Intervista a Yahia Lababidi

Questo è l’ultimo articolo prima della chiusura estiva del Blog. Dopo 6 mesi di letture e scritture aforistiche (con 60 articoli contenenti recensioni, traduzioni inedite, interviste), Aforistica/mente si prenderà delle meritate vacanze e riaprirà di nuovo i battenti a fine agosto.

Yahia Lababidi, autore della raccolta Signposts to Elsewere (si veda mio articolo) è uno dei più promettenti aforisti americani contemporanei. Nell’intervista che ha rilasciato ad Aforistica/mente, Yahia Lababidi descrive la sua scrittura aforistica (“gli aforismi sono citazioni dei nostri dialoghi interiori”), la relazione tra aforisma e poesia (“L’aforisma esprime la mia anima, la poesia il mio cuore”), i legami con la cultura araba (“La terra da cui provengo, l’Egitto, pullula di proverbi e di motti. Sono legato ai detti con cui sono cresciuto per le strade del Cairo e penso che scrivendo aforismi sto facendo – inconsciamente? – concorrenza ai meravigliosi modi di dire che hanno costellato la mia infanzia”), i suoi modelli di scrittura aforistica (Gibran, Blake, Nietzsche, Wilde, Lichtenberg, La Rochefoucauld, Kafka, Pascal e Porchia), i suoi progetti futuri. Come molti altri aforisti Yahia Lababidi ammette di conoscere ben poco dell’aforistica italiana a dimostrazione della ricezione pressochè nulla dei nostri autori all’estero.

Ringrazio Massimo Colasurdo e Valentina Imperato che hanno tradotto interamente l’intervista.   Massimo Colasurdo è appassionato di aforistica contemporanea in lingua inglese ed è titolare di unoeunolab , ebook agency che si occupa di digitalizzare e convertire in formato .epub e formato mobipocket (per kindle) testi, documenti e archivi. L’intento di unoeunolab è quello di porsi al servizio di piccoli e medi editori nel loro passaggio al digitale mettendo a disposizione la propria competenza e professionalità e promuovendo la libera circolazione di testi sia che si tratti di letteratura, documentazione pubblica o privata. Tra Aforistica/mente e Unoeunolab è nata una collaborazione per convertire in edizione digitale in formato epub le diverse interviste rilasciate al blog.

Qui di seguito il lettore troverà l’intervista sia in italiano che in inglese. Ovviamente un grazie immenso va anche a Yahia Lababidi per la gentilezza e il tempo che ha dedicato per rispondere alle mie domande.

 

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1) Gentile Yahia Lababidi, tu sei l’unico autore contemporaneo arabo ad essere stato incluso nella celebre enciclopedia The World’s Great Aphorists di James Geary (2007) ed è anche uno dei più giovani aforisti. Il tuo libro di aforismi, uscito nel 2007 è stato citato da diversi giornali americani ed è stato descritto come il libro dell’anno dal Sun Sentinel nel 2007 negli Stati Uniti e dal The Indipendent in Gran Bretagna nel 2008. Che cosa ci puoi dire del tuo libro?

Innanzitutto ti ringrazio per averlo notato. (A dire il vero, è la seconda edizione del mio libro, quella del 2008, ad essere stata scelta come libro dell’anno dal “The Indipendent” mentre è corretto quello che dici riguardo al Sun Sentinel con l’edizione del 2007). Che cosa posso dirti? Per cominciare, che nel periodo in cui ho composto quegli aforismi, tra i 18 e i 22 anni, non avrei mai immaginato che sarebbero diventati un libro (che ci ha poi messo quasi dieci anni per essere pubblicato!) Posso dirti che sono molto orgoglioso di essere stato incluso nell’enciclopedia di Geary e anche che alcuni dei miei aforismi siano stati in seguito tradotti (arabo, slovacco, svedese ecc..) e vengano citati sia in ambito accademico che sul web da professionisti e blogger. Questo mi conferma che le parole vivono di vita propria e trovano i propri lettori al momento giusto.

