Intervista ad Alessandro Tozzi, vincitore ex aequo nella sezione inediti del Premio Torino in sintesi

Alessandro Tozzi è il vincitore (ex aequo con Amedeo Ansaldi) del Premio Torino in sintesi 2010, nella sezione inediti, con la raccolta di aforismi “Appunti di viaggio“.

Nato a Roma nel 1968, residente a Formello, Alessandro Tozzi, avvocato di professione, ha pubblicato per una piccola casa editrice romana il volume “Il praticante può attendere“, che racconta in forma diaristica le vicissitudini di un praticante alle prese con i primi passi nel mondo forense, fino al superamento del temibile esame. Nel 2006 e nel 2007 sono poi uscite, per la Casa Editrice Maggioli, due agende legali, nelle quali sono contenute altre “avventure” vissute in Tribunale. Alcuni suoi aforismi sono stati inclusi nell’antologia “L’albero degli aforismi“, curata da Anna Antolisei (Lieto Colle 2004).

Alessandro Tozzi ha gentilmente risposto ad alcune domande del nostro blog Aforistica/mente.

Testo dell’intervista

Gentile Alessandro Tozzi, complimenti per aver vinto (ex aequo con Amedeo Ansaldi) il Premio Torino in Sintesi nella sezione inediti con la raccolta di aforismi “Appunti di viaggio“. Qual è stata la prima reazione quando ha saputo la notizia?

Soddisfazione, sicuramente. Ma anche uno stimolo a coltivare, per quanto possibile, questa piccola “arte”.

Lei è un avvocato e ha pubblicato presso una piccola casa editrice “Il praticante può attendere“, un libro che racconta in forma diaristica le vicissitudini di un praticante alle prese con i primi passi nel mondo forense, fino al superamento del temibile esame.Il libro ha avuto un successo insperato tanto che poi ha pubblicato presso la casa editrice Maggioli, due agende legali, nelle quali sono contenute altre “avventure” vissute in Tribunale. Come è arrivato all’aforisma?

L’aforisma è arrivato molto prima delle cronache forensi, in verità. Ho scritto anche aforismi relativi alla giustizia, una minoranza, ma i racconti forensi (più o meno lunghi che siano) fanno parte di un genere personale assai diverso. Direi che l’aforisma è forse il primo genere che ho coltivato nella mia vita di amante della scrittura.

Il titolo della raccolta di aforismi inediti che ha inviato al Premio si intititola “Appunti di viaggio”. Con il termine appunti sembra che ci sia di nuovo un rimando alla forma diaristica. Vuole dirci qualcosa sulla sua raccolta?

Il titolo, forse banale, non sta altro che a rappresentare che la vita in fondo è un viaggio, e come tale va vissuta, con i suoi disagi, i tempi morti, le belle sorprese e le emozioni. Il titolo della raccolta, poi, sta anche a significare che la raccolta, molto corposa, è un work in progress, che in effetti coltivo e amplio da almeno 20 anni.

C’è un aforisma di “Appunti di viaggio” a cui è particolarmente legato? Uno di quelli che tiene sempre sulla punta della lingua?

Direi di no, anche perché dipende anche molto dai periodi e situazioni della vita: ad ognuno di essi può essere legato ad hoc uno o più aforismi. Dovessi citarne uno solo forse farei torto a tanti altri, e molti di essi sono anche (in qualche modo) dei figli.

Ci sono aforismi di altri altri autori a cui è particolarmente legato?

Karl Kraus, direi, è il maestro del genere, anche più di Oscar Wilde, comunque grandissimo. Adoro Flaiano per quel suo tocco sarcastico tipicamente italiano, e ne sento fisicamente la mancanza, mi sarebbe piaciuto poter leggere dei commenti suoi, di Pasolini o di Longanesi, sui nostri tempi.

Una sua definizione di aforisma?

Difficile, sicuramente, darne una definizione che possa ricomprendere il genere. Ci proviamo. Un cioccolatino col retrogusto che, se coglie nel segno, ha un sapore davvero particolare, ma se è banale (e spesso capita) non sa davvero di molto.

Segue il panorama editoriale dell’aforisma italiano? Ha mai comprato libri di aforismi di autori italiani contemporanei?

Ammetto la mia ignoranza. Gli ultimi contemporanei che ho letto compiutamente sono Gervaso e Basili, oltre a Bufalino. Poi mi è capitato di avere sotto mano anche libri di contemporanei, o raccolte di aforismi, ma la scintilla non è scattata. Certo, non è un genere facile, e il rischio del già detto o già sentito è altissimo, va detto.

Lei pensa che, un riconoscimento di questa portata, possa cambiare qualcosa nel suo atteggiamento nei confronti della scrittura aforistica, magari spingendola a pubblicare un libro?

Sicuramente è un grande stimolo a coltivare un genere che amo moltissimo, e negli ultimi anni avevo (colpevolmente) quasi perso di vista. Quanto alla pubblicazione di un libro, probabilmente avrei anche il materiale sufficiente (almeno da un punto di vista quantitativo), ma si tratta di libri difficilmente appetibili sul mercato. Comunque me lo auguro.

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