L’aforisma in Finlandia, Mirkka Rekola

Mirkka Rekola, nata nel 1931 a Tampere, poetessa di fama internazionale, pluritradotta e pluripremiata (ha esordito nel 1954 con il libro di poesie Vedessä palaa), ha pubblicato anche diversi libri di aforismi che le hanno valso il prestigioso “Premio Samuli Paronen” alla carriera nel 2007.

Mirkka Rekola

La sua produzione aforistica comincia nel lontano 1969 con la raccolta Muistikirja che segna un punto di svolta nell’aforistica finlandese contemporanea. Seguiranno Maailmat lumen vesistöissä (1978), Silmänkantama (1984), Tuoreessa muistissa kevät e infine aforistiset kokoelmat (1987). Ha anche pubblicato nel 1987 un libro dal titolo Maskuja che è a metà tra la prosa, la poesia e l’aforisma e che contiene facezie, motti di spirito e detti umoristici.

Gli aforismi di Mirkka Rekola sono sapientemente concisi, con un uso davvero concentrato delle parole per esprimere significati complessi. Le singole immagini sono spesso ambigue e rivelano più significati di quanti il lettore potrebbe immaginare a prima vista. Come scrive molto bene anche Markku Envall nella sua antologia sull’aforisma finlandese Suomalainen aforismi (1987), ciascuno degli aforismi di Mirkka Rekola si presta a un sorprendente numero di interpretazioni, a differenza dell’aforisma tradizionale che – nella sua pointe paradossale e nel suo congegno ironico – si presta quasi sempre a una sola interpretazione.

L’effetto che deriva dalla lettura degli aforismi di Mirkka Rekola non è quello solito della battuta – il riso o il sorriso – ma piuttosto quello di uno spaesamento logico all’interno del fluire consueto del linguaggio quotidiano.

Presento qui di seguito al lettore italiano una scelta di aforismi di Mirkka Rekola. La traduzione è di Antonio Parente, che ha già tradotto in italiano presso alcune riviste letterarie una scelta di poesie di Mirkka Rekola.

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Mirkka Rekola, aforismi scelti (traduzione Antonio Parente)

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Non creare un’immagine. Tutto lo è.

Tu la chiami morte e lei ti chiama.

Più piedi a terra, dici. Vuoi seppellirmi.

Il mondo è una tavola imbandita. Lì vedi la tua fame.

Se l’arbitrio è libero, può forse essere tuo?

Il tempo si ferma dovunque ci sono quelli che non ne sono vincolati.

La felicità è una buona guida, è stata già lì dove stai andando.

Il segreto della longevità dell’eremita: non vedere morire nessuno.

Vuoto è il sepolcro e aperto fino in cielo.

Ciò di cui si tace diventa parola.

Da piccola dicevo: faccio quello che voglio. Ora voglio quello che faccio.

La vecchietta cammina lì come se proteggesse il sentiero dalla pioggia.

La simmetria la si può sempre dividere in due, non è integrità

Hai ormai lasciato qualcosa alle tue spalle, è davanti a te.

Le grida non cercano più di raggiungere l’orecchio ma la bocca. E le trombe soffiano nelle trombe.

Quando lasciò che a provvedere fosse il suo destino, trovò la provvidenza.

Noi guardiamo ciò che posa il suo sguardo su di noi.

Gli occhi, tedofori del monte a oriente.

Lascia che gli occhi si muovano nello sguardo del giorno e della notte.

Il margine del ghiaccio si scioglie: il suono delle gocce di pioggia. Sulla pietra una lucertola una striscia di sole sotto la zampa.

Il bimbo disse alla vecchietta: sei curva perché sono piccolino.

Volgi pure il tuo sguardo altrove: le immagini ti ricorderanno il tuo passato.

Il ricordo è toccante, ma la freddezza non ci dimentica.

Parlano di te alle tue spalle, ed lì che sono.

Lascialo gridare, anche lui ha le orecchie.

Quanta gente vive per vendicare la propria nascita.

Ma perché giunge insonne, il mattino?

Molti vogliono continuare a parlare di quelli che si sono zittiti per gli altri.

Quando non ti accorgevi di me, io me ne accorgevo. Quando non ricordavi, io lo ricordavo.

Dai alle parole i tuoi occhi, irradiano.

Sperava, una volta diventato adulto, di poter essere bambino, indisturbato.

La transitorietà accorda la lingua su un ampio presente.

Nota già ora la presenza e l’assenza in modo da non ritrovarti a dire, una volta che non c’è più: solo ora capisco.

Ancora ieri ti chiamavano a tavola urlando quello stesso nome che ora i bambini gridano per invitarti a uscire.

Avete bisogno di un capro espiatorio, lo create e quello vi prende a calci.

Con la luce con cui Lui creò la sua immagine non è possibile vedere altro.

Il Creatore diventa bambino nell’uomo.

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