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2)  Tu scrivi che “An aphorist is not one who writes in aphorisms but one who thinks in aphorisms”. Che cosa è per te l’aforisma e come sei arrivato a questo genere letterario?

Concepisco gli aforismi come citazioni dei nostri dialoghi interiori. Ho iniziato a “pensare per aforismi” all’Università all’età di 18 anni, epoca in cui mi rifacevo ai grandi classici: Nietzsche, Schopenhauer, Wilde, Kafka … In qualche modo, una volta finita l’università, ho smesso anche di scrivere aforismi; oggi lo faccio solo di tanto in tanto. Sono stati il frutto della mia predilezione per il silenzio, in cui mi sarei rifugiato per giorni cercando non di parlare o pensare, ma semplicemente di Essere e Ricevere. Non saprei dirti da dove provenissero, se dal profondo dell’animo o mi venissero sussurrati all’orecchio nei momenti di quiete. Diciamo che li ho scritti in una fase di metamorfosi e ispirazione che ora non riuscirei a riprodurre nemmeno se ci provassi. (Se ti interessa sapere di più sul misticismo dell’arte, ecco un link a un mio intervento/confessione che risale a quando ho iniziato a scrivere aforismi).

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3) James Richardson nell’introduzione al tuo libro scrive che gli “scrittori di aforismi non si preoccupano se le loro parole sono già state sentite milioni di volte”. Effettivamente dopo 5000 anni di pensiero umano tutto è già stato detto e scritto. La parola è il mezzo di comunicazione più antico e comprensibilmente il più logoro. Lo scrittore, in particolare quello di aforismi, è sempre in bilico tra la ripetizione di una fonte e la ricerca dell’originalità. E questo vale anche per i tuoi aforismi che cercano l’intersezione tra il piacere della ripetizione, del già detto e il colpo di scena, il capovolgimento. Nell’aforisma “Time heals old wounds only because there are new wounds to attend to” partendo da un luogo comune (“il tempo cura ogni ferita”) tu arrivi a un pensiero del tutto originale. Secondo te l’aforista, come un moderno Sisifo, è davvero condannato a cercare l’originalità nella ripetizione di qualcosa già detto?

Se l’ho detto, è perché lo penso.  Quando una verità antica e consolidata viene applicata a un contesto moderno diventa originale. Il fatto è che non mi preoccupo di essere originale, semplicemente scrivo ogni volta che mi capita qualcosa o quando sento il bisogno di esprimermi. L’ aforisma, come ogni cosa, persino la scienza, ha bisogno di rinnovarsi. Inoltre la verità va d’accordo con se stessa; e se scopro che qualcosa che pensavo essere originale invece è stata detta molti anni prima, questo non fa altro che confermarmi la sua originalità, non so se mi spiego.

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4) Nell’odierno panorama editoriale gli editor che devono selezionare un libro si interrogano più sulle sue prospettive di diffusione che sulla sua qualità letteraria. Addirittura il responsabile di una nota casa editrice italiana ha affermato che “un libro che vende poche copie è un libro sbagliato”. La conseguenza di questa visione editoriale è la narrativizzazione della letteratura con una inflazione di romanzi (declinati in tutte le salse, noir, thriller, rosa, fantasy) a scapito di altri generi come la poesia o l’aforisma. Chi vuole pubblicare un libro di aforismi oggi ha infinitamente meno possibilità e meno visibilità rispetto a un narratore. Tu cosa ne pensi?

