Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà

E’ da più di dieci anni che mi occupo di testi e scritture aforistiche, ho letto centinaia di libri acquistandoli in ogni parte del mondo (pur con la difficoltà talora insormontabile delle lingue, per chi non lo sapesse il finlandese è una lingua davvero ostica!), e poi mi trovo di fronte al libro di aforismi di Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà (il primo di una “cattedrale” di otto volumi) che sembra caduto da un altro pianeta.

Sfogliando le pagine del libro, leggo un aforisma come “Le parole mi ricordano i Tucani, favolosi uccelli tropicali che volano di Ramo in Ramo senza mai posarsi al Suolo” oppure “Cos’è la felicità? Un altalena che batte il tempo gratuitamente, e tuttavia avanza sempre un centesimo da regalare al Pendolo” e dico, sì è vero, ma al tempo stesso sento che nessuno autore l’aveva mai detto prima in questo modo. Leggo ancora “Se l’Infinito fosse un Libro, non potrebbe contenere né la sua prima né la sua ultima pagina; ma – dovendo contenere tutte le altre prime e ultime pagine – e non potendo mai smettere di escludere le proprie – dovrebbe prima o poi rassegnarsi a riconoscere di essere un Plagiario” e ammiro la complessità e al tempo stesso la sottigliezza dell’aforisma. Poi leggo “Un millenario pregiudizio vede nel bianco il colore dell’intervallo…ma un giorno, un giorno non più lontano scopriremo che fu l’azzurro a servirci da Prima Pagina” e di nuovo ho la sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di grosso.

In giro ci sono alcune (non tante a dir la verità) recensioni su Pregiudizi della libertà, sono tutte elogiative, ma nessuna che dica con assoluta franchezza quello che penso io: che Roberto Morpurgo è uno dei più originali scrittori italiani di aforismi del XX secolo.

Certo il libro è complesso, la lettura non è sempre facile, talora Roberto Morpurgo si diverte a piazzare degli aforismi enigmatici come “Costruì una Nave dentro la Bottiglia e una Clessidra intorno alla Sabbia. Forse desiderava farci conoscere la natura double-face del vetro; o forse più semplicemente farci sapere che la sua culla fu leggermente ipossigenata” che un po’ spiazzano il lettore, ma insomma, è innegabile che il talento aforistico di Morpurgo meriterebbe sicuramente un palcoscenico decisamente superiore. In un mondo dove il genere aforistico (il più antico genere letterario della storia) è del tutto ignorato dalla critica, dall’editoria e finanche dagli accademici (tranne alcune eccezioni), vengono presi in considerazione solo quegli aforisti che hanno avuto successo in altri generi letterari (Pontiggia, Bufalino, Merini, per citarne tre). Mentre “l’aforista puro” è totalmente ignorato (Morpurgo in una intervista che si trova su Youtube dice che “Gli italiani non amano l’aforisma”. E poi aggiunge ironicamente: “Ci sarebbe da chiedersi che cosa amano gli italiani, a parte il Vaticano e Cinecittà, le gondole e la pizza, il romanzo e la musica lirica”. E ancora: “Se non sono romanzi, non li leggono. Tutto quello che è sintetico e profondo e sferzante – la satira, l’aforisma, l’epigramma – fa molto male a un popolo che ama l’ipocrisia, l’infingimento, la maschera e che quindi non ama guardare né essere guardato dagli occhi della Verità”).

Roberto Morpurgo (Foto per gentile concessione dell'autore)

Roberto Morpurgo è nato a Milano nel 1959 e attualmente vive in provincia di Como, “in un paesino sconosciuto ai più e quasi anche alle carte geografiche”. E’ laureato in filosofia (passione che tuttora coltiva) e ha coltivato a lungo interessi per la psicologia psicoanalitica, il cinema, il teatro, la musica e la letteratura. E’ conferenziere su temi filosofico-letterari per Filosofia sui Navigli e per l’Associazione Leonardiani (Milano). Si occupa attivamente di consulenza filosofica sia per gruppi privati sia per associazioni e aziende.

