L’aforisma in Francia, Roger Judrin

L’aforistica francese contemporanea si può rappresentare come un Giano bifronte. Da una parte c’è una eccellente scuola di studi sul genere aforistico all’università Clermont Ferrand che ha come capofila Alain Montandon (di Montandon si può leggere in italiano Le forme brevi, pubblicato da Armando Editore). E c’è anche una produzione aforistica di eccellenza (ma del tutto sconosciuta in Italia, a parte Cioran e Jabès). Tra i molti nomi cito i più importanti (il mio riferimento va ovviamente agli aforisti francesi contemporanei o quasi): Emil Cioran, Edmond Jabès, Roger Judrin, Alain Bosquet, Roger Munier, Robert Mallet, Claude Roy, Robert Sabatier, Philippe Sollers (ma l’elenco è lunghissimo).

Dall’altra parte in Francia non ci sono premi letterari o eventi dedicati all’aforisma, non ci sono associazioni e non esistono neanche antologie dell’aforistica francese contemporanea. Così si lascia il campo del tutto libero all’imperversare dei tanti “citazionari” e “antologie” sul web dove, purtroppo, l’aforistica francese viene scambiata con il cabaret e la battuta (da Patrick Sebastien a Raymond Devos, da Wolinski a Philippe Bouvard e tanti altri comici). Gioca anche il fatto che in Francia la linea di confine tra l’aforisma e la battuta e l’umorismo è molto più sottile e indistinto che in altri paesi, tanto che molti dei comici e umoristi francesi pubblicano libri di “pensées.”

Tra i tanti autori francesi, a mio parere, uno dei più brillanti aforisti del dopoguerra è Roger Judrin. Del tutto sconosciuto in Italia, ma anche poco conosciuto in Francia, come testimoniano le limitate recensioni alla sua opera e il fatto -ahimè- che molti dei libri pubblicati da Roger Judrin siano fuori commercio o fuori catalogo (quasi tutti i testi aforistici di Judrin sono stati pubblicati dalla casa editrice Calligrammes, il cui fondatore Guillemot è scomparso da pochi anni senza che nessuno, dopo di lui, mantenesse la gestione di uno dei più bei cataloghi dei grandi scrittori francesi).

Roger Judrin nasce nel 1909 a Compiègne, dove insegna per 30 anni al liceo Pierre d’Ailly e dove muore nel 2000 (“La mia nascita fu il mio solo avvenimento, e io l’ho perso” scrive nel romanzo Le spoglie di un serpente). Amico di Jean Paulhan, autore prolifico ma discreto (“dietro ogni frase il moralista nascosto” dice di lui Michel Mourlet), traduttore di Eraclito, Roger Judrin ha scritto romanzi, racconti, poesie, saggi, ritratti biografici e studi critici (il più conosciuto è quello su Saint-Simon), e persino dei testi teatrali, soprattutto per la radio. Ma il tratto distintivo del suo genio si ritrova soprattutto nell’aforisma, genere a cui si devono molte delle sue pubblicazioni, soprattutto negli ultimi anni, a partire dagli anni 80 (in questo la parabola aforistica di Judrin ricorda quella del nostro Carlo Gragnani, un altro autore che giunse all’aforisma dopo i 70 anni). Nell’ultima di copertina di “La vague en poudre” scriverà: “Ho novant’anni? Ecco tuttavia il mio decimo libro di ‘maximes‘. Esse si formano, senza che io lo voglia del tutto, tra le mie labbra che le tacciono e le mie orecchie che le ascoltano. E’ per la porta posteriore che esse entrano nel mio pensiero, e la brevità fa brillare la loro ombra” .

 Tra i numerosi libri di aforismi pubblicati da Judrin (in totale una quindicina), segnaliamo Arc-en-ciel, La vague en poudre, Les barques de la nuit, Soie de silence, Grains de moutarde, Mots habitèes, Miroir d’ombre, Fleurs de givre, Ténèbres d’or, Boussoles, Aux creux de la main, Printemps d’hiver.

