Gesualdo Bufalino, Il malpensante

La raccolta di aforismi di Bufalino, Il Malpensante. Lunario dell’anno che fu (la silloge è divisa per mesi di un anno non nominato), pubblicata da Bompiani nel 1987, ebbe diverse recensioni positive e addirittura una traduzione in spagnolo presso una casa editrice colombiana (El malpensante. Lunario de l’ano che pasò, Santafè de Bogotà, Norma, 1995).

Tra le tante recensioni positive al Malpensante, che Gesualdo Bufalino definisce “libro di aforismi e pensierini vari, in forma di lunario” e anche “raccolta di aforismi, note azzurre, fusées, greguerías, obiter dicta, goliarderie,malumori e umori, disposti a mo’ di barbanera retrospettivo”, si segnalano G. Calcagno, La Stampa, 28 febbraio 1987, La felicità esiste. Ne ho sentito parlare (Bufalino tenta la corda più impegnativa; risale su su, attraverso i suoi modelli francesi, fino alla nascosta suggestione di Pascal), C. Laurenzi, Ricette folgoranti di un poeta pudico, il Giornale, 8 marzo 1987, (la sua lotta contro la stupidità e contro la moda chiama in causa  – sempre, nonostante qualche bizzarria – la Ragione), G. Nascimbeni, Diario di lune mutevoli, Corriere della Sera, 27 marzo 1987, S. Petrignani, Bilancio di tristezze, Il Messaggero, 18 marzo 1987 dove c’è anche una intervista all’autore (Un elenco approfondito delle recensioni al Malpensante è contenuta in Scrittori italiani di aforismi, volume 2, a cura di Gino Ruozzi)

Tra le tante recensioni sul Malpensante vorrei riportare qui quella di Raffaele Crovi. Essa è un esempio di come una parte della critica possa non comprendere i meccanismi di funzionamento del genere aforistico, anzi non comprenda affatto l’aforisma.

Per il critico Raffaele Crovi nel libro “c’è un eccesso ragionativo, una sorta di narcisismo filosofico che rende qua e là perplessa la lettura del Malpensante di Bufalino” (in tutti i libri di aforismi c’è – più o meno velato – una sorta di narcisismo filosofico. Non è forse Auden che ha scritto: “Lo scrittore di aforismi non argomenta nè spiega, egli asserisce; ed è implicito in questa asserzione il convincimento che egli sia più saggio e più intelligente del suo lettore”).

Le stoccate di Raffaele Crovi continuano. “Alcuni aforismi trattano della letteratura e dello scrivere (e sono didascalici). Altri esprimono opinioni sul vivere e sul morire (e sono pedagogici)” (Nota di Aforisticamente: perché l’aforisma non può essere “pedagogico” e “didascalico”?). Per il critico si salvano solo gli aforismi “giocati sull’irreverenza e sullo scetticismo“, in particolare quelli che hanno temi metafisici e religiosi.

Dopo alcune flebili lodi, il critico conclude: “Nell’insieme la raccolta documenta che l’intelligenza di Bufalino (l’intelligenza della sua scrittura) è più pedagogica che istintiva, più culturale che fantastica”.

In realtà criticando Bufalino, Raffaele Crovi critica il genere aforistico del cui funzionamento dimostra di conoscere ben poco. Il cosiddetto “eccesso ragionativo” (che altro non è che l’esercizio del paradosso, l’aguzzare continuo dell’ingegno) e il “narcisismo filosofico” sono infatti proprio una delle caratteristiche del genere. Anzichè essere difetti, sono pregi.

Se l’aforisma fosse più istintivo che pedagogico, più fantastico che culturale (come vorrebbe il buon Raffaele Crovi) non funzionerebbe. L’aforisma non deve essere istintivo ma freddo. Non fantastico, ma costruito a tavolino, sulla lettura di altri libri.

Consoliamoci di fronte a questa stroncatura, con la citazione di alcuni dei più belli aforismi del Malpensante (Da Il Malpensante, Lunario dell’anno che fu, Bompiani, 1987):

Moltissime copie si ameranno nude in moltissimi letti nell’istante stesso in cui morirò.

Nascere è umano, perseverare è diabolico.

Un dolore ricordato perde il pus, diventa una fiaba.

Certi libri dopo tre righe mostrano un radiatore che fuma.

La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello.

Se Dio esiste, chi è? Se non esiste, chi siamo?

Dovrebbe essere imposto per legge di pubblicare solo opere postume.

Molte donne si vestono bene. Ma tutte si spogliano male.

L’impazienza di Dio nel pubblicare il mondo non finisce di stupirmi. Cose così si tengono nel cassetto per sempre.

Un pene innamorato è spesso balbuziente.

“Conosci te stesso” dice il filosofo. Fossi matto!

Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther.

L’unica forma di felicità che io conosco è la noia.

Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo talento, è da stupidi.

Certe mattine di luglio la mia anima prende a braccetto il mio corpo ed esce a spasso con lui.

Meno credo in Dio e più ne parlo.

“Signore, abbi pietà dei suicidi, risparmia loro l’immortalità”

L’unica consolazione, di fronte a certi duelli elettorali tra due candidati, è che almeno uno dei due perderà.

Due infelicità, sommate, possono fare una felicità.

I Beatles si sono sciolti. Sopporterò virilmente la cosa.

Spesso in un amico cerchiamo niente di più che un orecchio

Diffidate dagli ottimisti, sono la claque di Dio.

L’ironia di Dio. Solo un Dio ironico saprei pregare.

Al tempo della “brutta” Epoque, nessuno sapeva che un giorno l’avrebbero chiamata “Belle” 

Vivere fuori dal proprio tempo è l’unica santità che ci rimane.

Dio è morto creandoci, noi siamo un’opera postuma.

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