Se ho capito bene, e parlo con tutto il rispetto, credo che quanto detto dall’editore italiano sia assurdo. Questa tendenza a “colpevolizzare le vittime” (ndt. “Blaming the victims”di E. Said) è tipica di una mentalità chiusa e sinonimo di scarsa immaginazione. Chi lo sa che fine faranno tra un centinaio di anni gli scrittori di best seller? E chi può dire che un fallimento oggi non possa essere un successo domani? Non so come vadano le cose in Italia, ma in America la maggior parte degli autori di best seller sono atleti, star del cinema e della televisione, personaggi famosi per nessuna ragione se non la loro stessa celebrità. Non so quanto siano validi questi libri né se si possano definire tali. So che molto spesso, in America come altrove, il successo di un libro dipende dalla pigrizia dei lettori (e dal tipo di promozione che ne viene fatta). Inoltre, se è vero che la gente ha sempre preferito la letteratura di evasione a letture più impegnative, questo è ancor più vero oggi, epoca in cui i libri devono competere con tabloid, film e videogiochi e finiscono così per vestirsi in modo imbarazzante come un sessantenne che cerchi disperatamente di farsi accettare da un gruppo di teen-ager. Sono abbastanza all’antica da credere che i libri appartengano a una nobile tradizione e il loro ruolo nei confronti dei lettori debba essere quello di elevarli, non di mortificarli con stupidaggini prive di senso. Come avrai capito, questa situazione non mi piace per niente ma, nel mio piccolo, sono fiducioso e continuo a sperare. So di scrivere in forme poco popolari – aforismi, poesie, saggi – ma non è solamente una questione di scelte. L’aforisma, fino a pochissimo tempo fa, sembrava aver fatto la fine dei dinosauri ma, per ironia della sorte, oggi sta tornando in voga. Così, pare che noi aforisti dopotutto ci prenderemo la nostra rivincita. Spesso infatti le persone si approcciano all’aforisma pensando che si tratti di fast food e invece scoprono qualcosa di più nutriente e capace di fargli vedere la vita da una prospettiva diversa, qualcosa che li porta ad usare di più il cervello e affinare il proprio spirito di osservazione.

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5) Oltre ad aver scritto aforismi, tu hai anche scritto poesie. Aforisma e poesia sembrano due generi incompatibili (netto, chiaro, laconico e ironico l’aforisma, vaga, densa, prolissa e malinconica la poesia). Eppure negli ultimi anni molti scrittori sono riusciti a superare questa antitesi concettuale scrivendo sia poesie sia aforismi. Alcuni hanno addirittura mescolato i due generi. Così ci sono aforismi poetici e poesie aforistiche. Che cosa rappresenta per te la poesia rispetto all’aforisma?

Non credo che i due generi siano incompatibili, piuttosto complementari. Sono d’accordo solo in parte su come definisci aforisma e poesia. Kay Ryan, per citarne uno contemporaneo, è un perfetto esempio di poeta tutt’altro che vago e prolisso, quello che si potrebbe definire un “poeta aforistico”. Poesia e aforisma infatti, comparati alla prosa, hanno molto in comune nella loro intensità e nel peso che viene dato alle parole. Molti giornalisti e scrittori farebbero bene ad attingere alla brevità di queste forme. Tuttavia, devo confessare che ultimamente trovo gli aforismi un po’ troppo avari e presuntuosi nel loro dare giudizi e sentenze definitive. Credo che questo appartenga maggiormente alla filosofia piuttosto che alla poesia e te lo dice uno che è portato per la filosofia. La poesia è in grado di sviluppare un’idea, plasmarla, donando a un pensiero sfumature diverse, ecco perché adesso preferisco scrivere poesie, posso allenare ancora di più la mente e la mano, disfare un pensiero e presentarlo in maniera ambigua senza dover per forza trarne una conclusione. Penso anche che le due forme esprimano aspetti diversi e fasi differenti della nostra vita. So che non è buona pratica sdoppiarsi in questo modo ma credo che l’aforisma esprima la mia anima (ecco perché gli aforismi che ho scritto sono più saggi e vecchi di me e sto ancora imparando da loro) e la poesia il mio cuore (ecco perché è un po’ più intricata e richiede ancora un po’ di allenamento emotivo).

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6) Tu sei nato in Egitto, ma vivi negli Stati Uniti. Quali sono i tuoi legami con la cultura araba? Ci sono nella cultura araba altri aforisti contemporanei che a tuo parere meriterebbero di essere conosciuti?