Roger Judrin è autore di migliaia di pensieri di carattere moralistico e filosofico (egli usa indifferentemente i termini massima, aforisma, pensieri, sentenze) che lo mettono nella scia di grandi moralisti francesi come Rochefoucauld, Joubert, Rivarol e Paul Valery.

Ma Judrin non è solo un moralista. Come scrive Christian Moncelet, nella raccolta di contributi sull’aforistica francese intitolato Désir d’aphorismes, Judrin è anche un “moralista poeta”. In molti dei suoi aforismi è facile trovare una prossimità tra la prosa e la poesia”. E lo stesso Judrin che con una metafora illustra i legami possibili, negativi e positivi: “Quello che c’è di poesia in una prosa è una sopresa come una rosa sul bastone. Quello che c’è di prosa in una poesia è una strana visione prospettica, comme un uccello che monta su una scala.”

Espressione poetica e rigore intellettuale si combinano sapientemente nella sua opera. “La poesia non è affatto filosofia. Tuttavia qualsiasi grande poeta respira all’ombra della filosofia” o anche “Non è la ‘reverie’ che che ci fa sognare. E’ il rigore dell’espressione. La forza della pietra apre dei cerchi dentro lo stagno”. Come scrive ancora Christian Moncelet lo stile di Judrin “è un misto di classicismo e di arditezza retorica che non ha equivalenti. Il suo messaggio obbedisce alla deontologia di una scrittura amorosa e veritiera, che tiene la contabilità delle luci e delle ombre dell’anima umana”

Come ho detto sopra molti dei 15 libri di aforismi di Roger Judrin sono pressochè introvabili. Gli unici libri di cui sono riuscito ad entrare in possesso sono Printemps d’hiver e Ténèbres d’or. Printemps d’hiver è una raccolta di testi inediti di Judrin, principalmente poetici ed epigrammatici, e contiene anche una sezione di aforismi intitolata Pile et Face. Ténèbres d’or è uno dei principali testi aforistici di Roger Judrin, e contiene alcuni tra gli aforismi più belli mai scritti sulla vecchiaia (Nel testo c’è una alternanza di aforisma lungo e breve, in questa mia selezione ho ritenuto opportuno inserire solo l’aforisma breve).

Roger Judrin è praticamente sconosciuto al di fuori di una ristretta (anzi ristrettissima) cerchia di addetti ai lavori o “iniziati” all’aforisma. Dopo la morte di Roger Judrin è stata fondata a Compiègne nel 2003 un Circolo di lettori di Roger Judrin (“Cercle des lecteurs de Roger Judrin” si veda il link) per iniziativa del critico Alfred Eibel, ma non sono riuscito ad entrare in contatto con nessuno dei suoi fondatori (tra i quali Claudie Judrin, la figlia di Judrin). Nel riportare una selezione di aforismi di Roger Judrin tratti dalle due raccolte da me menzionate, prendo atto di come Internet sia in molti casi assolutamente funesto per l’aforisma. Judrin ne è l’esempio. Nei tanti (da me odiatissimi!) “citazionari” su Internet, privi di qualsiasi inquadramento storico e filologico, girano del povero Judrin sempre i soliti cinque o sei aforismi, che rimbalzano di citazionario in citazionario (chi sarà mai stato il primo a copiare gli altri?). Oltretutto quasi tutti questi aforismi sono solo delle estrapolazioni di aforismi più lunghi scritti da Judrin, e così chi li legge non riesce a comprendere appieno la forza dell’aforisma. Verrà mai un giorno in cui questa giungla di citazionari verrà regolamentata da qualcuno?

Ma bando alle polemiche. Ecco una selezione tratta dai due testi di Roger Judrin (la traduzione è mia)

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Ténèbres d’or , Editions de l’Aire, 1980 (selezione in italiano)

La vecchiaia segna la rappresaglia della carne sullo spirito. Quando si è giovani, l’anima abita un corpo che essa possiede. Man mano che si avanza di età, il corpo abita l’anima e la mortifica.

La puerilità degli onori consola l’infanzia dei vecchi.

Giovane, non è permesso a una donna di essere brutta; vecchia, la si disprezza per aver cessato di essere bella.

La bestia è senza peccato, ma la bestialità ne è uno.

