Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo

Come molti malinconici, Guido Ceronetti, (nato nel 1927 ad Andezeno, comune a 20 km da Torino), è una personalità poliedrica, di straordinaria erudizione. E’ sapiente e finissimo traduttore sia dal latino (Marziale, Catullo, Giovenale) che dall’ebraico (Il Cantico dei cantici, Il libro di Giobbe, Qohélet o L’ecclesiaste, il Libro dei Salmi, il Libro del profeta Isaia), è poeta, filosofo, narratore, giornalista dissacrante (collabora con il quotidiano La Stampa), viaggiatore, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano (nel 1970 ha dato vita al “Teatro dei Sensibili” allestendo, insieme alla moglie Erica Tedeschi, spettacoli itineranti con le sue “marionette ideofore”) e cultore di frammenti (“Che tu generi figli o libri o figure o pentagrammi non avrai generato che frammenti, collages, grida rotte e lacrime senza testa” scrive Ceronetti nella raccolta di citazioni Tra pensieri).

Tra i suoi libri scritti in forma aforistica si ricordano in particolare Ricerca di un sigillo (all’interno del libro Difesa della luna e altri argomenti di miseria terrestre, 1971) Il silenzio del corpo. Materiali per studio di medicina, 1979, Pensieri del tè 1987, La pazienza dell’arrostito. Giornale e ricordi, 1990,  Tra pensieri, 1994, La fragilità del pensare, Antologia filosofica personale, 2000, Centoventuno pensieri del filosofo ignoto, 2006 e Insetti senza frontiere, 2009 (in quest’ultimo libro Ceronetti scrive sull’aforisma: “Un segno di vecchiaia è l’inettitudine a creare aforismi […] Si ha paura di isolare il proprio pensiero in una riga e mezza come di perdere l’equilibrio e di cadere in strada; venti righe già valgono come un braccio di accompagnatrice, ti senti protetto, c’è qualcuno”). Non bisogna dimenticare anche la mirabile traduzione di Qohélet o L’ecclesiaste, considerato il libro più sentenzioso delle Sacre Scritture, e la prefazione a Squartamento, il primo dei libri di  E.M. Cioran pubblicato da Adelphi nel 1981

Il silenzio del corpo è forse il libro più bello ed amabile di Ceronetti”, scrive Pietro Citati. Il corpo ulcerato, malato, piagato (“insieme macelleria, patibolo e tauromachia” scrive Ceronetti) è il tema conduttore di questo libro che è al tempo stesso un trattato di medicina, un saggio filosofico, uno zibaldone (“affascinante zibaldone” scrive l’editore Roberto Calasso) e un libretto satirico (quest’ultima definizione è di Ceronetti). Come scrive ancora Citati “il più grande paradosso di Ceronetti, il quale detesta gli uomini, è che il divino si rivela nell’uomo: nel corpo dell’uomo. Le verità dell’intelligenza lo interessano poco. Il divino abita nel corpo: nel corpo malato e insidiato dal dolore di Filottete e e di Giobbe”.

In queste 220 pagine di frammenti (taluni anche di diverse pagine) l’aforisma convive con forme simili ma differenti: l’enigma, la citazione erudita, l’aneddoto (tra i tanti sparsi nel libro si ricordano quello su Fanny Targioni Tozzetti o su Calvino e la pietra), la definizione (tra le tante la definizione del “cunilinctus” occupa quasi cinque pagine), l’etimologia, l’ingiuria ebraica, l’epigrafe, il proverbio giapponese o yiddish, etc, il saggio sul vegetarianesimo, il trattato di ginecologia, la formula esoterica, il precetto e la raccomandazione medica (dalla medicina egizia a Ippocrate, dalla Scuola salernitana alla medicina contemporanea), la sentenza (medievale, esoterica, medica, latina, ebraica, etc), l’appunto di critica letteraria, la nota storiografica, la descrizione medico-legale, il frammento di mistica, l’articolo di giornale, le memorie letterarie, il testo alchemico, il frammento onirico, le vite dei santi, la leggenda popolare, la preghiera, la descrizione di una autopsia, il trattato di linguistica, il dialogo latrinario, etc.

Nella introduzione al libro Ceronetti definisce i suoi frammenti “disiecta membra”, “scheggine di osso”, “materiali di uso e di sfogo”, “scandagli interessati di un curioso”. In mezzo a questo brulicare di forme brevi, questo labirinto costruito per frammenti e visioni e memorie, l’aforisma si definisce attraverso un processo di sottrazione, più vuotandosi che riempiendosi, più per fame che per indigestione, per usare una metafora dello stesso Ceronetti quando scrive che “è meglio morire vuotandosi che riempiendosi, e meglio di fame che di indigestione”.

Alla fine, “tagliando e togliendo” le molte brevi e frammentarie (ma non aforistiche) del libro, tra precetti medici e formule esoteriche, etimologie e appunti di cronaca, gli aforismi del Silenzio del corpo non sono moltissimi, non più di un centinaio. Tuttavia essi sono tra gli aforismi più belli della letteratura italiana.