Mi dispiace dover confessare che, nonostante parli l’arabo fluentemente, non lo leggo né lo scrivo altrettanto bene. Ecco perché il mio background culturale appartiene principalmente alla tradizione orale. La terra da cui provengo, l’Egitto, pullula di proverbi e motti: in una frase si può esprimere la natura umana o il mondo intero e anche chi è incolto o analfabeta parla per proverbi. Sono legato ai detti con cui sono cresciuto per le strade del Cairo e penso che scrivendo aforismi stavo facendo (inconsciamente?) concorrenza ai meravigliosi modi di dire che hanno costellato la mia infanzia.

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7) Un libro di aforismi può essere letto in due modi: raccogliendo citazioni qua e là oppure tutto di seguito. Nel primo caso si apre il libro a caso, si pesca un pensiero assaporandone l’ironia e la saggezza, lo si adatta facendo di questa forma anonima la voce stessa della propria situazione e del proprio umore. Nel secondo caso si leggono gli aforismi pagina dopo pagina, come se si leggesse un romanzo o un saggio, e si cerca di entrare nella mente dell’autore, nelle sue ossessioni, nella sua visione del mondo. Purtroppo noto che funziona soprattutto la prima modalità di lettura. Vi è una ricerca della citazione per il nostro diletto o per il nostro bisogno di saggezza. Non importa chi ha scritto l’aforisma, importa soltanto l’aforisma in sè e per sè. Questo spiega il proliferare di antologie di aforismi ordinate per tematica e non per autore e spiega anche perchè su internet la maggior parte degli utenti non cerchino gli aforismi di Lababidi ma gli aforismi sull’amicizia, sull’amore, sul matrimonio. Stiamo andando sempre di più verso una sparizione dell’autore a scapito di un aforisma anonimo che soddisfi il nostro desiderio di avere cinque minuti di saggezza e di ironia. Tu cosa pensi di questo fenomeno?

Mi piace la tua definizione “l’anonimo aforista che soddisfa il nostro desiderio di avere cinque minuti di saggezza e di ironia” ma non credo che questo possa portare alla scomparsa dell’autore. D’accordo, la gente può citare un aforisma dicendo “Quello che non mi uccide mi rende più forte” senza sapere che è di Nietzsche. Ma questo non è solo negativo perché testimonia che quell’aforisma rappresenta una verità più grande di Nietzsche stesso anche se nasce dall’esperienza di vita del suo autore. Questo fa in modo che Nietzsche non sia morto. Credo che l’unica via per l’immortalità per un aforista, così come per qualsiasi scrittore o artista, sia quella di avere una propria Voce, Visione, Sensibilità, Gusto. Succede quando una persona coglie qualcosa di particolare nel mondo o in se stessa e quel particolare gli ricorda il pensiero di un artista e può descriverlo ad esempio come kafkiano, o magari quando dopo aver letto Gogol il suo modo di vedere le cose diventa “gogoliano” ecc.. Allo stesso modo, a costo di sembrare sfacciato, forse anche le opere di Lababidi gli sopravvivranno, anche se non sono dei best seller.

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8. Dell’aforisma europeo quali sono i tuoi autori preferiti? Conosci qualcuno degli aforisti italiani?

Uno dei primi autori ad avermi colpito profondamente fu Gibran, che iniziai a leggere quando avevo 15 anni. In seguito scoprii che anche lui, come me, era stato influenzato da Blake e Nietzsche (autori a cui mi sono sempre ispirato). Wilde mi ha segnato da un punto di vista più formativo, il modo in cui giocò con la filosofia, fu un bastian-contrario che sapeva mettere in luce il lato nascosto del senso comune. Poi, ovviamente, ci sono i classici come La Rochefocauld e Lichtenberg, anche se autori come Kafka e Pascal hanno avuto un peso maggiore sulla mia formazione per la loro dimensione morale. E questo è il motivo per cui, l’ho scoperto più tardi, sono affascinato anche dai proverbi spirituali, provenienti da tutte le tradizioni (soprattutto da quelle mistiche come la musulmana, la cristiana e la buddista). Se vuoi parlare davvero della scomparsa dell’autore allora parliamo di Zen! Nella tradizione Zen ci sono molti aforismi arguti e istruttivi. Penso che Antonio Porchia sia stato un maestro anche in questo. Mi dispiace ma non conosco molti aforisti italiani, magari me ne puoi indicare tu qualcuno? Però sono rimasto molto colpito da un certo Fabrizio Caramagna.