Nessuno sa in anticipo fino a dove la sua età lo porterà. Come degli insetti, entriamo al contrario dentro la nostra metamorfosi.

In un avaro detestiamo la magrezza che ingrassa.

Giovani, si è ricchi di ciò che si è; vecchi, si è ricchi di ciò che si ha.

Il libro di una vita è tanto più nero quanto le pagine sono bianche.

Il nostro riso è più giovane di noi.

Nessuno è la realtà della sua somma, e meno ancora man mano che l’addizione cresce.

C’è qualcosa di peggio che aver fatto rumore, ed è di non farne più.

I vecchi non hanno più il cavallo, ma hanno il sedere sopra tutte le selle.

La morte sola toglie agli uomini la spina che hanno nel cuore.

Il tempo di amare dura ancora a lungo, dopo che se ne è andato il tempo di essere amati.

Ci sono delle anime di luce e di seta che la loro delicatezza non impedisce di essere insensibili. Esse hanno la dolcezza della luna, ma la cera non si fonde più sul candeliere.

La fede è un cieco che dona degli occhi alla speranza.

Le donne possono amare la vecchiaia di Platone; è la vecchiezza di Casanova che le disgusta.

Noi non possediamo niente, ma questo niente ci possiede.

Non secchiamo le lacrime degli altri se non con i nostri occhi bagnati. E’ il principio di ogni consolazione.

I vecchi sarebbero inconsolabili se la speranza fosse razionale.

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Printemps d’hiver, Editions La Table Ronde, 1995 (selezione in italiano)

Ci si istruisce alla scuola degli altri. Non si apprende che da se stessi a disapprendere.

Dico ciò che io sento. Mi succede subito dopo di sentire ciò che io dico.

La verità di ciascun uomo non appartiene che a lui stesso, e tuttavia egli non la conosce che comparandosi ai suoi simili. I simili sono la scuola dei non simili.

La confidenza ci apre e ci svuota; il segreto ci chiude e ci riempie.

L’uguaglianza delle loro armi rende talvolta due nemici così fortemente intimi che la vittoria, avvicinandosi, li disunisce.

Le donne hanno spinto a tal punto l’arte di acconsentire dicendo no da farci credere che noi siamo i soli a mangiare la mela.

Ci sono delle donne di cui bisogna possedere le orecchie, e altre di cui bisogna colpire gli occhi.

E’ più facile addormentarsi nelle braccia di una donna che di dormirci.

I corvi dell’odio sono stati le colombe dell’amore.

Impara a leggere lo spirito nel testo del corpo.

Nessun uomo ha visto Dio, ma la mediazione è l’anima di tutte le religioni.

Ci sono dei genitori non credenti che tuttavia vorrebbero leggere la fede di Natale negli occhi dei loro figli.

Gli stessi apostoli avrebbero bisogno di un concilio per riconciliarsi.

Del male dicono male; del bene non dicono bene, o lo dicono male.

La mediocrità ci sembrerebbe perfetta se noi fossimo mediocri. I cani non mettono delle ali alle loro zampe.

I voluttuosi entrano nel dolore attraverso la porta del piacere; i santi entrano nella gioia per la porta del dolore.

L’amore è in molti uomini una maniera di essere maschi che gli impedisce di essere uomini.

La ragione, in un filosofo, è un oggetto di passione.

Che cosa c’è di più facile che odiare il male? Che cosa c’è di più difficile che non odiare i malvagi?

L’avarizia è un digiuno che viene mangiando.

**

Ténèbres d’or , Editions de l’Aire, 1980 (selection en francais)

La vieillesse marque le représaille de la chair sur l’esprit. Quand on est jeune, l’âme habite un corps qu’elle possède. A mesure qu’on avance en âge, le corps habite l’âme, et il la mortifie.

 La puérilité des honneurs console l’enfance des vieillards.

Jeune, il n’est pas permis à une femme d’être laide; vieille on la méprise d’avoir cessé d’être belle.

La bête est sans péché, mais la bêtise en est un.

Personne ne sait par avance jusq’où son âge le poussera. Comme les insectes, nous entrons à reculons dans nos métamorphoses.