Nel presentare qui di seguito una breve selezione di aforismi tratti da Il silenzio del corpo, segnalo un fatto di cui forse il solo Ceronetti è a conoscenza. Nel libro Aphorismen der Weltliteratur di Friedemann Spicker (forse la più importante antologia mondiale sull’aforisma in lingua tedesca, suddivisa per autore), Guido Ceronetti è l’unico italiano citato (con una selezione di aforismi tratta da “Il silenzio del corpo” e “I pensieri del tè”) insieme a Francesco Guicciardini e Giacomo Leopardi. Da un lato è davvero sorprendente che vengano dimenticati autori come Ennio Flaiano o Leo Longanesi o Gesualdo Bufalino, dall’altra è segno di quanto gli aforismi di Ceronetti siano conosciuti e apprezzati anche all’estero.

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 Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, materiali per studio di medicina, edizione riveduta e accresciuta, (1979, 2001), Adelphi

 
Una sentenza medievale propugna i diritti del pene: quod turget, urget, e li uguaglia severamente a quelli dell’ascesso e del foruncolo.

 O scettici, o settici.

L’ottimismo è come l’ossido di carbonio: uccide lasciando sui cadaveri un’impronta di rosa.

Finché avranno voglia di uccidere, non perderanno il gusto di generare.

Uno dei mali provocati dall’allungamento artificiale della vita è che molti, vogliosi di mettere fine ai loro giorni, sono costretti a rimandare l’atto liberatore perchè i loro vecchi a cui non possono infliggere il dolore del proprio suicidio, sono ancora vivi.

Un necrofilo moderato può accontentarsi benissimo del letto di una frigida.

E’ meglio morire svuotandosi che riempiendosi, e meglio di fame che di indigestione.

I volti sono del corpo? A volte ne dubito. Sembrano avere vita indipendente, incontrarsi senza il peso del resto. Vengono direttamente dal demoniaco e dall’angelico, dal profondo e dall’alto; il resto è solo terrestre.

Un uomo che viene lodato è un uomo che viene messo in catene.

Dice un vecchio medico: “La salute è uno stato precario dell’uomo, che non promette niente di buono”.

Se il Male ha creato il mondo, il Bene dovrebbe disfarlo.

L’arte è finita da quando gli artisti non hanno più malattie veneree.

Se all’uomo fosse stata data una vescica grande come una pelle di antilope, forse non direbbe: perchè non ho le ali?

L’uomo è un demone decaduto.

Vuoi essere un medico specialista? Specializzati, come i più sottili egizi, in Malattia Ignota.

Bestiale è parola molto forte e volgare; bestia non lo è.

“I crimini dell’estrema civiltà” dice Barbey d’Aurevilly “sono certamente più atroci di quelli dell’estrema barbarie.”

Chi tollera i rumori è già un cadavere.

L’acqua è l’elemento contrario alla Pigrizia. Lo prova il clistere.

La gamba che tu lavi stasera, può esserti tagliata domani (ma che almeno il chirurgo dica: che gamba pulita).

Facendo un po’ di sforzo si può arrivare a capire che anche il buco del cesso è Shàar-ha-shamàim, ianua coeli, ma rappresentata più crudamente.

Gli indumenti sbottonati in corrispondenza delle ferite attestano il suicidio (Compendio di medicina legale di Cazzaniga-Cattabeni). Se il suicida fosse l’assassino di se stesso non si sbottonerebbe.

Meglio che l’anima soffra vedendo il corpo squartato e decomposto, piuttosto che non soffra per inesistenza.

Nella fase gassosa e putrefattiva ogni bianco diventa negroide, e anche il nano ha il suo momento di gigantismo.

I prodotti farmaceutici per cani e gatti, dovrebbero essere prima testati sull’uomo, tenuto in appositi stabulari.

Se l’aborto è omicidio, avrà almeno l’attenuante della legittima difesa.

La scelta profonda dell’uomo sarà sempre per un inferno appassionato, piuttosto che per un paradiso inerte.

Non ebbi mai tal dolore, diceva Montesquieu, che non mi fosse tolto da un’ora di lettura. Ecco il vero letterato.

Il misantropo è, necessariamente, il più strenuo negatore di un Dio antropomorfo.

“Proteggo la vacca e anche il ragno”. Ma se ti chiederanno conto delle zanzare? dei microbi che hai sterminato fin da prima di nascere?

Chi tace o non sorride dopo l’amore, degrada Eros.

Evacuando si può pensare alla vita e alla morte, mangiando si può pensare a tutto, nell’orgasmo non si pensa che il nulla. E’ svuotamento mistico. Ma lo è per tutti.

La preghiera è una guarigione diceva Mohammad secondo Al-Bukhari. E’ profondo che abbia detto guarigione, ed è molto più esatto che guarisce. La preghiera non può guarire, ma è una guarigione; non dà la salute, è la salute.

Ai ludii gladiatori subentra, nel quarto secolo, il matrimonio cristiano; all’anfiteatro la camera da letto, il teatro borghese.

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3 risposte a Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo

  1. Luca Ormelli ha detto:

    Altro eccellente “souvenir” Fabrizio. Ceronetti, e segnatamente quello della “Lanterna del filosofo”, cui mi sono immodestamente ispirato per questo tentativo di aforisma:
    L’immortalità si consuma nella giovinezza.
    Vale. Luca

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