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9) Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai intenzione di continuare con la scrittura aforistica o forse hai in mente anche tu di deluderci e di pubblicare un romanzo thriller?

Haha! Penso che per natura non sarei capace di concepire un thriller. Bisogna dire però che ci sono autori come John Banville, che io considero uno dei più grandi romanzieri viventi, che hanno scritto thriller che sono vere e proprie opere d’arte. Tornando alla tua domanda, il mio ultimo libro è stato pubblicato da poche settimane ed è una raccolta di saggi , “Trial by Ink”: From Nietzsche to Belly Dancing (Common Ground Publishing, Università dell’Illinois). Se è vero che, come ho già detto, la mia anima appartiene all’ aforisma e il mio cuore alla poesia, allora alla base di questi saggi c’è la mia mente (e, a torto o a ragione, essendo un tipo cerebrale/intellettuale, tendo ad identificarmi con la mente). Insomma, in questa raccolta di 21 saggi di carattere letterario e culturale, si trovano tutte le mie pre-occupazioni, dalla letteratura e filosofia occidentali, al Silenzio, passando per temi come la Morte, il Sesso, la Cultura Pop e il Medio Oriente! Sono entusiasta di questo nuovo progetto grazie al quale potrò condividere un altro aspetto della mia personalità e della mia vita.

Grazie ancora per avermi dato l’opportunità di presentarmi a un nuovo pubblico (non sono ancora stato in Italia ma è il luogo di molte miei pensieri). Ho apprezzato anche le tue domande, anticonvenzionali e complesse che mi hanno dato lo spunto per fare chiarezza su alcuni aspetti.

CIAO

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1) Dear Yahia, you are the only contemporary arab author to be included in the famous encyclopedia The World’s Great Aphorists by James Geary and also one of the younger aphorists. Your book of aphorisms was published in 2007 and considered the book of the year by some important magazines and newspapers like “Sun Sentinel” in US in and “The Indipendent” in UK.
Could you tell me something about your book?
 
First of all, thank you for noticing. (Actually, it was the much-revised 2nd edition of my book that was chosen for Books of the Year in 2008 by The Independent; but you’re right about Year in Books, Sun Sentinel in 2007). What can I tell you about this book? Well, to begin with I did not realize I was writing a book when I was compiling it – mostly between the ages of 18-22, and it took nearly 10 years to get published! I am very proud of course to be included in Geary’s encyclopedia, but also happy to have aphorisms from this book translated in other languages (Arabic, Slovak, Swedish, etcÉ) as well as quoted in student papers and by professionals and blogs through the internet. It confirms to me the suspicion that words have a secret life of their own and will find their readers in Time.
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2)You wrote “An Aphorist is not one who writes in aphorisms but one who thinks in aphorims”. According to you, what is the aphorism and how did you get to write aphorisms?
 
Aphorisms, as I understand them, are basically, quotes from the conversations one has with themselves. I began ‘speaking to myself’ in this way when I was 18, in University in the US, and talking back to the great aphorists that I was reading at the time: Nietzsche, Schopenhauer, Wilde, Kafka, etcÉ Somehow, after I left university, this conversation stopped and the aphorisms stopped visiting. I still write them now, but rarely. They were the product, really, of my first taste of deep silence – where I would go for days at a time trying not to speak and think and not think, but Be and Receive. Ultimately I cannot say where they came from, deep within me, or if they were whispered in my ear when I was most quiet. But, I will say that they were written at a time of self-transformation and Inspiration which I could not summon now even if I were to try to. (If you care to hear more about this mysticism of art: here is a link to a conversation/confession about when I first started writing aphorisms).
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3) In the foreword of your book James Richardson writes “Unlike the poet, he doesn’t worry whether we’ve heard his exact words millions of times. Actually, after five thousands years of human thought all has been already written and read.
Word is the oldest means of communication and obviously the most used. Writers, in particular the ones who write aphorisms, are always poised between the repetition of a source and the pursuit of originality. And this is also true for your aphorisms which try to join the delight of repetition and the pointe. In your aphorism “time heals old wounds only because there are new wounds to attend to” starting from a cliché (time heals all wounds) you come to a very original conclusion.In your opinion, is the aphorist (like a modern Sisyphus) really condemned to look for the originality in his repetition of something which has already been told?
 
