Intervista a Valeriu Butulescu

 Valeriu Butulescu è considerato uno dei più importanti scrittori contemporanei della Romania. Le sue raccolte di aforismi sono state tradotte in quasi quaranta lingue e le sue opere teatrali hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Su Valeriu Butulescu (i cui aforismi sono stati pubblicati in Italia nel 2002 dalla Agorà Editrice con traduzione di Giocondina Toigo) ho già scritto un ampio articolo nel mio blog (Si veda link). Adesso è con grande soddisfazione che pubblico una intervista che Valeriu Butulescu ha rilasciato al mio blog Aforisticamente. Questa intervista è la prima di un serie di interviste che voglio fare agli scrittori e studiosi di aforismi più rappresentativi nel panorama europeo con l’obiettivo di sviluppare una discussione sul tema dell’aforisma secondo diversi angoli visuali.

Ringrazio ancora Valeriu Butulescu per la sua disponibilità e Simona Enache per la traduzione di questa intervista. Il lettore troverà qui di seguito il testo dell’intervista sia in italiano che in rumeno.

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Intervista a Valeriu Butulescu

1. Aforisticamente. Gentile Valeriu Butulescu, Lei ha cominciato la sua attività letteraria traducendo e scrivendo poesie. Come è nata l’idea di passare all’aforisma?

Ho iniziato la mia attività letteraria con la poesia ma al liceo ho anche cominciato a scrivere aforismi. I primi miei aforismi erano in realtà delle poesie in un verso. Ho poi debuttato come aforista nel periodo in cui il regime comunista della Romania aveva inventato una grande carenza di carta. I poeti che scrivevano versi brevi eravano quelli preferiti dalle riviste letterarie. Allora sono diventato abile a scrivere in forma condensata. E ho continuato ad essere conciso, anche se la famosa crisi dalla carta del comunismo è poi finita, con il comunismo. Scrivo in forma breve, per rispetto del tempo di lettura del pubblico. Semplicemente, non mi piace annoiare

2. Aforisticamente. Alcuni dei principali scrittori contemporanei di aforismi hanno pubblicato le loro opere sotto regimi totalitari. Stanislaw Jerzy Lec in Polonia, il Circolo aforistico di Belgrado in Serbia, Valeriu Butulescu in Romania. Secondo Lei esiste una relazione tra scrittura aforistica e regime totalitario?

Certamente, l’aforisma, in particolare quello che fa satira politica, ha una maggiore qualità e sottigliezza sotto i regimi totalitari. Per inviare un messaggio intelligente, l’aforista deve scrivere tra le righe, deve essere più profondo della censura. Anton Cechov diceva che, se nel regime totalitario le scritture scendono al livello di comprensione della censura, è normale che non siano pubblicate. Il pensiero che i tuoi scritti dovessero passare inevitabilmente sotto la lente della polizia politico-spirituale ti mobilitava, come autore. Ma anche il lettore avvisato cercava con attenzione la frase sovversiva, cosa rara in quei tempi di apogeo della ipocrisia, quando il coraggio più grande era quotato solo alla borsa valori.

3. Aforisticamente. Nel 1985 ha pubblicato “Oasi di di sabbia” la sua prima raccolta di aforismi. Da allora i suoi aforismi sono stati tradotti in quasi quaranta lingue. Tra tutti i paesi quali sono quelli che l’hanno maggiormente sorpresa per l’accoglienza dei suoi aforismi?

Mi sono accorto che i mie aforismi sono stati recepiti meglio nei paesi ex-comunisti, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia, Mongolia, Vietnam, cioè in quegli stati dove c’è una barriera di censura politica tra autore e lettore. Poi è arrivato Internet, che ha notevolmente ampliato la gamma della letteratura ultracorta, compreso l’aforisma. Attraverso questa magica rete, i miei pensieri si possono trovare, abbastanza frequentemente, in Messico, Spagna, Slovacchia, Argentina, Libano, Francia, Kazakistan, Canada, Danimarca, Olanda ecc.

4. Aforisticamente. Gli “aforisti puri” sono rari in tutte le culture. Per la maggior parte degli scrittori la scrittura aforistica si rivela essere un’attività abbondantemente condivisa con la pratica di altri generi. E infatti lei è conosciuto anche come autore di importanti testi teatrali. Come è arrivato a questo genere e quale nesso vede tra scrittura aforistica e testo teatrale?

