A volte sembra che i gabbiani che circolano sopra il mercato ittico siano
giunti direttamente dal set de Gli uccelli di Hitchcock.

Se i gabbiani non fossero così individualisti, la piaga dei piccioni non
sarebbe mai riuscita a dominare le piazze della città.

La firma dell’artista

Venezia non è Parigi, qui ogni quadro offerto a un turista ha la firma di
un vero artista.

I pittori si vantano dicendo che tra le vedute di Venezia quelli che
si vendono meglio sono gli acquarelli.

Non ha prezzo il quadro che il sole di Venezia dipinge con il pennello del
tramonto.

Molti si definiscono artisti, finché non li si confronta con i maestri dei
musei veneziani.

Tiziano nelle sue opere si rifà a uno stereotipo: basta che
una donna si lasci tentare dalle ciliegie e subito sullo sfondo
compaiono degli uomini.

“Non è cambiato nulla”, assicura il Tintoretto. “Sbirciavamo
Susanna durante il bagno quando eravamo giovani e la sbirciamo
ancora da vecchi”.

Bella roba! Ti porti dietro un quadretto da Venezia e poco dopo
un’alluvione ti allaga la casa.

Due nature

Nella “piccola Venezia” tutto è piccolo. Ma in trattoria regna la grande
politica.

I veneziani hanno due nature: quella settentrionale, quando trattano con flemma le tue proteste per il servizio al ristorante; e quella meridionale, quando pagando il conto dimentichi la mancia.

Quando i veneziani litigano, tirano fuori i coltelli, con cui subito sbucciano le arance dei loro sorrisi.

La natura non sopporta il vuoto. Il vecchio patriarcato veneziano è
caduto solo per fare spazio al moderno matriarcato.

Nel quotidiano le persone si nascondono sotto varie maschere. Nel
carnevale le maschere svelano il loro vero volto.

Ci sono anche quelli che portano la maschera per tutto l’anno e se la
tolgono solo durante il carnevale.

Forse a tutte queste maschere dal pallore malaticcio servirebbe una
maschera cosmetica?

L’anima di Venezia sono le sue maschere.

Venezia è diversa

Durante la “Vogata del Silenzio” Venezia mette un dito sulle labbra.

Nelle regate delle gondole di solito vince chi è aiutato dai fantasmi dei
vecchi gondolieri.

Venezia è diversa: qui si ha voglia di vino, donne e canto, ma una cosa
alla volta.

Durante il festival del cinema i Leoni di Venezia sfilano per le strade della città.

Il turista che voglia immortalare il volto della città trova nella macchina
fotografica solo la sua maschera.

Sabbie calde

Una conchiglia trovata sulla sabbia del Lido di Jesolo canta con la voce
di una sirena innamorata.

Anche la libertà dei mezzi di informazione ha i suoi limiti. E’ più
piacevole sentire la versione censurata delle previsioni del tempo.

Ammettilo, nelle onde del mare pieghevole cerchi una bottiglia di vetro che contenga una mappa del tesoro.

Ecco come il turismo è correlato con le forze della natura: quando giunge la marea dei turisti, il mare si concede una ritirata.

Briciole di un viaggio

La città di Venezia sembra ancora più solitaria da quando è raggiungibile in treno, autobus, automobile, addirittura in aereo.

Gli ultimi a salire a bordo del traghetto hanno fretta: temono che la
passerella sfugga loro da sotto i piedi.

All’uomo sposato sembra che la sirena della nave lo rimproveri con la
voce di sua moglie.

La differenza tra una nave da crociera e un vaporetto è questa: quando
arriviamo in ritardo la nave parte senza di noi, mentre il vaporetto ci
viene a prendere la volta successiva.

Un tram acquatico ha questo vantaggio su uno elettrico: se gli finisce il
vapore può sempre arrivare alla meta a forza di remi.

Ogni passaggio sul vaporetto è un frammento del grande viaggio.

Ritorno alla realtà

Una città cullata dalle onde della laguna si addormenta come una donna
anziana che ricorda i suoi principi azzurri.

Un sogno fatto a Venezia ha questa particolarità: che ci risvegliamo nella vita sognata da svegli.

E quando lasciamo Venezia scopriamo che i nostri orologi hanno
problemi a tornare di nuovo al tempo reale.

Alcuni raccontano che al ritorno a casa i doganieri controllavano
minuziosamente il loro bagaglio di ricordi.

Al ritorno a casa non dimenticate di strizzare le vedute di Venezia prima di incorniciarle.

Venezia non può andare perduta

Può capitare anche che, cercando Atlantide, ci imbattiamo nella Venezia
perduta.

E’ forse vero che, una volta scomparsa Venezia, la fine del nostro mondo potrebbe giungere prima ancora del Giudizio Universale?

Ci fosse anche solo una guerra in meno, quanti fondi in più si avrebbero
per salvare Venezia.

Salvando Venezia salviamo l’umanità dalla perdita della memoria.

Salvando Venezia salviamo il nostro mondo, impedendo che si perda.

Cerchiamo mondi perduti, ma facciamo in modo che Venezia non diventi uno di questi!

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Foto per gentile concessione di Andrzej Majewski

Foto per gentile concessione di Andrzej Majewski

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Foto per gentile concessione di Andrzej Majewski

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