To me, it is original if I have said it:) Meaning, an old truth that is realized, applied in a new, modern situation becomes original. I don’t worry much about trying too hard to be original since I do not force myself to write, but only do so when something occurs to me, or I feel I have something I need to say. Aphorisms, like anything else, even science, need updating too. Besides, truth agrees with itself; and if I discover something that I thought was original has been said, say few hundred years earlier, that only confirms to me its originality if you see what I mean.
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4) In the modern publishing scenario editors who must select a book pay more attention to his chance of success then to his actual quality. The editor of a famous italian publisher has said that “a book that hasn’t been selled too much is a wrong book”. I think the result of such point of view is the inflaction of novels (noir, thriller, romance, fantasy) at the expense of other genre like
poetry or aphorism. A writer who wants to publish a book of aphorisms today has less chance and visibility then a novelist. What do you think about that?
 
This might have always been the case, that people prefer escape, fantasy and distractions to the hard work of actually educating themselves, but it is probably even truer today. In this age of mass distraction, unfortunately, books must compete with (tabloid) magazines and movies and video games and so end up dress themselves in an embarrassing fashion, like a 60 year old desperately trying to fit in with a crowd of teenagers. I’m old fashioned enough to think that books belong to a noble and age-old tradition and must elevate the reader, not stoop to conquer nonsense. As you can tell, I’m not very pleased about this state of affairs. But, in my way, I’m also hopeful and stubborn. Of course, I’m aware I write in unpopular forms – aphorisms, poems, and essays – but it is not entirely my choice. Aphorisms, till recently, seemed to have gone the way of dinosaurs but, ironically, perhaps due to a shortened attention span, they’re making a comeback, nowadays. So, it looks like we aphorists will have the last joke, after all. Since when people quote these hand-full of words or pick up a pocket-sized volume of aphorisms they think it will be like fast food and discover something more nourishing and potentially life-altering, which forces them to think harder and refine their attention.
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5) You write poems besides aphorisms. Aphorism and poetry seem to be incompatible: aphorism is short, ironic and clear-cut, on the contrary poetry is verbose, wistful and evasive. In the latest years many writers have managed to go beyond this conceptual antithesis writing both aphorisms and poems.
Someone has also mixed the two: we can read poetic aphorisms and aphoristic poems. What does poetry represents for you compared to aphorism?
 