Ha scritto vari libri (alcuni dei quali in attesa di valutazione presso diversi editori), in particolare un libro di viaggi in Grecia, un volume di racconti (El Djablo – Fantasie spagnole, Puntoacapo editrice, 2009), una raccolte di poesie (L’azzurro del mare, Edizioni Joker, 2007), saggi filosofici (La dottrina del miracolo in David Hume) e diverse piece teatrali che gli hanno valso numerosi premi e riconoscimenti a concorsi letterari e drammaturgici. Ha collaborato fra l’altro con la Mondadori con un saggio su Simone Weil e con la Garzanti per le recensioni del Premio Mont Blanc. Roberto Morpurgo ha anche un sito personale all’indirizzo eldjablo.it dove c’è diversa documentazione biografica e letteraria.

In campo aforistico Roberto Morpurgo ha scritto la monumentale raccolta di aforismi Pregiudizi della libertà (“L’uomo nasce ‘sapendo’ già di esistere: questo è il suo primo e ultimo pregiudizio, non essendo un pregiudizio se non un giudizio che viene prima dell’esperienza; la sua libertà consiste in nient’altro che  nella capacità di sapersi condannato da questa preliminare destinazione a ‘sapersi’, cioè a credersi, reale” afferma Morpurgo in una intervista ad Affari Italiani)

Pregiudizi della libertà è stato pubblicato dalle edizioni Joker nel 2006 (menzione d’onore al Premio Torino in sintesi 2008) ed è il primo di un progetto di otto volumi aventi lo stesso titolo e che per il momento sono inediti (“non è un progetto, ma se si potesse dire un contro getto, cioè una cosa che mi è davvero accaduta – come un sogno” scrive l’autore) .

Per quanto riguarda il primo volume di Pregiudizi della Libertà (che come ho detto è l’unico finora pubblicato) Sandro Montalto (curatore della collana aforistica Athanor e a sua volta scrittore di aforismi) scrive nella prefazione che tale libro è “un immenso quaderno di appunti, idee, ire, scatti, circonlocuzioni, arabeschi, squarci, baratri, denunce, laconismi e molto altro che Roberto Morpurgo sta compilando da anni e si configura come un calderone ribollente sempre pronto ad accogliere ogni sollecitazione del presente per bollirla, per digerirla o rigettarla”. E ancora Montalto che scrive: “Come è indispensabile per ogni buon autore di aforismi e riflessioni non c’è limitazione di argomento, preconfezione di toni o buona creanza che tenga: Morpurgo omaggia il mondo intero masticandolo, concepisce la realtà come necessariamente commestibile”.

Al centro del libro di Morpurgo c’è però sempre l’uomo, ritratto nelle sue verità misteriose – la vita, la morte, il destino – e altresì nelle sue debolezze – le ipocrisie, la stupidità, le superstizioni (il sottotitolo del libro è non a caso “libro di sarcasmi e malinconiche superstizioni“). Assumono poi un ruolo determinante nella architettura di questo libro alcune tematiche che da un lato rivelano il retroterra filosofico dell’autore (che ricordo essere laureato in filosofia) e dall’altra mostrano una predilezione per alcuni temi che potremmo definire borgesiani (autore citato da Morpurgo nel suo libro) come il Linguaggio, il Sogno, il Tempo, l’Universo e l’Infinito, Dio e il Nulla, la Scrittura e il Libro. Ci sono poi diversi aforismi in cui – secondo un procedimento già utilizzato nei suoi racconti El djablo, Fantasie spagnole – Morpurgo crea una realtà parallela, non meno autentica, non meno densa di verità, fino al punto in cui la realtà si fa magica, e le due dimensioni si fondono, creando mondi possibili, privi di confini.

Molto originale lo stile aforistico di Morpurgo (con un uso molto particolare della maiuscola e del corsivo), pieni di riferimenti alla tradizione filosofica (sopratutto quella Eleatica con i suoi tanti paradossi che vengono ripresi nel libro). Da segnalare anche i diversi aforismi sull’aforisma e quelli sull’ironia e il sarcasmo (“Il sarcasmo è lo sguardo o il volto in ombra della Luce, o ancora per dir così la sua mai intravista Nuca: è cioè l’alter ego del lirismo” afferma Morpurgo in una intervista). Ecco alcuni aforismi: “Un buon aforisma è una ciambella sapientemente traforata. Si mangia la periferia. Si gusta il Centro”, “L’aforisma è il solo abito che non infligga al pensiero la goffa andatura del neoassunto. (E non perché sia succinto l’abito, ma perché succinto lascia che sia il pensiero)”, “Il gioco di parole è in generale segno di scetticismo. L’uomo di fede non scommette mai la propria serietà sulla catarsi indotta dall’umorismo: le parole deviate dal loro significato primigenio gli devono sembrare sprecate, quasi un tesoro inutilmente dissepolto”

