La struttura dell’aforisma contemporaneo

Per una grande parte della critica letteraria è un luogo comune che un aforisma sia un archetipo di tutti gli altri e che ci sia una struttura unica pur nella varietà delle forme. Così tutti gli aforismi derivano da quel primo aforisma di Ippocrate, così c’è un albero genealogico in cui tutti gli aforismi hanno come padri La Rochefoucauld, Nicolas Chamfort, La Bruyere, Vauvenargues, Oscar Wilde, etc.

In realtà questa critica ha in mente una struttura tradizionale (quasi monolitica) dell’aforisma, quella in cui l’autore si arroga il diritto di spiegarci chi è l’uomo e di impartirci precetti di moralità e verità eterne. Come scrive Auden: “Lo scrittore di aforismi non argomenta nè spiega, egli asserisce; ed è implicito in questa asserzione il convincimento che egli sia più saggio e più intelligente del suo lettore. Ma se guardiamo l’aforisma contemporaneo, viene da chiedersi se questa catena evolutiva  (che parte da Ippocrate e passa attraverso La Rochefoucauld nel segno dell’aforisma “moralistico”) debba necessariamente procedere secondo una linea retta (come vuole questa critica) o se al contrario esistano diramazioni, vale a dire forme alternative di aforisma. La risposta è sì: esistono aforismi sprovvisti di quella struttura sintattica tradizionale “moralistica” che tutti conosciamo. In altre parole esistono aforismi che – scusate il paradosso – cercano di liberarsi dall’aforisma.

Gomez de La Serna non chiama  i suoi aforismi con il nome di “aforismi, ma con il termine “greguerias”. Antonio Porchia con il termine di “voci”, Augusto Roa Bastos con il termine “metaforismi”, Donato di Poce con “poesismi”, etc. C’è chi chiama i suoi aforismi con altri termini come “note, algoritmi, annotazioni, variazioni, impronte, navicelle, asterischi, numeri (numeros), schegge, frammenti, trucioli, antifrasi, paradossi, intermezzi, miscellanee, euforismi, afasie, linee, bazzeccole, disjecta membra, asterischi, frantumi, short, minorìa, scolii, minime, quadri, emblemi, repliche, parodie…” (L’elenco è davvero lunghissimo, infinito direi).

Molto spesso il linguaggio aforistico diventa fluido, surreale, magico (penso a Malcolm de Chazal), che è l’esatto contrario di quell’ordine verbale, assai arcaico, che disciplina la massima e l’aforisma tradizionale moralistico che tutti conosciamo. Oppure tende verso la poesia (si pensi ad Alda Merini)

Se la visione della critica tradizionale vede l’aforisma come una forma dalla struttura unica e  depositaria di saggezza e verità eterne, nell’aforisma contemporaneo il termine “aforisma” designa una struttura fluida e aperta. Resta il legame con alcuni punti fissi della tradizione (l’ironia velenosa, la riflessione morale, la brevità della forma, la struttura discontinua del testo, etc), ma c’è anche la consapevolezza di sperimentare nuove forme e nuovi contenuti ponendo, ad esempio, un maggior accento sul paradosso e sull’effetto sorpresa. In alcuni autori ci sarà comunque sempre un legame con la tradizione (penso ai Pensieri Spettinati di Lec), in altri ci sarà invece una maggiore decostruzione dell’aforisma sia nella forma che nei contenuti (penso a Gomez De la Serna o Malcolm De Chazal).

Quando il blog Voltapagine (un bellissimo blog dedicato ai libri e alla lettura con un punto di vista davvero originale), nello scrivere un articolo sull’aforisma mi ha chiesto di fornirgli cinque aforismi esemplari, ho pensato alla difficoltà, anzi all’impossibilità di tutto questo. Ho provato a rovesciare il discorso, ragionando non in termini di aforismi belli o brutti, esemplari o non esemplari (odio le classifiche!), quanto piuttosto in termini di linguaggi aforistici e di tipologie/strutture dell’aforisma. Così gli ho suggerito una tipologia di aforisma tradizionale (Le “Maximes” di La Rochefoucauld) e cinque tipologie di aforismi contemporanei, una diversa dall’altra. Ma mi rendo perfettamente conto che dopo il numero cinque poteva esserci uno zero e le tipologie potevano diventare anche cinquanta. O potevano esserci addirittura due zeri, e le tipologie diventare cinquecento!

Comunque per chi è interessato a questo gioco in cui ho cercato di proporre degli alberi/rami alternativi all’albero genealogico che ha come capostipite Ippocrate/La Rochefoucauld, il lettore del mio blog potrà leggere un esempio (per nulla esaustivo, quanti autori contemporanei ho dimenticato, penso tra i tanti all’originalissimo aforisma visivo di Silvana Baroni, seconda classificata al Premio Torino in Sintesi!), nell’articolo di Voltapagine intitolato “Delimitare il pensiero” al seguente link:

http://www.ilvoltapagine.com/2010/11/delimitare-il-pensiero.html  

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