Also, I’ve found that different forms tend to express different aspects of us, or stages of our lives. In this context, I realize it is not a wholesome practice to split oneself this way, but I truly believe that the aphorisms express my soul (which is why they are older and wiser than me, and I’m still learning from them) while the poetry expresses my heart (which is why it is a bit messier and still requires some more emotional training).
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6)You was born in Egypt but now live in US. Which is your arabic culture background? Are there other contemporary aphorists in the arabic culture who deserve more attention and visibility?
I’m sorry to say that though I speak Arabic fluently, I can barely read it, and do not write it. So, my background and influence belongs to the oral tradition. Wit is big where I come from (Egypt) and proverbs, too! You can sum up the world, or human nature in a sentence, or speak entire sentences using sayings, even if you are illiterate and do not read. I love the witticisms and proverbs I grew up hearing in the streets of Cairo, and think by writing my aphorisms I was (unconsciously?) competing on some level with all the marvelous sayings I heard growing up.
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7) A book of aphorisms can be read in two different ways: collecting quotations at random or uninterruptedly, page by page, trying to understand the author’s poetics. Unfortunately I’ve noticed that the first mode is much more popular then the second: people used to read aphorisms just for pleasure, to satisfy his own need for witness. Readers don’t care about who writes aphorisms, they only pay attention to the aphorism itself. This is the reason why there are a great number of anthologies ordered by themes rather then by authors, and why users on the internet are always searching for aphorisms on friendship, love, marriage instead of Lababidi’s literary works. We are going towards the disappearance of the author, towards an anonymous aphorism able to satisfy our need for witness and irony. What do you think about that?
I like what you say about ‘an anonymous aphorism satisfying our need for witness and irony’ but, I don’t believe in the disappearance/death of the author. Yes, many people may quote an aphorism, say ‘What does not kill me, makes me stronger’ without knowing it is Nietzsche. And, that is not entirely a bad thing, since it is a truth greater than Nietzsche, even though it was based in the battlefield of his life. But, Nietzsche is not dead. I think that the way for an aphorist to secure their legacy or immortality, like any author or artist, is to have a distinctive Voice, Vision, Sensibility and/or Taste. That way, when people notice something in the world, or in themselves, they are reminded of this artist, and describe what they have discovered, for example as Kafkaesque, or how maybe after reading Gogol, their eyes become ‘gogolized’, etcÉ And, at the risk of immodesty, perhaps even ‘Lababidi’s literary works’ might outlive him, though his books are not best-sellers:)

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8. Which are your favourite authors in the european aphoristic literature? Do you know some Italian aphorists?

I started with Khalil Gibran, around 15 or so, and he made an early, deep impression on me. But then I discovered he was heavily influenced by the likes of Blake and Nietzsche (who has shaped and altered my mental landscape the most profoundly) . Wilde was a formative influence, too, the way he played with philosophy and was such a great contrarian, illuminating the other side of common sense. Of course, there are the masters like La Rochefoucauld and Lichtenberg, but the likes of Kafka and Pascal mean more to me personally for their moral dimension. And that is why I find that lately I tend towards spiritual sayings as well, from all traditions (especially mystics: Muslim, Christian, Buddhists). If you really want to talk about disappearance of the author, then let’s talk Zen! Some marvelously wise and instructive ‘aphorisms’ are to be found in that tradition. Antonio Porchia, I think was also a master in this regard. Sorry to say I’m not aware of many Italian aphorists, but perhaps you could point me in the direction of a few? Already, I’ve very much enjoyed what little aphorisms I’ve read by a certain Mr. Fabrizio Caramagna;)

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9) Which are your fututre projects? Do you intend to publish other aphoristic and poetry works or are you disposed to disappoint us writing a thriller?

Haha! I don’t think I’m constitutionally capable of producing a thriller. Still, I must add that John Banville, whom I consider to be one of the greatest living prose stylists, has managed to produce thrillers that are also works of art. But, back to your question, my next book, out in only a few weeks actually, is a collection of essays, Trial by Ink: From Nietzsche to Belly Dancing (Common Ground Publishing, an imprint of the University of Illinois). If, as I mentioned earlier, my soul is in the aphorisms and my heart is in the poetry, then my mind is behind these essays (and for better or worse, as a cerebral/intellectual type, I tend to identify with my mind). So, in this collection of 21 literary and cultural, you will find the full range of my mental pre-occupations, covering everything from Western Philosophy and Literature to Silence, Murder, Sex, Pop Culture and the Middle East! I’m excited about this new project and feel I get to share another dimension of my personality and life through it. Trial by Ink should be available for pre-order, with the next few days, on this site:  http://thehumanities.com/books/bookstore/

Thanks again, for this excellent opportunity to introduce myself to a new audience (I have not been to Italy yet, but it is the site of many of my fantasies). Also, I appreciate these uncommonly thoughtful questions which forced me to clarify some matters for myself as well.
CIAO
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

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Una risposta a Intervista a Yahia Lababidi

  1. Drew Byrne, Esq. ha detto:

    An aphorist with such a “tongue-twister” for a name, must always have something interestingly aphoristic to say on the subject of “aphoristic endeavour”.

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