In una lettera Morpurgo mi scrive “l’aforisma è il mio primo scrivere da adulto o quasi, avevo cominciato in verità con la poesia e la canzone, bambino. Gli autori che mi spronarono al rischiosissimo gioco dell’emulazione? Kraus, La Rochefoucauld, La Bruyère, Wittgenstein, Hofmannsthal, Leopardi, e più avanti Leonardo, Schopenauer, Lichtenberg, Vauvenargues, Chamfort, Alain e alcuni orientali (Kenko..)”

A proposito della sua monumentale opera-progetto Morpurgo mi scrive che essa è “un libro di cronaca e una recensione intermittente quanto ininterrotta” che ha come oggetto “l’interdetta identità dell’essere e del pensiero”. E rimarca quanto sia difficile e anche strano avere, ricevere, lavorare le idee in presenza di parole che si trovano già bell’e fatte (“Pregiudizi della Libertà è in verità un libro di cronaca e una recensione intermittente quanto ininterrotta, ed è – more philosophico – la realtà palpabile, per me, dell’interdetta identità dell’essere e del pensiero: così come il mondo è fatto (ospite) di cose che non si spiegheranno mai nemmeno per un soffio, similmente le idee con cui queste fanno di noi la settecentesca tabula rasa dei sensisti…perso il filo, ma non il rosso! Ma sì: è altrettanto strano avere (ricevere, dover ‘lavorare’) idee…(del resto le parole le troviamo bell’e fatte, o no? come le dune, le aquile, i marosi, le tequile…)”

Presento qui di seguito una selezione di aforismi tratti da Pregiudizi della libertà, libro di sarcasmi e malinconiche superstizioni.

Il libro è stato pubblicato da Joker Edizioni nel 2006. La prima tiratura del libro è attualmente esaurita (“Già furtivamente apparso e poi subitamente disapparso” dice Morpurgo in una intervista) ed è in attesa di una ristampa.  

**

Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà, Joker Edizioni, 2006

Una lingua non dovrebbe ospitare se non le parole capaci di elogiarla.

Avere un’idea banale e avere un’idea fissa sono azioni molto simili, con la sola differenza che la prima spalanca le porte dei salotti, la seconda quelle dei manicomi.

Quella ineffabile parodia del Romanzo che va sotto il nome di Umanità, mi è venuta a noia fin dai primi capitoli. Non una citazione, non una digressione, mai una pagina bianca. Solo parole, parole, parole…e gli Errata Corrige? Incomprensibilmente omessi.

Un buon aforisma è una ciambella sapientemente traforata. Si mangia la periferia: si gusta il Centro.

Il lavoro ci allontana dalla violenza ma ci avvicina però alla sua giustificazione.

Inconfessabile utopia di chi dovendo vivere non vorrebbe mai morire, dovendo morire non vorrebbe mai essere ucciso, dovendo essere ucciso non vorrebbe mai essere ucciso – da sveglio.

Le parole mi ricordano i Tucani, favolosi uccelli tropicali che volano di Ramo in Ramo senza mai posarsi al Suolo.

L’intuizione è un bersaglio che la freccia colpisce sempre per caso, sebbene mai per errore.

Leggono tre libri e ne scrivono trenta, ne vendono trenta e ne comprano tre.

Gli uomini si accusano di colpe immaginarie e si perdonano colpe reali, quasi che nel cambio entrambe trovino un equo guadagno.

E’ strano voi dite che in pieno deserto quella Jeep abbia segnalato una svolta a sinistra…eppure colui che parla non fa nulla di diverso.

Il dogmatico pretende di persuaderti, laddove lo scettico cerca più onestamente di contagiarti.

Riunite in un libro tutte le parole pronunciate da un uomo dalla sua nascita fino alla sua morte. Chi mai leggerebbe un libro simile? Eppure

La pazienza ha uno scopo in comune con la volontà e un metodo in comune con la rinuncia.

Il dolore passa come il sentiero, la felicità come il viandante.

La musica increspa un mare altrimenti sommerso.

Cos’è il tempo se non la maledizione a causa della quale ogni e qualsiasi oggetto può diventare a sua insaputa un orologio?