Per me, il legame tra teatro e aforisma si realizza soprattutto nelle repliche all’interno di un dialogo. Come ha evidenziato il drammaturgo Horia Gârbea, nelle mie scritture teatrali molte repliche hanno una costruzione massimalista. Coltivo frasi che possono esistere fuori dal contesto, come un detonatore che può esplodere. Il critico Alex Ştefănescu chiamava queste repliche “scintille elettriche”. Ho scritto anche opere teatrali strutturate in modo paradossale, la cui architettura è aforistica.

5. Aforisticamente. In ambito europeo si moltiplicano le associazioni aforistiche, i premi dedicati all’aforisma, le antologie di autori eppure l’aforisma continua a restare un genere minore che incontra difficoltà di accesso al grande pubblico e fatica persino a trovare un proprio spazio presso la critica. Qualcuno definisce l’aforisma “il fratello minore della poesia”. Secondo lei a che cosa è dovuta questa marginalità?

La marginalizzazione dell’aforisma ha molteplici cause. Esiste l’idea preconcetta che l’autore di aforismi si considera filosofo, senza essere un filosofo, nel senso professionale della parola. Alcuni sostengono che la formula sacra dell’aforisma sia stata esaurita dai grandi predecessori, ma credo che questo sia falso. I grandi pensatori, da Pitagora a Nietzsche non hanno esaurito l’aforisma, come i grandi drammaturghi, da Euripide a Pirandello, non hanno esaurito il teatro. Bisogna dire che, obiettivamente, c’è anche un motivo abbastanza importante che porta verso la diffamazione dell’aforisma contemporaneo: il grande numero dei calembouristi di occasione, che riempiono le pagine delle riviste di divertimento con giochi di parole senza fine e fastidiosi…

6. Aforisticamente. Il paradosso è uno dei mezzi con cui esprime la sua scrittura aforistica, tanto che – e questo glielo dico a titolo di curiosità – Lei è stato addirittura incluso in una antologia denominata “Fifth International Anthology on Paradoxism “. Che cosa rappresenta per lei il paradosso?

Il paradosso è un prezioso sapore letterario, che deve essere scelto con attenzione e massima precauzione. Eccessivamente, può essere dannoso, addiritura tossico. In qualche modo il paradosso assomiglia al sale per gli alimenti. Il cibo senza sale è insipido. Ma troppo sale trasforma qualsiasi alimento in qualcosa di incommestibile. I paradossisti professionali spingono le cose a livello morboso. Sembrano essere delle creature letterarie che si sono proposte di nutrirsi spiritualmente solo con il sale.

7. Aforisticamente. Nel corso degli ultimi cinquant’anni ci sono state un gran numero di riflessioni meta-operative sull’aforisma da parte di autori di aforismi. Si potrebbe dire che man mano che il genere si evolve aumenta la consapevolezza della sua specificità. Lei come definirebbe l’aforisma?

Tutte le specie letterarie si sono evolute, quindi non può fare eccezione nemeno l’aforisma. È stato liberato in buona misura dal classico tono didattico, è diventato più leggero, meno moralista, più allegro. L’umore e la ironia sono benvenuti ma purtroppo in molti autori l’aforisma va verso il ridicolo e frivolezza. Sono state date centinaia di definizioni dell’aforisma. Penso che la forza dell’aforisma è nella sua capacità di esplodere in poche parole, quindi si riconfigurarsi nella mente del lettore in una forma sorprendente e memorabile

8. Aforisticamente. Nel 2009 ha scritto la commedia L’isola delle donne (Insula femeilor) che ha ricevuto il primo Premio al Festival di Commedia “FestCo”, a Bucarest. Quali sono i suoi progetti futuri?

