Il genere aforistico: verso un nuovo paradigma

Fino a vent’anni fa le antologie di aforismi erano solo due o tre. I Pensieri spettinati di Stanislaw Lec erano un libriccino per tutte le stagioni che Umberto Eco (come scrive nella prefazione) avrebbe volentieri portato su un isola deserta. La citazione di un aforisma di Canetti o di Flaiano era spesso la conseguenza di una lettura diretta del libro.
 
Oggi con Internet è cambiato tutto. Le citazioni degli aforismi più belli – prima una consuetudine di poche antologie cartacee – si sono moltiplicate. Le tracce si sono disseminate e intrecciate su centinaia di media digitali sparsi per il pianeta. Tutti leggono, guardano, studiano gli aforismi di Stanislaw Lec senza aver mai letto il libro originale. Sul web, sul cellulare o su altre applicazioni è subito disponibile un aforisma di Oscar Wilde o di Ennio Flaiano. Che bisogno c’è di leggerne i libri? Twitter cinguetta aforismi tutto il giorno, su Facebook l’utente dice in tempo reale cosa sta pensando (e quasi sempre sta pensando con l’aforisma di qualcun altro).
 
Sempre più la spesso la citazione viene prelevata dal suo “Libro di appartenza” e spostata nel “Margine“, in una sorta di intertestualità virtuale. In questa nuova dimensione i “copiatori digitali” si sostituiscono agli “autori“, le “citazioni” ai “libri di aforismi“.
 
Se si vuole scrivere un pensiero originale in una lettera d’amore o in curriculum, si hanno mille fonti e mille opportunità grazie a decine di applicazioni. Perchè andare a cercarla in un libro?
 
Così oltre 110.000 utenti (!) si sono iscritti al gruppo di Facebook i Più belli aforismi di sempre  e 10.000 al gruppo Gli aforismi  due contenitori “virtuali” di migliaia e migliaia di aforismi. Tutto questo avviene mentre libri come Pensieri Spettinati di Stanislaw Lec e La sua signora di Leo Longanesi, (dei veri e propri classici dell’aforistica moderna) sono fuori catalogo e fuori commercio.
 
Sempre restando nel campo dei numeri, in Italia a fronte di 60.000 pubblicazioni all’anno, si possono contare non più di una ventina di pubblicazioni aforistiche. Stiamo parlando di una percentuale miserrima dello 0,03%, di cui la maggior parte sono antologie di aforismi sull’amore, sull’amicizia, sul denaro, quindi dei veri e propri cloni del web.
 
I rari aforisti (come me) pubblicano testi aforistici, leggendosi e autocommentandosi da soli, mentre i lettori curiosi, snobbando i libri pubblicati, continuano a cercare aforismi vecchi e nuovi sulla parte più intrigante che la piazza telematica regala: Twitter, Facebook e i tanti siti contenenti migliaia e migliaia di citazioni.
Stiamo andando verso la Morte del Libro di aforismi?
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