Coloro la cui suprema ambizione avrà spronati a lasciare una firma, difficilmente lasceranno una scia.

Chiaro è ciò che pur essendo definitivo suscita ancora ammirazione. Ovvio è ciò che pur non suscitando più ammirazione alcuna, si lascia incomprensibilmente comprendere.

La precisione prende le mosse nel punto esatto dove l’errore comincia a farsi invisibile.

La teoria fa lavorare le idee, la pratica fa pensare le mani. E’ impossibile confrontarle, essendosi loro evidentemente scambiate le parti.

Il dolore insegna e il conforto disimpara.

Il rimpianto beve sabbia da un calice di rugiada.

I credenti tacciono, i persuasori assordano, gli scettici conversano.

Perché mai dovremmo respingere una frase bella e vuota? Cos’altro è l’esistenza?

Nel linguaggio non esiste il Caso. Vendicativamente, non esiste Legge nel mondo.

Scrivere per scrivere bene è passione elitaria – come respirare per espellere tossine.

…se non perché l’orecchio, non meno dell’occhio, ebbe bisogno di uno sfondo neutro – bianco, silenzioso giaciglio – per potersi anche lui specchiare…”

La sola azione che compiamo ininterrottamente – soffocare – potrebbe essere facilmente confusa con la sola azione che ininterrottamente recitiamo – respirare.

Una sequenza di lettere prive di senso – asòflkfsòpoepotiopwoie – potrebbe manifestare il mondo ‘tanto quanto una perfettamente sensata’. Infatti la seconda non sarà mai in grado di dimostrare che la prima non sarà mai in grado di parlare.

E’ strano che sia il dolore a insegnarci tutto, ma ancora più soprendente che sia la gioia a restituirci una verginità in vista della lezione successiva.

Il Mezzo ha un unico Fine: estinguersi nell’amata metà. In ciò è singolarmente diverso dallo Strumento, che sopravvive sempre alle proprie vittime.

 La certezza riduce istantaneamente la realtà a quell’unica cosa di cui si è certi.

L’io è l’unità fra due libri che non accetterebbero mai di venire stampati in un unico Tomo.

Se l’Infinito fosse un Libro, non potrebbe contenere né la sua prima né la sua ultima pagina; ma – dovendo contenere tutte le altre prime e ultime pagine – e non potendo mai smettere di escludere le proprie – dovrebbe prima o poi rassegnarsi a riconoscere di essere un Plagiario.

I maestri astuti scrivono in modo ermetico, sicché allievi e divulgatori non possano mai comprenderli del tutto, né eguagliarli in oscurità. D’altro canto gli allievi astuti si guardano bene dal chiarirli: preferiscono il guadagno modesto ma sicuro della Discendenza a quello nobile e malcerto dell’Inaugurazione.

Posso distinguere fra specie diverse di dolore ma non di gioia. Perché non mi è data una gioia malsana?

Come essere sinceri con le parole degli altri?

L’imitazione goffa e tentennante va a tutto vantaggio dell’imitato; quella audace e disincantata, dell’imitatore.

Edgar Allan Poe nascose la Lettera Rubata fra volumi di insospettabile innocenza. Oggi non ci sono più libri innocenti: il suo inaugurò la serie nera. Dove nasconderci ormai?

Generoso è lo sguardo che riconosce, avaro quello che identifica.

Di chi mai potrebbe dirsi che non fa progressi lungo il cammino che lo porterà alla tomba.

Inveterato empirista, il popola parla per indicare cose, anche e forse soprattutto quando non esistono.

L’amore si vergogna oggi del candore di ieri: ieri Putto, oggi Puttana.

Enfant prodige di ogni arte e di ogni avventura, il linguaggio promette una novità che nessuno vedrà mai, e che tutti avranno fatalmente applaudito in anticipo.

Che cos’è il luogo comune se non quel mitologico camaleonte che cambia pelle ma anche ambiente? E che perciò passa inosservato non più ai propri aggressori, bensì alle proprie vittime.

Cominciò piantando un Chiodo in una Parete deserta. Nessuno avrebbe detto che da lì a una eternità vi avrebbe appeso il Dipinto della Creazione.

Un millenario pregiudizio vede nel bianco il colore dell’intervallo…ma un giorno, un giorno non più lontano scopriremo che fu l’azzurro a servirci da Prima Pagina.