Nous détestons dans un avare la maigreur qui l’engraisse.

Jeune, on est riche de ce qu’on est; vieux, on est riche de ce qu’on a.

Le livre d’une vie est d’autant plus noir que le pages en sont blanches.

Notre rire est plus jeune que nous.

Personne n’est la réalité de sa somme, et moins encore à mesure que l’addition grossit.

Il y a queleque chose de pis que de n’avoir pas fait de bruit, c’est de n’en plus faire.

Les vieillard n’ont plus de cheval, mais ils ont le cul sur toutes les selles.

La mort seule ôte à l’homme l’épine qui il a dans le coeur.

Le temps d’aimer dure longtemps après que s’est enfui le temps d’être aimé.

Il y a des ames de lumière et de soie que leur délicatesse n’empêche pas d’être insensibles. Elles ont la douceur de la lune, mais la cire ne fond pas sur le bougeoir.

La foi est une aveugle qui donne des yeux à l’espérance.

Les femmes peuvent aimer la vieillesse de Platon; c’est la vieillesse de Casanova qui les dégoûte.

Nous ne tenons rien, mais ce rien nous tient.

Nous ne séchons un peu les larmes des autres que si nos yeux sont mouillés. Toute consolation descend.

Les vieillards seraient inconsolables si l’espérance était raisonnable

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Printemps d’hiver, Editions La Table Ronde, 1995 (selection en francais)

On s’instruit à l’école des autres; on n’apprend que de soi-même à désapprendre.

Je dis ce que je sens; il m’arrive après coup de sentir ce que j’ai dit.

La vérité de chaque homme n’appartient q’à lui-même, et pourtant il ne la connaît qu’en se comparant à ses semblables. Les pareils sont l’école du non- pareil.

La confidence nous ouvre et nous vide; le secret nous ferme et nous remplit.

L’égalité de leurs armes rend parfois deux ennemis si fortement intimes que la victoire, en penchant, les désunit.

Les femmes ont poussè l’art de consentir en disant non jusq’à nous faire accroire que nous étions seuls à manger la pomme.

Il est des femmes dont il faut avoir l’oreille, et d’autres dont il faut frapper les yeux.

Il est plus facile de s’endormir dans les bras d’une femme que d’ y dormir.

Le corbeaux de l’haine ont été les colombes de l’amour.

Apprends à lire l’esprit dans le texte du corps.

Aucun homme n’a vu Dieu, mais la mèdiation est l’âme de toute religion.

Il ya des parents incrédules qui voudraient pourtant lire la foi de Noël dans le regards de leurs enfants.

Les apôtres eux-mêmes eurent besoin d’un concile pour se réconcilier.

Du mal ils disent du mal; il ne disent pas de bien du bien, ou le disent mal.

La médiocrité nous semblerait parfaite si nous étions médiocres. Les chiens ne mettent pas des ailes à leurs pattes.

Le voluptueux entrent dans la douleur par la porte du plaisir; les saints entrent dans la joie par la porte de douleur.

L’amour est en beaucoup d’hommes une manière d’être des mâles qui les empêche d’être des hommes.

La raison, dans un philosophe, est un objet de passion.

Quoi de plus facile que de hair le mal? Quoi de plus difficile que de ne pas hair les méchants?

L’avarice est un jeûne qui nous vient en mangeant.

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3 risposte a L’aforisma in Francia, Roger Judrin

  1. Christian Moncelet ha detto:

    C’est remarquable !

    Amitiés.
    Christian Moncelet

  2. fabriziocaramagna ha detto:

    Cher Christian Moncelet,

    Judrin, qui pour moi est un de plus grands aphoristes contemporaine, est presque inconnu en Italie.

    J’espère que quelque editeur italienne decouvre ces aphorismes, mais est difficile.

    L’Italie est le pays des romans, hélas!

    Fabrizio Caramagna

  3. pessoa ha detto:

    Merci de mettre à l’honneur ce cher Roger Judrin dont l’oeuvre fourmille de sublimes fulgurances.

    On pourra toutefois se désoler que depuis sa mort ses beaux recueils ne soient pour ainsi dire plus publiés…

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