L’anno scorso ho scritto tre commedie teatrali. Una di loro, “Lo stallone blu” è stata nominata tra le migliori commedie del 2009, dell’Unione del Teatro in Romania. Le altre due “piece” aspettano il verdetto della giuria, nei concorsi nazionali di drammaturgia. Ma nei miei piani futuri ho in mente anche l’aforisma. Adesso ho pronti due libri di aforismi da stampare in lngua rumena: “Noroi aurifer” (aforismi indediti) e “Aforisme alese” (Aforismi scelti, una selezione dei miei migliori aforismi pubblicati negli ultimi quarant’anni). Questo libro lo darò, per la pubblicazione, in molti paesi, in varie lingue. Spero con tutta l’anima che tra queste lingue ci sia anche l’italiano.

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Testo dell’intervista in lingua rumena

1. Aforisticamente. Domnule Valeriu Butulescu, v-aţi început cariera literară scriind şi traducând poezii. Cum s-a născut ideea de a trece la aforism?

Într-adevăr, mi-am început existenţa literară cu poezia dar, fiind încă elev de liceu am publicat şi aforisme. Primele mele aforisme erau de fapt poeme într-un vers. Eu am debutat literar în perioada în care regimul comunist din România inventase o mare criză de hârtie. Poeţii care scriau versuri scurte erau preferaţi de revistele literare. Atunci am devenit adeptul formelor condensate. Şi am continuat să fiu concis, chiar dacă celebra criză de hârtie a comunismului s-a terminat, odată cu comunismul. Scriu strâns, din respect pentru timpul publicului cititor. Pur şi simplu nu-mi place să plictisesc.

2. Aforisticamente. Unii dintre principalii scriitori contemporani de aforisme şi-au publicat lucrările în conformitate cu regimurile totalitare. Stanislaw Jerzy Lec în Polonia, Cercul aforistic de la Belgrad din Serbia, dvs. în România. În opinia dvs. există o relaţie între scriitura aforistică şi regimul totalitar?

Cu siguranţă, aforismul, mai ales cel cu încărcătură politică, a crescut în calitate şi subtilitate sub regimurile totalitare. Pentru a transmite un mesaj inteligent, trebuia să scrii printre rânduri, trebuia să fii mai profund decât cenzura. Cehov spunea, cu tâlc, că într-un regim totalitar, scrierile care se coboară la nivelul de înţelegere al cenzurii este normal să nu fie publicate. Gândul că scrierile tale trec inevitabil pe sub lupa poliţiei spiritual-politice te mobilizează, ca autor. Dar şi cititorul avizat căuta atent fraza subversivă, foarte rară în acele vremuri de apogeu ale ipocriziei, când curajul era mult mai bine cotat la bursa de valori.

3. Aforisticamente. În 1985 aţi publicat “Oaze de nisip”, prima dvs. colecţie de aforisme. De atunci, aforismele dvs. au fost traduse în aproape patruzeci de limbi. Dintre toate ţările, care sunt acelea unde aforismele dvs. au fost cel mai bine primite?

Am constatat că aforismele mele au fost mai bine primite în fostele ţări comuniste, Polonia, Cehia, Ungaria, Rusia, Mongolia, Vietnam, adică în state în care a existat bariera cenzurii politice între autor şi cititor. Apoi a venit Internetul, care a sporit enorm raza de acţiune a literaturii ultrascurte, inclusiv a aforismului. Graţie acestei reţele magice, gândurile mele pot fi întâlnite, destul de frecvent, în Mexic, Spania, Slovacia, Argentina, Liban, Franţa, Kazahstan, Canada, Danemarca, Olanda etc.

4. Aforisticamente. “Aforismele pure” sunt rare în toate culturile. Pentru cei mai mulţi scriitori, genul aforistic se dovedeşte a fi o activitate comună cu practica de alte genuri. De fapt, dvs. sunteţi cunoscut şi ca dramaturg. Cum aţi ajuns la acest gen, şi ce legătură vedeţi între genul aforistic şi scenarii?

La mine, legătura dintre teatru şi aforism se realizează în general prin replică. Aşa cum sublinia dramaturgul Horia Gârbea, în piesele mele multe replici au o construcţie maximalistă. Cultiv fraze care pot exista în afara contextului, cu o anumită încărcătură detonantă. Criticul Alex. Ştefănescu numea aceste replici „scântei electrice”. Am scris chiar piese structurate paradoxal, a căror arhitectură este aforistică

5. Aforisticamente. În Europa se înmulţesc asociaţiile aforistice, premiile dedicate genului aforistic, dar autorii de antologii, în speţă, aforismul continuă să rămână un gen minor cu acces dificil la publicului larg şi chiar greu să găsească un spaţiu propriu la critici. Cineva a definit aforismul ca “fratele mai mic al poeziei”. În opinia dumneavoastră, care este motivul pentru care genul aforistic este marginalizat?