Cos’è la felicità? Un altalena che batte il tempo gratuitamente, e tuttavia avanza sempre un centesimo da regalare al Pendolo.

Puntuale come la morte, precoce come la premonizione, tardiva come la disillusione.

Il Ricordo non distingue tra persone morte e persone vive: tutte sembra anzi accomunare in un Eden dove nessuno mai nacque, e un Cimitero dove mai nessuno morì.

Vivere è sposare il mondo in punto di morte: decidere che ci sopravviva – e che ci sopravviva per sempre.

Chi sono gli altri se non quei miracolosi prestigiatori nei quali l’assenza è ancora più invadente della presenza?

La malinconia procede verso un futuro più lontano di quello sempre intravisto dalla speranza.

I sogni del giorno sono quelli che non ricordi nemmeno un istante, perché sono quelli da cui non ti svegli.

La mia vita è quasi giunta in vetta: ancora un passo e si farà visibile l’altro versante della montagna. Uno strano presagio mi avverte che in quest’unico, mirabile caso, anche il prossimo sentiero sarà in salita.

Sarcasmo? Tragicomico effetto del lirismo respinto dal mondo.

Cosa nasconde il suicidio? Le sue ragioni. E manifesta invece? Le nostre.

Un bambino potrebbe pensare che le zebre siano state dipinte, e potrebbe addirittura ritoccarle!, se non fosse così precocemente sviato dal sentiero del dubbio.

Fra le tante sentinelle che ho visto all’opera, l’avvenire è a dir poco la più distratta. Non solo lascia passare tutti: ma in ogni vaneggiamento riconosce e saluta una parola d’ordine.

Forschung –termine al quale i tedeschi affidano il più umile significato di “Ricerca” – mi ricorda Forcipe: strumento con il quale al di là di tutto condivide l’accanimento.

Cinque sensi per un solo significato! Questo io lo chiamo spreco.

La cravatta indica il club al quale appartieni ma non quello dal quale ti hanno radiato.

Mi sono già convertito una volta: nascendo. Ma quel che più mi irrita è la prospettiva di diventare un apostata.

Conosco un tipo eccentrico che ha sviluppato un linguaggio forse più che intimo, nel quale non solo ‘Beriuli’ avrebbe un significato inequivoco (quale? Sta a noi scoprire… – sentenzia orgogliosamente il suo autore), ma anche un preciso scopo purificatore: dimostrare l’arbitrarietà della sua omissione dal nostro aristrocratico dizionario.

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3 risposte a Roberto Morpurgo, Pregiudizi della libertà

  1. Luca ha detto:

    “Magnifico!”

    Luca

  2. sandro ha detto:

    Grazie per l’articolo su uno dei migliori lbiri delle Edizioni Joker.
    Ma, come direttore di collana e Direttore Editoriale, devo precisare che ciò che viene detto nell’intervista, ossia «Il libro, pubblicato da Joker Edizioni nel 2006, è attualmente fuori catalogo (“Già furtivamente apparso e poi subitamente disapparso” dice Morpurgo in una intervista) ed è in attesa di una ristampa presso altro editore» è falso. La prima tiratura del libro è andata esaurita, e dunque il libro non è FUORI CATALOGO bensì ESAURITO, come l’autore dovrebbe ben sapere e dovrebbe avere piacere di precisare. Tanto più che dopo 5 anni (“subitamente”?), per una precisa politica editoriale della Joker, il libro è ancora presente nel catalogo e si possono chiedere informazioni. “Fuori catalogo” significa altro.

    Inoltre, approfitto per segnalare che da poco è stata da noi decisa una ristampa di questo volume (e di altri di altre collane) presso Joker, azione in ogni caso più sensata della stampa presso diverso editore, ristampa che sarà proposta all’autore in quanto da contratto la cessione dei diritti alla Joker è scaduta.

    Grazie, Sandro Montalto

  3. fabriziocaramagna ha detto:

    Ringrazio Sandro Montalto per la segnalazione. Ho provveduto a correggere la frase.

    In ogni caso, “fuori catalogo” o “esaurito”, il libro Pregiudizi della libertà è introvabile in qualsiasi libreria, anche online. E questo è davvero un peccato, trattandosi di aforismi di altissima qualità.

    Da appassionato dell’aforisma e anche da lettore non posso che sperare che Morpurgo ristampi quanto prima i suoi aforismi, con Joker Edizioni o con altri.

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