Marginalizarea aforismului are cauze multiple. Există ideea preconcepută că autorul de aforisme se erijează în filozof, fără a fi un filozof, în sensul profesional al cuvântului. Unii socotesc această formulă sacră epuizată de marii înaintaşi, ceea ce cred că e fals. Marii cugetători, de la Pitagora la Nietsche nu au epuizat aforismul, după cum marii dramaturgi, de la Euripide la Pirandello, nu au epuizat teatrul. Trebuie spus că mai există o cauză, cât se poate de obiectivă, a defăimării aforismului contemporan: numărul mare de calamburişti de ocazie, care umplu paginile revistelor de divertisment cu interminabile şi obositoare jocuri de cuvinte…

6. Aforisticamente. Paradoxul este un mijloc de exprimare în scriitura aforistică, astfel încât – şi spun acest lucru ca pe o curiozitate – chiar şi dvs. aţi fost inclus într-o antologie numită “A cincea antologie internaţională despre paradoxism. Ce este paradoxul pentru dvs.?

Paradoxul este un preţios condiment literar, care trebuie drămuit cu maximă precauţie. În exces, poate fi nociv, de-a dreptul toxic. Seamănă cumva cu sarea alimentară. Mâncarea nesărată e fără gust. Dar, prea multă sare transformă orice aliment în ceva necomestibil. Paradoxiştii de profesie împing lucrurile în plan morbid. Par a fi nişte vietăţi literare care şi-au propus să se hrănească spiritual numai cu sare.

7. Aforisticamente. De-a lungul ultimilor cincizeci de ani au existat o serie de cugetări meta-operative în aforism din partea scriitorilor de aforisme. S-ar putea spune că aforismul evoluează ca gen, că este în creştere de conştientizare a specificităţii sale. Dvs. cum definiţi aforismul?

Toate speciile literare au evoluat, deci nu poate face excepţie nici aforismul. S-a eliberat în bună măsură de clasicul ton didactic, a devenit mai lejer, mai puţin moralizator, mai vesel. Umorul şi ironia sunt binevenite dar, din păcate, la mulţi autori, aforismul derapează spre derizoriu şi frivolitate. S-au dat până acum sute de definiţii ale aforismului. Cred că forţa aforismului constă în capacitatea sa de a exploda în câteva cuvinte, pentru a se reconfigura apoi în mintea cititorului, într-o formă surprinzătoare şi memorabilă.

8. Aforisticamente. În 2009, aţi scris piesa de teatru “Insula Femeilor”, care a câştigat Premiul I la Festivalul de Comedie Românească “FestCo”, la Bucureşti. Care sunt planurile dvs. de viitor?

În ultimul an am scris trei piese de teatru. Una dintre ele, “Herghelia albastră” a fost nominalizată între cele mai bune piese ale anului 2009, de către Uniunea Teatrală din România. Celelalte două piese aşteaptă verdictul juriului, în concursurile naţionale de dramaturgie. Dar planurile mele de viitor vizează deopotrivă şi aforismul. Am sub tipar două cărţi de aforisme în limba română: Noroi aurifer (aforisme inedite) şi Aforisme alese (o selecţie cu cele mai bune aforisme ale mele publicate în ultimii patruzeci de ani). Această carte o voi oferi, spre publicare, în mai multe ţări, în diverse limbi. Sper din tot sufletul ca printre aceste limbi să fie şi italiana.

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2 risposte a Intervista a Valeriu Butulescu

  1. Stefano ha detto:

    Articolo molto interessante!
    Come del resto questo BLOG per palati fini….

  2. Simona Enache ha detto:

    Complimenti al signor Valeriu Butulescu, il miglior scrittore rumeno di aforismi. Lui è davvero bravo, intelligente, pieno di ironia e buon umore.
    Complimenti anche al signor Fabrizio Caramagna per l’intervista.

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